Davanti a noi sfide complesse

Mag 14, 2024 | Innovazione, Tecnologie

Con Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto italiano di Tecnologia (Iit) ragioniamo di innovazione, nuove tecnologie e Intelligenza Artificiale per saggiarne l’impatto sul prossimo futuro e valutare lo stato di salute della ricerca nel nostro Paese

“Bisognerà essere lungimiranti e pensare già adesso alle manovre che dovranno essere fatte dal 2027 in avanti”. È quanto sostiene Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto italiano di Tecnologia (Iit) perché un aspetto trascurato riguarda il post Pnrr e il conseguente rischio “di dover interrompere a metà alcune ricerche perché non ci sono più risorse per finanziarle”.

L’Istituto Italiano di Tecnologia ha lanciato un bando da 12 milioni, finanziato dal Pnrr nell’ambito del progetto Raise. Partiamo da qui.

Raise è un Ecosistema formato da Iit, Cnr, Unige e Regione Liguria per sostenere lo sviluppo di innovazione nei domini dell’Ai e della robotica. Il bando da 12 milioni di Iit si colloca nelle attività di trasferimento tecnologico gestite dallo Spoke 5 per tutto l’Ecosistema. In linea con Raise, l’obiettivo del bando è quello di stimolare l’innovazione in Liguria e nel Mezzogiorno per produrre una sinergia territoriale attraverso il finanziamento di progetti altamente tecnologici. In particolare, saranno finanziati i progetti che fanno riferimento alle aree tematiche relative ai 4 Spoke: sostenibilità ambientale e sociale, urbanizzazione inclusiva, salute e innovazione portuale.

Robotica e Ai sono aspetti, mi passi la semplificazione, ‘mainstream’ del ben più vasto ambito di una tecnologia che davvero sta rivoluzionando la nostra vita e in particolare il comparto medicale. Le faccio subito una domanda “scomoda”: al di là dei campi, appunto, mediaticamente più spendibili, in Italia si investe abbastanza in innovazione? 

In generale, la ricerca in Italia è di buon livello. Tuttavia, è presente un problema al momento del trasferimento tecnologico, fase che permetterebbe alla ricerca di trasformarsi in vera e propria innovazione. Una delle possibili ragioni è che in Italia non c’è la cultura di investire in progetti rischiosi, al contrario di altri Paesi come gli Stati Uniti. Iit è la dimostrazione che si può fare ricerca mirata all’innovazione: abbiamo 173 collaborazioni attive con il comparto industriale e un portafoglio brevetti che conta 404 invenzioni. Nel 2022, per ogni euro investito dallo stato, Iit è riuscito a guadagnare altri 50 centesimi grazie a progetti competitivi e finanziamenti derivati da collaborazioni.

Quali i campi di ricerca più promettenti in ambito medico?

Un campo molto promettente è lo sviluppo dei farmaci, settore che ha subito una rapida evoluzione negli ultimi anni. Infatti, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale ha accelerato di molto la scoperta di nuove molecole. Un buon esempio è Iama Therapetics, startup nata proprio da Iit e che sta progettando farmaci per trattare disturbi legati al sistema nervoso, come l’autismo. Un altro campo interessante è quello della robotica assistenziale. È stimato che nel 2050 la percentuale di over 65 arriverà a quasi il 35%, contro il circa 23% del 2021. Di conseguenza, aumenteranno tutta una serie di malattie legate all’anzianità e ci sarà quindi bisogno di un gran numero di infermieri e caregiver. Un aiuto potrebbe essere fornito da robot costruiti e addestrati per assistere questa fascia di popolazione, sia negli ospedali che nelle proprie case.

Sanità e Ai. Indubbiamente un potenziale enorme che tuttavia spaventa (molti) proprio per le possibili future applicazioni. Le chiedo se secondo lei c’è del vero nei timori espressi e quali potrebbero essere le eventuali contromisure? 

Uno dei più grandi timori quando si parla di intelligenza artificiale è la paura di essere sostituiti da una macchina. Considerando che l’Ai sta divenendo sempre più pervasiva nella nostra società, questa preoccupazione è giustificabile e condivisibile. Non bisogna però considerare l’Ai come depotenziamento dell’essere umano, al contrario, potrebbe essere un mezzo con la quale ampliare le proprie capacità. Dato che si andrà incontro a una importante rivoluzione, è fondamentale che al fianco della ricerca siano presenti esperti che studino anche gli aspetti legali ed etici per creare delle leggi ad hoc. Inoltre, è essenziale che media e tecnici del settore sensibilizzino la società sull’argomento per spiegare le applicazioni e le potenzialità. Davanti a noi abbiamo sfide complesse: cambiamento climatico, crisi demografica, inquinamento, tutti questi temi devono essere affrontati sfruttando le potenzialità dell’intelligenza artificiale.

Iit lavora su tanti progetti tutti estremamente affascinanti. Quale il campo di ricerca su cui state lavorando che lei oggi ritiene più sfidante? 

Ci stiamo concentrando molto sullo studio dell’Rna non codificante, quindi quella porzione non associata alla sintesi delle proteine. Negli ultimi anni si sta riconoscendo sempre più l’importanza di questo tipo di molecola il cui studio, però, è piuttosto complesso. Viene infatti richiesto un approccio multidisciplinare che unisca biologica, chimica, informatica e altri campi. Proprio per questo, all’interno di Iit abbiamo creato l’Rna initiative, progetto che riunisce al suo interno 18 laboratori Iit con competenze molto diverse tra loro.

E quale invece quello su cui, a suo avviso, dovremmo concentrare maggiormente gli sforzi per produrre innovazione di qualità?

Proprio per la sua importanza, sarebbe bene concentrarsi sul campo dell’intelligenza artificiale. In questo momento siamo in competizione con colossi come Google, Amazon e Microsoft. Per l’Italia è molto difficile restare al passo senza il sostegno di grosse aziende tecnologiche. Nonostante la mancanza di queste strutture e il fatto che gli investimenti siano più bassi di altri Paesi, possiamo comunque vantarci di avere un buon livello in questo campo. Il nuovo Piano Strategico di Iit avrà come motto “AI first” perché utilizzerà l’intelligenza artificiale in maniera trasversale a tutte le linee di ricerca. Il nostro obiettivo è utilizzare questo potente mezzo per affrontare le grandi sfide della nostra epoca: “Healthcare” e “Earthcare”, ossia la salute dell’essere umano e del nostro pianeta.

La formazione di alto livello e la ricerca sono due punti cruciali la cui importanza è sottolineata da molti. Quale a suo giudizio la situazione Italiana? Se ne fa abbastanza (o si potrebbe investire di più)? 

La ricerca italiana, come detto precedentemente, gode di buona salute nonostante l’Italia sia uno dei Paesi europei che investe meno in questo settore. Ciò rende la ricerca nostrana estremamente efficiente. Esempio canonico è la robotica, settore in cui il nostro Paese ha fatto scuola nel mondo. Tuttavia, per risultare più competitivi e attirare più menti dall’Estero sarebbe importante finanziare ulteriormente gli istituti di ricerca. Un buon inizio potrebbe essere aumentare la percentuale di Pil spesa in questo settore poi, ovviamente, le risorse andrebbero investite nel modo giusto, potenziando le infrastrutture in modo da attrarre talenti da tutto il mondo e investimenti, innescando un meccanismo di ricerca e trasferimento tecnologico in grado di creare una massa critica che possa portare il nostro Paese ad essere sempre più competitivo.

Il Pnrr ha l’ambizione di digitalizzare il Paese. Le chiedo un giudizio sull’impianto e se secondo lei è stato trascurato qualche aspetto che avrebbe potuto essere finanziato meglio? 

Il Pnrr è una magnifica occasione per rilanciare la ricerca del nostro Paese. Iit è coinvolto in oltre una decina di progetti che prevedono circa 120 milioni di euro di finanziamenti. Uno dei più interessanti è la costruzione dell’Ospedale computazionale di Genova, un progetto bandiera della regione Liguria che prenderà forma nei prossimi anni. Qui, i ricercatori lavoreranno al fianco dei medici per portare innovazione all’interno del campo clinico. Verrà dato ampio spazio all’approccio computazionale per studiare le neuroscienze, in particolare la neurodegenerazione legata all’invecchiamento. Un altro focus sarà la robotica che potrebbe essere utilizzata, tra le altre cose, per avere dei dispositivi all’avanguardia nella riabilitazione post traumatica.

Forse, un aspetto che sta venendo trascurato riguarda il post Pnrr: tutti i progetti sono della durata di 3-4 anni, ma i tempi della ricerca sono mediamente più lunghi. C’è quindi il rischio di dover interrompere a metà alcune ricerche perché non ci sono più risorse per finanziarle. Per non farci trovare impreparati, bisognerà essere lungimiranti e pensare già adesso alle manovre che dovranno essere fatte dal 2027 in avanti. M.G.M.

(Panorama della Sanità 12-2023)

Chi è. A partire da settembre 2019 il Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia è Giorgio Metta. Robotico di fama internazionale ed esperto di intelligenza artificiale, dopo aver conseguito la laurea in Ingegneria elettronica e il Dottorato in robotica all’Università di Genova, è stato ricercatore post-doc presso il prestigioso AI Lab del Massachusetts Institute of Technology (Mit) a Cambridge, Ma (Usa) dove ha lavorato con Rodney Brooks. In seguito, è stato ricercatore all’Università di Genova, ha ricoperto la carica di professore all’Università di Plymouth (Uk) e, come ricercatore senior di Iit, nel 2004, ha lanciato e coordinato insieme a Giulio Sandini e David Vernon, il progetto europeo RobotCub, che ha dato vita al robot umanoide iCub

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