Alessandro Rossi, Simg: investire sul personale

Giu 6, 2024 | Le nostre interviste, Professioni

Con il presidente Simg, Alessandro Rossi, scattiamo un’istantanea della medicina generale declinandone criticità e prospettive. “Serve un cambio di passo per rendere efficace la medicina territoriale”

Carenza medici di medicina generale. Se ne parla molto. Com’è la situazione?
I numeri parlano da soli. Nel 2015 eravamo oltre 45mila e oggi siamo 39mila e il trend è in netta discesa. È chiaro quindi che non si possono avere gli stessi risultati, gli stessi servizi e la stessa soddisfazione dei cittadini, che comunque rimane sempre molto alta, con numeri di questo tipo. Senza parlare poi del fatto che in alcune zone d’Italia tutto questo pesa ancora di più. Sul fatto che manchino i medici, dunque, non ci piove. Ora tutto sta nel capire quali siano le intenzioni delle Istituzioni pubbliche per cercare di superare questo depauperamento, in primis, e anche per rendere più attrattiva la professione di medico generale.

Anche perché sulla sanità territoriale oggi si punta molto. Cioè, si chiede al territorio di essere sempre più di supporto al sistema nel suo complesso, ma naturalmente con questi numeri la cosa si fa complicata.
Certo, è evidente. Noi abbiamo bisogno di crescere nei numeri, come medici generali, ma soprattutto è importante che nel comparto delle cure primarie e delle cure territoriali si investa sul personale, non solo medico, ma anche infermieristico e di supporto amministrativo. Ho fatto recentemente questo esempio durante un incontro al Ministero della Salute: nel Regno Unito, fatti cento i dipendenti delle cure territoriali, trenta sono general partitioner e settanta sono personale di altra natura, prevalentemente infermieristico. Su questo noi dobbiamo seguire l’esempio, invertire la rotta, se vogliamo dare alle cure territoriali il peso che si dice di voler dare.

Simg ha lanciato un appello alle Istituzioni: serve una nuova programmazione. Quali sono le necessità della professione?
Al di la di quelle già espresse, abbiamo la necessità di rendere più attrattiva la medicina generale. Più personale, chiaramente, ma anche superare l’approccio “un medico e i suoi pazienti” sviluppando e implementando le varie forme di team. Ma non solo. Sarebbe anche utile prevedere delle forme di esercizio più libero, concependo una sorta di superamento dell’attuale configurazione contrattuale che dia più libertà ai professionisti. Anche questo significa rendere più attrattiva la professione. E ancora. In questo cambio di passo si dovrebbe includere anche la possibilità di avere a disposizione una diagnostica di primo livello che permetta lo svolgimento di alcune prestazioni direttamente in studio. Voglio ricordare che ci sono ancora 256 milioni di quelli stanziati da Speranza nel corso della pandemia che ancora devono essere allocati. Saranno anche pochi, ma certamente questo sarebbe un segnale importante.

Come legge il recente accordo tra Fimmg e Lecacoop?
Senza entrare nello specifico di questo accordo, mi sembra però che vada nella direzione giusta. Se gruppi di professionisti possono trovare soluzioni operative, di servizio anche con accordi di questo tipo io credo che questo vada a beneficio del sistema e possa dare respiro alla medicina generale.

 

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