L’ingegneria clinica si interroga sull’IA

Nov 24, 2023 | AIIC, Le nostre interviste

Coinvolgendo esperti di ambiti differenti per offrire sia una visione “sistematica” che per realizzare un approfondimento all’interno di specifiche specialità clinica già investite dai sistemi tecnologici intelligenti. A tu per tu con Umberto Nocco

Questo è il senso del Meeting nazionale Aiic Intelligenza artificiale in sanità: sfide e prospettive per la salute dei cittadini, che si tiene il prossimo 1 dicembre a Palermo. Abbiamo chiesto al presidente Umberto Nocco di comprendere motivi e scopi di questa iniziativa.

Presidente Nocco: perché un evento Aiic dedicato all’Intelligenza artificiale?

La professione che rappresentiamo è notoriamente in prima linea nella comprensione, valutazione, gestione e monitoraggio di tutte le evoluzioni tecnologiche che riguardano il “sistema salute”. Se vediamo come l’ingegneria clinica si è sviluppata ovunque negli ultimi trent’anni, ovviamente notiamo che questo sviluppo è stato strettamente connesso all’evoluzione dei sistemi tecnologici introdotti negli ospedali, offerti ai clinici come strumenti terapeutici o diagnostici, oppure realizzati per garantire un innalzamento delle performance organizzative. Ebbene: l’intelligenza artificiale è ad oggi uno dei grandi temi di frontiera dell’healthcare technology e quindi ci è sembrato inevitabile e naturale proporre una giornata di studio e approfondimento su questo tema, che intendiamo però sviluppare con le peculiarità del nostro approccio.

E quali sono queste caratteristiche peculiari che vi hanno guidato nella definizione del Meeting di Palermo?

Gli ingegneri, per loro natura e formazione, sono portati ad un approccio pragmatico. All’interno di una qualsiasi progettualità, l’ingegnere è il professionista d’ordine, quello con ‘i piedi per terra’ che esce dall’estetica progettuale per rendere concrete e funzionanti le cose. In sanità – e l’esperienza di Aiic all’interno del Ssn ne è riprova – il nostro sguardo ed il nostro approccio è sempre quello che cerca di ricondurre tutto ad un ordine funzionale agli obiettivi, senza perdere di vista i tanti fattori che devono essere valutati e realizzati affinché un progetto oppure una grande apparecchiatura oppure ancora un rinnovamento di sistema, possano dare il meglio di sé. Sempre a favore del sistema delle cure. Ecco: a Palermo noi intendiamo offrire una visione globale del contributo che l’Intelligenza artificiale può offrire a chi cura e a chi viene curato, ma lo facciamo uscendo dalla concezione mistica e mitica con cui ogni tanto si parla di AI, per privilegiare da un lato le esperienze concrete in ambito clinico e dall’altro le esperienze già esistenti nel settore dell’ingegneria clinica.

Quali sono le caratteristiche salienti del programma?

Abbiamo sostanzialmente creato quattro differenti sessioni: approccio generale, esperienza delle differenti professioni, tematiche regolatorie ed esperienze di ingegneria clinica. Ed è un programma che tiene conto sia di speakers di eccellenza nazionale, che anche di eccellenze regionali siciliane, perché non possiamo dimenticare che in Sicilia c’è un fermento – professionale, accademico e istituzionale – importante nei confronti delle possibilità messe a disposizione dall’intelligenza artificiale.

Lei personalmente ed Aiic cosa vi aspettate dall’Intelligenza artificiale? La comunità degli ingegneri clinici ci crede?

Le faccio solo un piccolo esempio: nei giorni scorsi abbiamo partecipato con una delegazione Aiic al Convegno internazionale Icehtmc che si è tenuto in India. All’interno del programma le progettualità di tutto il mondo sull’Intelligenza Artificiale erano presenti a decine, tra cui anche alcune molto interessanti proposte da team di ricerca italiani. Questo per dire che la professione è molto attenta e impegnata su questo settore. Noi siamo convinti di essere di fronte ad una frontiera avanzata che deve essere ancora equilibrata e organizzata al meglio per fornire il massimo contributo. Siamo certi che è il governo umano di questo strumento a poter fare la differenza, visto che le tecnologie non governate non vanno da nessuna parte. E qui si torna al nostro approccio essenziale: occorre evitare la mitizzazione e trasformare un’opportunità in una realizzazione utile. Avere algoritmi utili, dati certi, organizzazioni capaci di accoglierli e trasformarli in decisioni. Se riusciremo in questi obiettivi avremo fatto un passo avanti nella necessità di curare e – possibilmente – di guarire.

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