Riforma condivisibile negli obiettivi ma costruita sulla neutralità finanziaria: servono stanziamenti certi per non scaricare il peso della riorganizzazione su Regioni e professionisti

di Antonio Magi*

Il provvedimento presenta obiettivi condivisibili sul piano teorico quali l’integrazione ospedale-territorio, il rafforzamento dell’assistenza ai cronici e ai non autosufficienti, la revisione dei modelli organizzativi, ma si fonda su un presupposto irrealistico ovvero: realizzare una riforma strutturale a costo quasi zero. Il Ddl, infatti, ribadisce il principio della neutralità finanziaria, prevedendo risorse estremamente limitate e circoscritte insufficienti rispetto alla portata delle funzioni che si intendono attribuire al sistema sanitario pubblico e ai professionisti che vi operano.

Particolarmente critica è la previsione di un “riordino della disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta”, inserita senza una chiara cornice di risorse, tutele e prospettive. A mio avviso la formulazione è generica e rischia di rimettere in discussione il ruolo di Mmg e Pls senza una visione condivisa; di aumentare obblighi e carichi di lavoro senza adeguata valorizzazione economica e professionale; di aggravare la crisi di attrattività della medicina territoriale, già segnata da carenze di organico, invecchiamento della forza lavoro e crescente abbandono del Ssn.

Ogni riforma della sanità territoriale che non metta al centro i professionisti, inclusi i medici convenzionati, è destinata a rimanere sulla carta o a produrre effetti distorsivi.

È importante ribadire che la riorganizzazione non può sostituire il finanziamento; l’efficienza non può essere ottenuta comprimendo il lavoro medico; la sanità territoriale non può reggere senza investimenti strutturali e contrattuali. Il rischio concreto è una riforma che scarica sulle Regioni e sui professionisti il peso di scelte non accompagnate da risorse, alimentando conflitti e disuguaglianze territoriali.

A questo punto il legislatore dovrebbe integrare la delega con stanziamenti certi e dedicati al personale sanitario, chiarire il ruolo futuro di Mmg e Pls in un quadro di reale valorizzazione, evitare riforme a costo zero che mettono in discussione l’universalità del Ssn.

Salvare e rilanciare la sanità pubblica non è un esercizio contabile, ma una scelta politica al cui centro rimangono pazienti e professionisti.

* Segretario Generale del SUMAI Assoprof