Alla vostra attenzione

Giu 26, 2026 | Editoriali

Ieri è stata formalmente presentata all’opinione pubblica la proposta di riforma del Servizio sanitario nazionale, sottoscritta da accademici ed esperti. L’evento si è svolto in contemporanea in nove sedi universitarie e una dozzina di docenti è intervenuta ad illustrare gli aspetti innovativi. Scelta decisamente inconsueta che evidenzia come il mondo accademico ritenga urgente e necessario rimodellare, in modo organico, il sistema

di Giovanni Monchiero*

Avremo occasione di approfondire i singoli punti del documento, ma oggi è il giorno di alcune considerazioni generali. A partire dalla soddisfazione. La nostra modesta tribuna è stata la prima a sostenere la tesi che il tempo dei rattoppi era scaduto e che la sanità  necessitava di radicale ristrutturazione. Vederlo affermare in così autorevole contesto è motivo di orgoglio e di gioia.

In questi anni – che potremmo definire anticamera del dibattito – la tesi riformatrice è stata quasi sempre accolta con il sospetto che si volesse invece attentare all’esistenza stessa di un servizio nazionale e riportare le lancette della storia al tempo delle mutue. Questo pregiudizio continuerà ad intralciare la discussione e a costituire una via di fuga nel momento dei contrasti che, inevitabilmente, precederanno le decisioni.

Non ci stancheremo di ripetere che il SSN è il pilastro del nostro sistema di welfare e quindi conquista irrinunciabile. Ma, a partire dai primi anni del secolo, ne abbiamo constatato il progressivo indebolimento: di risorse, di motivazioni, di efficienza, di risultati. Temendo di perderlo, ci siamo orientati al rinnovamento. Che dovrà avvenire.

L’evento di ieri sposta la discussione dai luoghi dello studio alla grande platea dell’opinione pubblica e quindi della politica. Del potere legislativo e non dell’amministrazione, le cui responsabilità – grandi nel quotidiano – si fermano sulla soglia della costruzione delle leggi.

Senza entrare in polemica – non sarebbe davvero la giusta circostanza – è però doveroso sottolineare che di fronte a problemi molto complessi la politica supera le tradizionali divisioni ideologiche e si ritrova annichilita, unita nel non fare. Maschera lo smarrimento con le polemiche, la propaganda, il rimpallo delle responsabilità ma, nella sostanza, non sa trovare soluzioni. Preferisce volgere altrove lo sguardo come dimostrano le tante magagne della nostra sanità, arcinote e irrisolte, con il corollario di dati contabili non sempre veritieri.

E c’è il caso del post covid. Dopo un decennio di restrizioni finanziarie, la pandemia impose interventi straordinari, più risorse, più personale. La nostra spesa pro-capite rimase molto al disotto della media europea, ma l’investimento ci fu e, superata la crisi sanitaria, con sorpresa generale, impiegammo quattro anni a recuperare il livello di prestazioni precedente. Misteri del sistema. Che va, anche per questo, riformato.

Fra le tante idee innovative proposte nel documento, mi colpisce particolarmente la correlazione fra promessa e risultato. Dare contenuto ai programmi, far seguire alle parole fatti coerenti, garantire l’esigibilità dei diritti proclamati, insomma mantenere le promesse è una rivoluzione culturale da estendere a tutta la pubblica amministrazione, in ogni azione di sua competenza.

Ora la parola passa alla politica. La discussione aperta ieri si allargherà al mondo degli operatori della sanità e alla pubblica opinione per poi necessariamente rivolgersi alla politica. Credo che tocchi al Ministero e alla Conferenza Stato-Regioni approfondire i temi e trarne una proposta normativa. Il Parlamento seguirà.

Da quando vige il sistema maggioritario, il parlamento viene sempre dopo.

EDITORIALI  

Alla vostra attenzione

Non è vero!

Del caso Ranucci-Lavitola si sta doverosamente occupando la magistratura. Per qualche giorno (tanto durano le emozioni) anche la politica, con il solito gioco delle parti. Al fine di sintetizzare un giudizio ancorato alla realtà e assistito dal buon senso, prendo a prestito sapienza e stilemi espressivi di Vujadin Boskov, indimenticato allenatore della Sampdoria scudettata. Se fosse ancora con noi, il tecnico serbo si esprimerebbe più o meno così: se tuo caro amico organizza attentato contro di te, o non vero amico o non vero attentato

di Giovanni Monchiero

Alla vostra attenzione

Sotto l’ombrellone

Domani si entra in agosto, il mese delle vacanze. Va in ferie anche questa rubrica, con un arrivederci inconsueto. Propongo alla vostra attenzione una pluralità di fatti, non connessi tra di loro. Qualcuno meriterebbe una battuta, altri un articolo, altri ancora un trattato. Ve li affido con commenti succinti, da ripensare, senza fretta, sotto l’ombrellone

di Giovanni Monchiero

Alla vostra attenzione

Di repubblica in repubblica

Quando penso ai problemi della politica, un postulato mi tormenta da più di trent’anni: la legge elettorale è irrilevante ai fini del buon funzionamento della democrazia. Con il suo primo corollario: tutte quelle sino ad oggi sperimentate o proposte sono compatibili con l’assetto degli organi dello Stato stabilito nella Costituzione

di Giovanni Monchiero

E ANCORA  

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