Dieci anni di Animal Health Law, la sfida ora è anticipare i rischi

Ago 26, 2026 | Professioni

La Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali traccia un bilancio del primo decennio del regolamento europeo: prevenzione, sorveglianza e approccio One Health hanno rafforzato il sistema, ma servono nuovi investimenti in competenze, personale e ricerca

A dieci anni dalla sua adozione, l’Animal Health Law (AHL) rappresenta il quadro normativo di riferimento dell’Unione europea per la prevenzione e il controllo delle malattie animali. Il Regolamento (UE) 2016/429 ha riunito in un unico sistema una normativa costruita nel corso di oltre cinquant’anni, rafforzando un approccio fondato su prevenzione, sorveglianza epidemiologica e valutazione del rischio. In Italia, un ruolo centrale nella sua attuazione è svolto dalla Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali che contribuisce a tradurre i principi dell’AHL in un modello sempre più integrato secondo l’approccio One Health.

“L’Animal Health Law può essere considerata una riforma sostanzialmente riuscita. Il valore aggiunto specificamente italiano – commenta Giorgio Varisco, Direttore Generale dell’istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia ed Emilia-Romagnarisiede nella preesistenza di una Rete di enti sanitari pubblici a competenza tecnico-scientifica diffusa sul territorio, che ha consentito al nostro Paese di recepire l’AHL non come mero adempimento amministrativo, ma come occasione di rafforzamento di un modello – quello della Rete IZS – come un unicum nel panorama sanitario europeo. Il decennio ha visto la Rete transitare da un ruolo prevalentemente esecutivo a quello di soggetto abilitante delle politiche sanitarie: i Centri di Referenza Nazionale hanno assunto una funzione di interfaccia tecnico-scientifica diretta con la Commissione Europea, con le organizzazioni internazionali e le autorità di altri Stati membri. In questo senso, l’AHL ha agito da moltiplicatore di una funzione che la Rete già possedeva. Sul piano organizzativo, la sostenibilità delle risorse umane ed economiche della Rete rispetto al carico emergenziale ricorrente resta la criticità di sistema più rilevante: un modello che ha dimostrato eccellenza operativa richiede, per essere mantenuto nel tempo, investimenti coerenti in personale specializzato, non solo di infrastrutture tecnologiche”.

Se il primo decennio dell’Animal Health Law ha, quindi, consolidato il ruolo della Rete IZS nel sistema di prevenzione e sorveglianza, le trasformazioni in corso richiedono ora di investire sempre di più nel capitale umano, nelle competenze e nella ricerca.

“Le sfide che attendono il sistema sanitario veterinario europeo non riguardano soltanto la gestione delle emergenze epidemiche – aggiunge Claudio Ghittino, Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. L’incremento delle zoonosi alimentari, la necessità di consolidare i risultati ottenuti nel contrasto all’antimicrobico-resistenza, e l’impatto crescente dei cambiamenti climatici sulla diffusione di agenti patogeni impongono una capacità sempre maggiore di anticipare il rischio e di interpretare fenomeni complessi attraverso dati e conoscenze scientifiche solide. In questo scenario, il ruolo della Rete IZS è quello di trasformare la sorveglianza in strumento di previsione, fornendo alle istituzioni elementi oggettivi per adottare misure tempestive ed efficaci. Il valore aggiunto non risiede solo nella capacità di diagnosticare una malattia, ma nell’individuare precocemente i segnali di cambiamento che possono influenzare la salute degli animali e la sostenibilità delle filiere produttive. I risultati ottenuti in questi anni sono stati possibili grazie alla professionalità e alla dedizione di veterinari, ricercatori, biologi, tecnici e personale di supporto. Investire nelle competenze, nelle persone e nella ricerca significa rafforzare la capacità del Paese di prevenire le emergenze, proteggere il patrimonio zootecnico e garantire la sicurezza sanitaria delle generazioni future”.

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