Fare di più non significa fare meglio

Giu 12, 2024 | Professioni, Scritti per noi

Il rischio del pericoloso “fai da te” e il conseguente spreco di tempo e risorse in esami di diagnostica per immagini. La questione dell’appropriatezza

di Palmino Sacco*

Secondo stime attendibili, in base ai dati disponibili, nel 2022 sono stati effettuati in Italia circa 130 milioni di esami di diagnostica per immagini, un numero venti volte superiore a quello del 1992. Il numero di radiologi in Italia è invece rimasto praticamente invariato negli ultimi quarant’anni, 13.500.

Negli ultimi tempi si registra anche una grave carenza di medici ospedalieri, in fuga dalla sanità pubblica per gli eccessivi carichi di lavoro e per il taglio di stipendi e pensioni. Carenza che innesca un circolo vizioso, per cui sempre meno medici sono costretti a sobbarcarsi un numero sempre più elevato di prestazioni, con conseguente stress e disagio.

Basterebbero questi dati a giustificare l’incontrollabile aumento delle liste di attesa e ad evidenziare il gravoso carico di lavoro distribuito fra i medici radiologi italiani. Ancor più rilevante è il numero di immagini diagnostiche. Se una Tc nel 1992 produceva da 20 a 40 immagini per esame, le moderne Tc multidetettore producono fino a 2000 immagini per singolo esame.

Già da tempo in Italia, come in molti altri paesi, vi è preoccupazione riguardo all’eccessivo numero di esami radiologici prescritti. Questa tendenza può essere attribuita a vari fattori:

  1. Avanzamenti tecnologici: la disponibilità di nuove tecnologia ed il miglioramento delle capacità diagnostiche determina comprensibilmente un maggior ricorso agli esami radiologici.
  2. L’aumento dell’età media della popolazione, con un crescente numero di grandi anziani e di pazienti fragili.
  3. La medicalizzazione eccessiva, con prescrizioni di esami radiologici non strettamente necessari, a volte per maggior cautela, altre per soddisfare le richieste dei pazienti.
  4. Linee guida carenti o non aggiornate, a causa della rapida evoluzione della tecnologia, con conseguente assenza di protocolli e di buone pratiche sull’appropiatezza e di uniformità fra le diverse strutture sanitarie.
  5. Problematiche medico-legali, con la cosiddetta medicina difensiva che causa un rilevante aumento di esami inappropriati.

L’appropriatezza clinica in radiologia si riferisce all’uso corretto e razionale delle tecniche di imaging radiologico, come raggi X, ecografie, risonanza magnetica (Mri) e tomografia computerizzata (Ct). Questo concetto è cruciale per garantire che i pazienti ricevano gli esami più adatti alle loro condizioni cliniche, senza sottoporli a procedure non necessarie o potenzialmente dannose.

Secondo statistiche pubblicate dalla Sirm e da Choosing Wisely Italy, almeno il 20% degli esami diagnostici prescritti non è appropriato. Si tratta di milioni di prestazioni sanitarie (risonanze, tac, radiografie, ecografie e tanto altro) che ogni anno potrebbero essere evitate. E in un periodo in cui la sanità pubblica cerca con grandi difficoltà di rispondere a chi ha davvero bisogno di accertamenti, magari cancellati negli anni della pandemia, lo “spreco” di esami ha effetti ancora più pesanti.

Per affrontare questa problematica, è fondamentale adottare un approccio basato sull’evidenza scientifica e sulle linee guida di appropriatezza, formare i medici sull’uso razionale delle risorse diagnostiche e sensibilizzare i pazienti sull’importanza di evitare esami non necessari. Inoltre, l’adozione di sistemi di revisione e monitoraggio delle prescrizioni può aiutare a ridurre l’overuse di tali esami.

Numerosi sono i tentativi e le iniziative intraprese negli ultimi anni per frenare l’aumento incontrollato degli esami diagnostici.

Choosing wisely Italy, promosso da Slow Medicine, è un progetto che raccoglie numerose società scientifiche ed associazioni professionali con l’obiettivo di favorire il dialogo dei medici e degli altri professionisti della salute con i pazienti ed i cittadini su esami diagnostici, trattamenti e procedure a rischio in Italia, per giungere a scelte informate e condivise, attraverso le raccomandazioni ed il miglioramento dell’informazione e della formazione.

Le raccomandazioni prodotte dalla collaborazione fra Sirm e Choosing Wisely Italy sono inserite tra le buone pratiche clinico-assistenziali nel Sistema Nazionale Linee Guida (Snlg) dell’Istituto Superiore di Sanità.

L’eccessivo ricorso alle apparecchiature di diagnostica per immagini determina anche problemi ambientali, come dimostrato da una recente ricerca dell’Università di Milano. Come riportato su Repubblica da Ludovico Furlan, primo autore della ricerca, In un confronto fra sette paesi dell’area G20 sono emersi rilevanti differenze nel numero di esami per mille abitanti. “Se l’Italia garantisse lo stesso numero di prestazioni dell’Australia, ad esempio, la più oculata nella diagnostica, eviterebbe ogni anno 4 mila tonnellate di CO2 soltanto per l’elettricità utilizzata. Per compensare le emissioni andrebbero piantati 66 mila alberi”.
In particolare, gli autori sottolineano l’eccessivo numero di risonanze richieste ed effettuate, almeno 700 mila delle quali a rischio di inappropriatezza.
Le stesse differenze emergono nel confronto fra le diverse Regioni italiane. Nel primo semestre del 2022 in Veneto sono state erogate 15,2 Rm muscolo-scheletriche ogni mille abitanti, a fronte delle 10 erogate da Toscana e Lazio. La media italiana è 11.
Come spiega chiaramente Sandra Vernero, coordinatore del progetto Choosing Wisely Italy “dopo il Covid, sprecare è ancora più grave e il problema è internazionale. La richiesta di evitare accertamenti sanitari inutili non deve arrivare solo dall’alto, altrimenti sembra che ridurli serva solo per risparmiare, spingendo così i cittadini verso il privato. Devono essere i professionisti a far capire agli assistiti che gli esami non necessari sono un danno, per il sistema sanitario, per loro e anche per l’ambiente.”

*Direttore Uos ecografia Azienda ospedaliera universitaria senese; Direttore de “Il Radiologo”

(Panorama della Sanità 1-2024)

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