Rossetto (Fli): “La diagnosi è complessa, logopedisti in prima linea”. Centrale il confronto sui fondamenti scientifici del disturbo, sugli indicatori precoci e sulle modalità di valutazione e trattamento
La discalculia non è “non saper fare i conti”. È un disturbo più complesso, inserito nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, che coinvolge l’acquisizione e lo sviluppo delle abilità numeriche e di calcolo. Un disturbo del neurosviluppo, dunque, che colpisce quasi mezzo milione di bambini e adolescenti in Italia. Secondo i dati epidemiologici disponibili, la prevalenza della discalculia evolutiva è compresa tra il 3% e il 6% della popolazione generale. Applicando questa percentuale ai circa 9 milioni di bambini e ragazzi in età evolutiva presenti nel nostro Paese, il dato assume un peso concreto, raggiungendo circa mezzo milione di minori. Frequentemente si manifesta in comorbidità con uno o più altri disturbi dell’apprendimento, elemento che suggerisce la necessità di un approccio diagnostico capace di considerare sia i fattori dominio-specifici sia le variabili più ampie del neurosviluppo. In questo percorso, i logopedisti svolgono un ruolo centrale sia nella diagnosi sia nella riabilitazione, che si articola in interventi mirati: dal potenziamento del senso del numero e del conteggio, agli esercizi graduati di lettura e scrittura dei numeri, fino all’acquisizione di strategie per il calcolo mentale e l’uso consapevole degli strumenti compensativi. Il 3° Convegno Nazionale “Quando i conti non tornano – Certezze e criticità nella diagnosi e nel trattamento della discalculia evolutiva”, promosso dalla Federazione Logopedisti Italiani, si terrà a Roma domani, sabato 18 aprile 2026, in presenza e in diretta streaming, con crediti ECM. L’iniziativa rappresenta un momento di confronto tra logopedisti e discipline mediche, secondo un approccio multidisciplinare fondamentale per affrontare questa problematica.
“Quando parliamo di discalculia evolutiva non ci riferiamo a una semplice difficoltà nei calcoli, ma a un disturbo che riguarda l’acquisizione e lo sviluppo delle abilità numeriche – spiega Tiziana Rossetto, presidente della Federazione Logopedisti Italiani (Fli) –. È fondamentale quindi considerare sia le componenti specifiche del sistema dei numeri sia le variabili più generali del neurosviluppo, soprattutto nei casi di comorbidità con altri disturbi dell’apprendimento”.
Il confronto scientifico si concentra oggi sui fondamenti teorici del disturbo, anche alla luce delle più recenti linee guida per la diagnosi e il trattamento dei DSA. Il dibattito resta aperto tra l’ipotesi di un deficit del senso del numero e quella di carenze nei processi cognitivi generali che sostengono l’apprendimento matematico. “Il dibattito tra deficit del senso del numero e difficoltà nei processi cognitivi generali non è un aspetto teorico secondario – aggiunge Manuela Pieretti, docente a contratto di Logopedia all’Università Tor Vergata di Roma –. Ha infatti ricadute dirette sulla diagnosi e sulla scelta degli strumenti: significa valutare un’ampia gamma di competenze per garantire un inquadramento affidabile e coerente con le più recenti raccomandazioni cliniche”. La letteratura evidenzia come la variabilità nei criteri utilizzati per identificare la discalculia renda spesso difficile il confronto tra i diversi studi. “Questa eterogeneità incide sulla definizione delle abilità maggiormente significative, delle fragilità più rilevanti e delle prove più attendibili per la valutazione – continua la dr.ssa Pieretti –. Le attuali raccomandazioni suggeriscono pertanto di basare la diagnosi sulla valutazione di un’ampia gamma di competenze e di integrare l’esame delle abilità matematiche con una valutazione intellettiva multi-componenziale, per comprendere come le risorse cognitive generali influenzino le cadute specifiche negli apprendimenti matematici”.
Particolarmente complesso è il riconoscimento della discalculia in adolescenza, quando l’esiguità degli strumenti diagnostici disponibili può rendere difficile mettere in luce le difficoltà originarie, spesso sovrapposte a scarso profitto, lacune persistenti e atteggiamenti di sfiducia maturati nel tempo. “In adolescenza la valutazione richiede un’attenzione ancora maggiore – precisa Enrica Mariani, docente a contratto di Logopedia all’Università Tor Vergata di Roma –. Le difficoltà di apprendimento possono essere contaminate da anni di scarso rendimento e da vissuti di sfiducia. È necessario distinguere tra le fragilità originarie e le conseguenze secondarie, per evitare interpretazioni riduttive”. Infine, spazio anche al trattamento del disturbo. “Negli ultimi anni la riabilitazione della discalculia evolutiva si è evoluta significativamente, passando da un ambito poco approfondito a una fase ricca di prospettive cliniche e ricerche mirate – continua la dr.ssa Mariani –. L’obiettivo principale dell’intervento è individuare le componenti del sistema dei numeri e del calcolo non apprese e intervenire in modo specifico su di esse”.
Tre i concetti-chiave che orientano oggi l’intervento: analisi dell’errore, approccio multi-componenziale e personalizzazione. “Il trattamento deve partire dall’analisi dell’errore e dalla comprensione delle componenti del sistema numerico non adeguatamente apprese – conclude Tiziana Rossetto –. Un approccio multi-componenziale e personalizzato consente di intervenire in modo mirato, costruendo percorsi coerenti con il profilo della singola persona e con le indicazioni delle linee guida più recenti”.
























