Formazione, tecnologia e organizzazione possono ridurre eventi avversi, contenziosi e sprechi, trasformando la prevenzione in valore economico e clinico. La sicurezza dei pazienti tra costi e risparmi
di Alberto Deales*
Parlare di sicurezza dei pazienti significa, ancora oggi, muoversi dentro un apparente paradosso: da un lato la sicurezza è percepita come un costo, dall’altro rappresenta una delle leve più concrete per generare valore, sostenibilità e fiducia nel Servizio Sanitario Nazionale. È una tensione che le aziende sanitarie conoscono bene: investire in prevenzione, formazione, tecnologie, gestione del rischio e organizzazione dei percorsi richiede risorse immediate ma produce risparmi a medio termine.
I sinistri sanitari, in questo senso, rappresentano per il Ssn un costo particolarmente significativo: secondo le analisi più recenti sul rischio sanitario, negli ultimi anni il numero delle richieste di risarcimento tende a ridursi, mentre cresce il costo medio dei casi. Il MedMal Report 2025 di Marsh, relativo a quasi 32 mila richieste raccolte tra il 2007 e il 2024 in 84 strutture sanitarie evidenzia oltre 1,35 miliardi di euro di costo totale dei sinistri nel periodo 2014-2024, con una media di circa 133 mila euro per caso. Anche l’Osservatorio Aon Rischi in Sanità ha segnalato, per il periodo 2014-2023, un costo complessivo superiore a 1,5 miliardi di euro e un incremento rilevante negli ultimi anni, anche per effetto della maggiore complessità dei contenziosi.
Questi dati impongono una lettura profondamente manageriale: il sinistro non è soltanto l’esito di un evento avverso che esita in una richiesta risarcitoria, è spesso il punto terminale di una catena organizzativa nella quale possono aver pesato carenze informative, frammentazione dei percorsi, problemi di comunicazione e mancanza di lavoro in team, problemi tecnologici, scarsa interoperabilità dei dati o debolezza dei processi di presa in carico.
Per questo la sicurezza non può essere affidata alla sola responsabilità individuale perché è, prima di tutto, una capacità dell’organizzazione. Un’azienda sanitaria sicura deve aver sviluppato la cultura della sicurezza ed è un’azienda capace di apprendere, misurare, correggere e prevenire, di valorizzare le segnalazioni, analizzare i processi e costruire condizioni di lavoro nelle quali il professionista sia nelle condizioni di scegliere e agire correttamente.
In questa prospettiva, l’investimento in formazione ha un ruolo decisivo. Formare significa costruire consapevolezza dei rischi dell’organizzazione mettendo in condizione medici, infermieri, tecnici, ingegneri clinici, farmacisti e tutti gli altri professionisti di riconoscere il rischio e gestirlo prima che si trasformi in evento. In particolare ci sono inoltre numerose evidenze sulla superiore efficacia della formazione mediante simulazione in team rispetto a tutte le altre modalità. Questo giustifica l’importanza di investire in competenze specifiche quali quelle dei formatori in simulazione sanitaria e in ambienti di simulazione adeguati.
Anche l’investimento in tecnologia e digitalizzazione supporta la sicurezza del paziente, dalla cartella clinica digitale ai sistemi digitali di identificazione sicura del paziente per prevenire errori di somministrazione di farmaci e trasfusioni.
Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale apre ulteriori scenari di riflessione. Può contribuire alla prevenzione del rischio clinico attraverso sistemi di supporto decisionale, analisi predittiva degli eventi avversi, identificazione precoce dei pazienti fragili, monitoraggio dei percorsi, controllo di appropriatezza e miglioramento della diagnostica. Ma l’IA non è una scorciatoia: se inserita in processi deboli, rischia di amplificarne le criticità; se governata con competenza, può diventare uno strumento potente per sostenere i sistemi di gestione del rischio clinico.
Il punto non è dunque scegliere tra sicurezza e risparmio, ma comprendere che lo sviluppo della sicurezza è una forma evoluta di risparmio. Ogni infezione evitata, ogni caduta prevenuta, ogni errore diagnostico intercettato, ogni dispositivo correttamente gestito, ogni comunicazione efficace con il paziente produce valore clinico, economico e reputazionale. Riduce costi legati a giornate di degenza, contenziosi, assicurazioni, medicina difensiva e perdita di fiducia.
L’equilibrio tra costi e risparmi, quindi, non si raggiunge comprimendo gli investimenti, ma orientandoli meglio. Servono tecnologie appropriate, formazione efficace, cultura della sicurezza, revisione dei processi, interoperabilità dei dati e Direzioni strategiche che perseguano la sicurezza dei pazienti come investimento strategico per la sostenibilità aziendale.
È questa la direzione sulla quale anche la Simm, Società Italiana di Leadership e Management in Medicina, richiama da tempo l’attenzione: la sostenibilità del Ssn non può essere separata dalla qualità del management, dalla capacità di integrare competenze e dalla costruzione di modelli organizzativi fondati su outcome clinico-assistenziali, dati, responsabilità e visione. La sicurezza dei pazienti non è un capitolo da lasciare ai tecnici, ma uno dei banchi di prova di una leadership sanitaria capace di uscire da una logica reattiva investendo in una sicurezza del paziente quale condizione essenziale per un Ssn più efficace, più sostenibile, più credibile e più vicino ai cittadini.
*Società Italiana di Leadership e Management in Medicina, SIMM




























