L’epidemia di virus Ebola Bundibugyo continua a crescere nella Repubblica Democratica del Congo: circa 5mila casi segnalati al 18 agosto, ma il numero reale potrebbe essere tre o quattro volte superiore. L’Oms chiede un’immediata intensificazione della risposta
L’epidemia di malattia da virus Ebola Bundibugyo (Bvd) nella Repubblica Democratica del Congo continua a rappresentare un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale. È la valutazione del Comitato di emergenza del Regolamento Sanitario Internazionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, riunito il 18 agosto. Il Direttore generale dell’Oms ha accolto il parere del Comitato e il 24 agosto ha confermato la Pheic, precisando però che l’evento non soddisfa i criteri per essere classificato come emergenza pandemica. Al 18 agosto, nella Repubblica Democratica del Congo erano stati segnalati circa 5mila casi di Bvd. Secondo le stime disponibili, tuttavia, il dato potrebbe sottostimare significativamente la reale diffusione dell’infezione: il numero effettivo dei casi potrebbe essere da tre a quattro volte superiore.
L’epidemia ha inoltre registrato una marcata espansione geografica. Dalle tre zone sanitarie interessate a maggio si è passati a 55 zone ad agosto, 49 delle quali con trasmissione attiva. Il tasso di letalità grezzo è arrivato intorno al 46%, mentre la crescita dell’epidemia continua a essere considerata molto elevata. La situazione è resa ancora più complessa dal contesto umanitario. Le aree maggiormente colpite coincidono in larga parte con territori interessati da conflitti armati, insicurezza, sfollamenti e difficoltà di accesso. Questi fattori ostacolano la sorveglianza, il tracciamento dei contatti, l’accesso alle cure e le attività di prevenzione e controllo delle infezioni.
Il Comitato chiede quindi un rafforzamento immediato e coordinato della risposta, con particolare attenzione al coinvolgimento delle comunità, alla diagnosi precoce, all’isolamento dei casi, al tracciamento dei contatti, alla prevenzione delle infezioni e alla gestione sicura dei decessi. Particolare importanza viene attribuita anche alla costruzione della fiducia attraverso il coinvolgimento di leader locali, religiosi, guaritori tradizionali e sopravvissuti. Attualmente nella Rdc sono disponibili 21 laboratori per la diagnosi del virus e circa mille posti letto per il trattamento dei casi, a fronte di un fabbisogno stimato di circa 3mila posti. L’OMS sottolinea inoltre la necessità di garantire finanziamenti, personale e risorse sufficienti per una risposta che potrebbe protrarsi per mesi o anni.
Il Comitato evidenzia infine che le attuali evidenze non indicano cambiamenti fondamentali nella biologia o nelle modalità di trasmissione del virus Bundibugyo. La priorità resta dunque l’applicazione tempestiva ed efficace delle misure di sanità pubblica già disponibili, insieme a un maggiore sostegno politico, finanziario e operativo alla Repubblica Democratica del Congo e ai Paesi della regione.
























