Contaminazioni pericolose

Feb 23, 2024 | Farmaci

I farmaci sono oggi considerati tra i principali inquinanti emergenti poiché sono presenti nell’ambiente in modo ubiquitario, soprattutto in acque e suoli. Conseguenze e contromisure

di Sara Castiglioni*

La contaminazione ambientale da farmaci è un problema di recente identificazione, le cui implicazioni per la salute dell’ambiente e dell’uomo sono tuttora in via di definizione. La principale fonte di contaminazione è data dall’utilizzo di queste sostanze a livello terapeutico in medicina umana e veterinaria, mentre altre fonti quali quelle industriali risultano di minor entità e localizzate in aree definite (Figura 1). Le sostanze parentali, ovvero quelle che rimangono nella forma originaria non modificata nel corpo umano, e i rispettivi metaboliti, prodotti dei processi di trasformazione che avvengono nell’organismo, vengono escreti per via urinaria e/o fecale, raggiungono le acque reflue urbane e gli impianti di depurazione delle acque, dove generalmente vengono rimossi solo parzialmente. Le sostanze non rimosse nel processo di depurazione rimangono nella fase acquosa oppure possono legarsi parzialmente o totalmente ai fanghi di depurazione. I farmaci vengono così immessi in corsi d’acqua, laghi o mare con le acque trattate, oppure in suoli tramite l’utilizzo dei fanghi di depurazione come concime in agricoltura. Fonti di immissione diretta nell’ambiente di farmaci ad uso veterinario sono allevamenti e impianti di acquacoltura, mentre lo smaltimento improprio di farmaci scaduti può avere a sua volta rilevanza.

 

Perché preoccuparsi, quali conseguenze?

La contaminazione ambientale da farmaci crea particolare preoccupazione poiché queste sostanze vengono utilizzate e quindi immesse nell’ambiente in modo continuo e in quantità rilevanti (decine di tonnellate annue in Italia), si trovano in acque, suoli e sedimenti e sono molecole biologicamente attive poiché sintetizzate per agire su particolari recettori nell’uomo e negli animali. Sono inoltre una classe di sostanze estremamente eterogenea, si pensi che sul mercato esistono migliaia di principi attivi farmaceutici, e che centinaia vengono utilizzati in quantità elevate in Italia. Queste sostanze differiscono per struttura ed effetto terapeutico e ciò corrisponde nell’ambiente ad un comportamento e destino ambientale differente per possibilità di essere degradati oppure di distribuirsi in acque, suoli, sedimenti, biota (organismi animali o vegetali). Siamo quindi in presenza di miscele complesse di farmaci che possono agire sugli organismi terrestri ed acquatici in modo simile all’azione nell’uomo.

Il caso più noto di effetti tossici legati all’uso di farmaci è quello osservato alla fine degli anni ‘90 in India dove è avvenuto un calo drastico della popolazione di grifone dorso bianco orientale. Studi immediatamente successivi hanno portato ad identificare la causa nell’ingestione di diclofenac (principio attivo del voltaren) che veniva utilizzato in quantità elevate per il bestiame di cui si nutrivano i grifoni. L’uso di diclofenac negli allevamenti fu immediatamente bandito e la popolazione di grifoni aumentò nuovamente. Altri effetti ambientali osservati sono legati invece ad anomalie ormonali e riproduttive in pesci ed altri organismi acquatici.

Un problema di grande rilievo è legato alla presenza di antibiotici nell’ambiente che è correlata allo sviluppo e alla proliferazione di resistenze specifiche nelle comunità batteriche che creano situazioni critiche a livello clinico e zootecnico, dove una resistenza in molti casi si traduce direttamente in una infezione di difficile o impossibile trattamento. I microrganismi resistenti (ad esempio batteri e virus) sono in grado di resistere all’azione di farmaci come antibiotici, antivirali e antiparassitari, e di causare infezioni persistenti. Se la resistenza passa a batteri patogeni per l’uomo ecco che sopraggiunge una grave minaccia per la salute umana e una sfida per la sicurezza globale con significative implicazioni economiche.

Quali contromisure?

L’uso dei farmaci è molto importante per la salute umana e non può essere quindi ridotto drasticamente per contenere la contaminazione ambientale, vi sono però delle possibili azioni per far fronte alla problematica.

Migliorare l’efficienza degli impianti di depurazione. Vi sono trattamenti specifici ed innovativi che possono rimuovere in modo più efficiente queste sostanze nei processi di trattamento per ridurre i quantitativi che vengono immessi direttamente nell’ambiente. I costi/benefici di queste tecnologie sono attualmente in fase di studio.

Educazione ad un uso corretto dei farmaci. Molto potrebbe fare una corretta educazione dei medici prescrittori e dei consumatori per utilizzo e smaltimento appropriato dei farmaci, ovvero effettuare prescrizioni o usare farmaci solo quando strettamente necessari, e smaltire quelli scaduti consegnandoli in farmacia per uno smaltimento adeguato.

Adozione di una farmaceutica ecocompatibile – “green pharmacy”.  Consiste nello sviluppo di una farmaceutica che tenga conto anche dei risvolti ambientali di ciò che produce a partire dalla sintesi di nuovi farmaci, dalle prescrizioni e vendite fino allo smaltimento.

Antibiotico resistenza. Si auspica un’azione veloce e decisa a livello internazionale che metta in campo il coordinamento e la collaborazione nell’ambito di ricerca e sviluppo tenendo conto di tutti i settori implicati, ovvero il settore umano (clinico), veterinario, e ambientale (approccio definito One Health).

*Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS

(Panorama della Sanità 8-2023)

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