E non dimentichiamoci dei chirurghi

Apr 3, 2024 | Le nostre interviste, Professioni

Con Marco Scatizzi, presidente Acoi, affrontiamo i temi caldi del dibattito relativo al nostro sistema sanitario nazionale e al presente e futuro della professione di chirurgo. “La Governance della Sanità deve passare dal governo burocratico al governo clinico”

Presidente, lei non molto tempo fa ha lanciato un allarme molto serio parlando di un chirurgo “in via di estinzione”. Secondo le stime infatti chi entra oggi a medicina non sogna più di fare il chirurgo. Come mai?
Sono sincero come sempre: perché in molti pensano che fare il chirurgo non convenga. Rischio di contenzioso, turni massacranti, stipendi tra i più bassi d’Europa. Provi a mettere insieme questi tre elementi ed è presto spiegato. Tanti ragazzi oggi scelgono professioni in ambito medico che danno più tutele e che ‘pagano’ di più. Oppure, peggio, scelgono di andare all’estero o lasciano il pubblico per il privato. Quindi Lei fa bene a sottolineare il grido di allarme che abbiamo lanciato: tra poco le sale operatorie chiuderanno per assenza di protagonisti, ovvero i chirurghi. Per questo il mio personale impegno e di tutta l’Acoi, la prima società scientifica in Italia e che rappresento, nel voler rilanciare la professione ed abbattere la crisi vocazionale che serpeggia in questi anni. Lo scriva a caratteri cubitali in questo articolo, i chirurghi ospedalieri salvano vite umane! Le istituzioni, le aziende sanitarie, gli stessi pazienti ma anche voi media dovete e potete stare vicini ad una professione che è in via di estinzione. Ce lo possiamo permettere? Credo proprio di no, la società non se lo può permettere.

Pesa molto la paura delle denunce. Lo scudo penale a difesa della categoria è una misura sufficiente?
Questo governo, è giusto sottolinearlo, ha aperto un canale di confronto molto importante con Acoi. Abbiamo presentato proposte proprio sul contenzioso medico legale che ci faranno fare passi avanti. In parte queste proposte stanno diventando norma nazionale a difesa dei chirurghi e di tutte le professioni sanitarie. Badi bene, qui nessuno vuole scudi o tutele maggiori rispetto ad altre professioni. Noi vogliamo solo fare il nostro lavoro senza dover stare in sala operatoria con il rischio di denunce che nel 99% dei casi si chiudono con archiviazione. Ma per affrontare queste denunce, per difenderci da ‘un nemico invisibile’, sprechiamo tempo, soldi e serenità professionale. Ricorda? Noi siamo quelli che salvano vite umane. E’ la nostra vocazione. Non possiamo impegnare le nostre energie in altro. Non possiamo avere paura di altro.

C’è anche, e non sono in pochi, chi prende la valigia per andare all’estero. Le faccio una domanda “strana”: si tratta solo di una questione di stipendio più alto, o a pesare nella scelta sono anche le condizioni in cui si esercita la professione?
Lo sa che da sempre, da tutto il mondo, vengono in Italia chirurghi ad imparare la professione? La chirurgia in Italia è un modello mondiale perché ci sono donne e uomini che dedicano la propria vita a questa professione. È chiaro che non siamo ‘votati al martirio’: se all’estero ci sono condizioni migliori, perché una ragazza o un ragazzo non dovrebbe andarci? Perché un professionista con tanta esperienza ad un certo punto molla tutto e va all’estero? Perché per noi la vita degli altri è tutto. Ma poi c’è anche la nostra. Per questo Acoi sta con il fiato addosso alle istituzioni regionali e nazionali: è surreale prendere personale sanitario dall’estero quando i nostri sono costretti ad andare all’estero per le condizioni italiane. Non sarebbe più semplice tutelare e valorizzare i nostri cervelli, o i nostri camici, in Italia?

Si parla molto di innovazione, (robotica e AI su tutte). Quale il peso della rivoluzione tecnologica in sala operatoria?
È tanto, tantissimo. Bravi chirurghi se hanno buoni strumenti in sala operatoria possono fare cose che fino a pochi anni fa erano inimmaginabili. Acoi, grazie a tante aziende partner promuove ogni giorno momenti di confronto, formazione, condivisione delle esperienze. Si venga a fare un giro al nostro prossimo Congresso Nazionale che si terrà a Napoli dal 12 al 15 maggio. Vedrà, dal vivo, le sale operatorie del futuro. Vedrà specializzandi che intrecciano la loro professionalità con la robotica. Conoscerà un aspetto dei chirurghi, forse meno accademico ma molto operativo, che parla la stessa lingua della robotica e dell’AI. Siamo e vogliamo essere innovazione. Per questo, mi consenta un accenno fuori dalla Sua domanda, la vicenda del Pay Back sui dispositivi medici ci ha visti in prima linea al fianco delle aziende: mettere in ginocchio realtà produttive che promuovono innovazione significa rischiare di avere dispositivi medici obsoleti o presi chissà dove. Non scherziamo.

Impossibile eludere la domanda: L’AI spaventa molti, ma le sue potenzialità in medicina sono straordinarie. Le chiedo una sua opinione in merito.
Ogni epoca è stata segnata dalla “paura di ciò che non si conosce”: e ogni epoca è stata colpita negativamente, a volte anche violentemente, da questa paura. Ma la storia ci deve insegnare a guardare oltre l’oggi: l’AI è un’opportunità straordinaria che dovremo governare e utilizzare. Non scompariranno le professioni, miglioreranno. Miglioreranno, a patto che sappiano essere investiti da questa rivoluzione in modo positivo, senza paura. Ma per questo è necessaria, lo dico sorridendo, anche l’intelligenza umana.

Chiudo con una nota di prospettiva: il Sistema sanitario italiano non gode di ottima salute, ma è attualmente in cura (per così dire). Basterà, o si potrebbe fare di più? (e in caso: cosa dovremmo fare?)
Il nostro sistema continua ad essere tra i migliori al mondo: non è un caso se ci sono molti ospedali tra i primi in tutto il pianeta, non è un caso se i professionisti della sanità sono chiamati all’estero, non è un caso se durante il Covid si è scoperta una sanità di qualità anche in molte regioni del sud, al contrario di quanto si è raccontato in questi anni. Ma possiamo fare di più: le Istituzioni stiano al nostro fianco investendo in una Sanità di qualità. Ma soprattutto la Governance della Sanità deve passare dal governo burocratico al governo clinico. La metto semplice: la sanità non è burocrazia, non è un costo. La sanità è scienza e benessere dei cittadini. Non le pare?

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