I dati e la comunità scientifica sono pressoché unanimi: aumentare le accise sul tabacco sarebbe utile per la salute e per le ‘tasche’ del Sistema Sanitario. Ecco perchè appoggio la campagna #SOStenereSSN
di Silvano Gallus*
Lo chiede la scienza, lo chiede l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), lo chiede l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), lo chiedono le associazioni medico-scientifiche più importanti, quali Airc, Lilt e Fondazione Veronesi, e lo chiediamo da sempre noi dell’Istituto Mario Negri: alzate le accise del tabacco!
Il tabacco risulta ancora oggi il principale fattore di rischio di malattia, disabilità e morte in Italia e nel mondo. Sono stimati in più di 8 milioni i morti attribuibili al fumo di tabacco ogni anno, più di 80.000 solo in Italia. Smettere di fumare (o non iniziare per chi non fuma) è il miglior atto di prevenzione che si possa compiere per la propria salute. È stato infatti dimostrato come la cessazione del fumo, ad ogni età, riduca sensibilmente l’eccesso di rischio causato dal fumo, e prima si smette meglio è.
Aumentare la tassazione – e conseguentemente i prezzi – dei prodotti di tabacco è senza dubbio la politica di controllo del tabagismo più efficace. Una quindicina di anni fa sono stato invitato a Lione, presso l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) dell’Oms, con i più grandi esperti mondiali sugli aspetti economici legati al fumo per redigere una monografia proprio su questo argomento. Dopo un ciclopico lavoro di revisione della letteratura scientifica, i risultati che abbiamo prodotto erano chiarissimi e inequivocabili: l’aumento dei prezzi tramite aumento della tassazione diminuisce l’inizio del fumo, la prevalenza e i consumi, e aumenta la cessazione del fumo di tabacco. Questo è vero soprattutto per i più giovani, maggiormente suscettibili a questa strategia. Non solo, ma anche le entrate fiscali ne gioverebbero.
In economia, la misura che quantifica l’effetto dell’aumento dei prezzi sui consumi di un certo prodotto si chiama “elasticità della domanda rispetto al prezzo”. Centinaia di studi concordano come la migliore stima dell’elasticità per il tabacco nei Paesi ad alto reddito – ed anche in Italia – sia di -0,4. Ciò significa che un aumento del 10% del prezzo delle sigarette porterà ad una diminuzione dei consumi del 4%. Un aumento del 100% porterà ad una diminuzione del 40%. Inoltre gli economisti ci insegnano che, con un’elasticità della domanda compresa tra -1 e 0, un aumento dei prezzi farà alzare inevitabilmente le entrate fiscali. Pertanto, aumentare la tassazione del tabacco conviene sia da un punto di vista di salute pubblica che da un punto di vista fiscale.
Questa strategia di salute pubblica, proprio a causa della sua efficacia, preoccupa molto le principali compagnie del tabacco che hanno da sempre fatto di tutto per osteggiarla. La retorica dell’industria del tabacco spazia dal fatto che l’accisa sia una tassa regressiva (colpisce sproporzionatamente i più poveri), al fatto che un aumento delle tasse farebbe aumentare il contrabbando, facendo così diminuire le entrate fiscali. Tutti “falsi miti” già smentiti dall’OMS e dalla Banca Mondiale. Anche noi abbiamo contribuito a dimostrare con alcuni studi internazionali che il prezzo del tabacco in Europa non è un fattore determinante del contrabbando di sigarette.
Un’altra argomentazione dell’industria del tabacco riguarda il fatto che in Italia la tassazione e il prezzo del tabacco siano già proibitivi. In realtà, l’Italia – dove un pacchetto di sigarette costa tra i 5 e i 6 euro – si posiziona in medio-bassa classifica rispetto agli altri Paesi Europei per quanto riguarda il prezzo delle sigarette. Ci sono addirittura paesi Europei in cui le sigarette costano più del doppio. È il caso dell’Irlanda e dell’Inghilterra dove un pacchetto costa più di 15 euro, ma anche della Francia dove un pacchetto di Marlboro costa oggi 13 euro. In Francia, tra il 2017 e il 2022, grazie a forti aumenti delle accise, il prezzo di un pacchetto di sigarette è aumentato del 64% (da 7,00 euro a 11,50 euro). Nello stesso periodo, le entrate fiscali annue (IVA esclusa) provenienti dalle vendite del tabacco sono aumentate del 19% (da 11,4 nel 2017 a 13,6 miliardi di euro nel 2022), mentre i consumi di tabacco sono diminuiti del 26%.
Siamo riusciti anche a smentire l’ultima argomentazione dell’industria: l’aumento delle accise del tabacco è una strategia impopolare. In un grande studio all’interno del progetto Europeo Ppacte, abbiamo infatti confermato come più del 70% dei non fumatori, ma anche quasi il 40% dei fumatori, in Europa e in Italia, sono favorevoli a un aumento del prezzo, qualora i proventi siano destinati a sostenere misure di cessazione al fumo o per ripagare i costi sanitari legati al fumo. Già, perché i costi attribuibili al fumo sono enormi. In un recente studio dove abbiamo considerato tutte le ospedalizzazioni Italiane in un anno abbiamo osservato come più del 6% di queste siano causate dal fumo di tabacco. Stiamo parlando di almeno 1,64 miliardi di euro che sono “andati in fumo” in un solo anno per rimborsare le ospedalizzazioni causate dal tabacco.
Oggi c’è un altro problema: sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato giovano di sconti fiscali impressionanti. Questi sconti sono totalmente ingiustificati: non possiamo sapere ancora se questi prodotti siano più o meno dannosi rispetto alle sigarette tradizionali, ma l’attuale evidenza ci dice che provocano danni solo poco inferiori a quelli delle sigarette tradizionali. Inoltre, in quanto prodotti di consumo, non aiutano i fumatori a smettere, ma al contrario rappresentano un forte incentivo per i più giovani che iniziano molto presto a usarli per poi passare, una volta dipendenti dalla nicotina, a fumare sigarette tradizionali. Ciononostante, su sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato grava un’accisa intorno al 70% inferiore rispetto a quella gravante sulle sigarette tradizionali. All’interno di una importante campagna portata avanti da Altroconsumo, abbiamo trovato che solo nel 2021 questo ingiustificato sconto fiscale ha “regalato” all’industria del tabacco più di un miliardo di euro. Questi soldi sarebbero entrati nelle casse dello stato se avessimo equiparato la tassazione dei nuovi prodotti con quella delle sigarette tradizionali.
In conclusione, aumentare la tassazione – e conseguentemente i prezzi – di tutti i prodotti di tabacco è certamente la politica più efficace per ridurre i consumi, soprattutto tra i più giovani, e le patologie correlate al tabacco. Un aumento della tassazione fa anche alzare le entrate fiscali. Nonostante ciò, si osserva una incomprensibile sorta di inerzia da parte del governo ad adottare questa strategia a livello nazionale, tant’è che gli aumenti dei prodotti di tabacco dell’ultimo decennio non sono nemmeno in grado di coprire l’inflazione. Davanti a queste evidenze, stupisce leggere sui quotidiani nazionali che si stanno cercando, senza successo, risorse per alcuni miliardi di euro per far tornare i conti. Le proposte, invece di concentrarsi sull’aumento delle accise per il tabacco includono i ritocchi alle pensioni degli statali, fino ai tagli alla ricerca scientifica o alla sanità. Possiamo tristemente affermare che invece di “tagliare i vizi” c’è un accanimento a “tagliare i servizi”.
Ora, Panorama della Sanità sta portando avanti la lodevole campagna #SOStenereSSN, con l’obiettivo a ottenere le risorse che servono per le tante necessità del Servizio Sanitario Nazionale. Se dovesse avere successo, questa campagna avrebbe importantissime implicazioni da un punto di vista di prevenzione e promozione della salute. Pertanto, questa iniziativa ha il totale supporto mio e dell’Istituto Mario Negri.
*PhD, Responsabile del Laboratorio di Ricerca sugli Stili di Vita. Dipartimento di Epidemiologia Medica, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Milano
Post Scriptum
di Mariapia Garavaglia
Era lo scorso gennaio quando dalle colonne della nostra rivista veniva lanciata una semplice proposta: aumentiamo il costo del pacchetto di sigarette e recuperiamo così preziose risorse per il nostro, assai bisognoso, Ssn. Da quel momento, la campagna #SOStenereSSN, ha preso corpo e forza incassando nel suo percorso numerosi e autorevoli endorsement come quello, decisamente prestigioso, del professor Silvano Gallus che oggi volentieri ospitiamo nella nostra tribuna. Il ragionamento offerto oggi ai nostri lettori rafforza ancora di più la nostra convinzione: fare qualcosa si può, anzi, si deve! Ed è così che tutti assieme, politici, uomini di scienza e quelli di buon senso, stiamo lavorando ad una proposta armonica che possa contemplare tutte le anime di questa battaglia, mentre attendiamo di conoscere le fortune di un emendamento alla legge di bilancio che è stato presentato in questi giorni. Una cosa però resta certa, e cioè che i finanziamenti devono essere collegati ad una realistica idea di programmazione che deve considerare i bisogni dei cittadini, e tenere conto di altri valori sociali, culturali ed economici, irrinunciabili.
Del resto, il bilancio è cosa seria in un Paese come il nostro dalle ambizioni grandi almeno come le nostre criticità.
Urge quindi che governo e parlamento riprendano una visione organica in materia di Sanità, rinunciando alla logica dei piccoli aggiustamenti che nulla possono nei confronti delle grandi criticità. Così, mentre il Mef sta richiamando tutti i ministeri al rigore sarebbero davvero preziosi quei 13 miliardi per la sanità generati dalla nostra proposta.
E nel frattempo, perché non pensare di ricorrere al Mes?
Riempiendo così di significato legittimo quel “Prima gli italiani” che ad oggi è negato da una cieca supponenza politica.




























