“Il Critical Medicines Act deve rappresentare una svolta concreta, non un ulteriore appesantimento normativo”. È quanto afferma Michele Picaro, eurodeputato del gruppo Ecr che evidenzia la necessità di affermare una leadership globale nel settore farmaceutico europeo
Critical Medicines Act. Di cosa si tratta e perché l’Europa ne sta discutendo?
Il Critical Medicines Act è una proposta normativa volta ad affrontare il problema delle carenze di farmaci essenziali in Europa, una questione che si è aggravata negli ultimi anni a causa della pandemia e delle instabilità geopolitiche. L’Unione Europea dipende ancora in larga misura da fornitori esterni per l’approvvigionamento di medicinali critici, e questa vulnerabilità mette a rischio la salute dei cittadini. L’obiettivo del provvedimento è rendere l’Europa più autonoma, rafforzando la produzione interna, migliorando i meccanismi di monitoraggio e semplificando le procedure per garantire un accesso più rapido ai farmaci. Si tratta di una questione strategica che tocca non solo la sanità, ma anche la sicurezza e la sovranità economica del nostro continente.
Quale la sua opinione?
Sono già intervenuto in Plenaria a Strasburgo su questo tema e ritengo che il Critical Medicines Act rappresenti un passo necessario per garantire che l’Europa non resti ostaggio di crisi globali o di interruzioni nella catena di approvvigionamento. Tuttavia, perché sia davvero efficace, è fondamentale che questa normativa non introduca ulteriore burocrazia, ma valorizzi gli strumenti già esistenti, rendendoli più efficienti. Dobbiamo evitare che si creino nuove sovrastrutture amministrative che rallenterebbero le soluzioni invece di agevolarle. Allo stesso tempo, il vero obiettivo deve essere quello di rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa nel settore farmaceutico. La sicurezza sanitaria non può dipendere da attori esterni, e per raggiungere questo traguardo dobbiamo fornire all’industria farmaceutica europea gli strumenti giusti. È essenziale incentivare la proprietà intellettuale, migliorare le normative sugli appalti pubblici affinché premiano le aziende che innovano e garantire procedure più rapide per l’approvazione dei nuovi farmaci. Solo così potremo costruire un’industria solida, competitiva e indipendente.
Perché è importante parlare di autonomia per il settore farmaceutico Ue?
L’autonomia farmaceutica è una questione centrale perché la dipendenza da fornitori esterni ha già dimostrato di essere un grave limite per l’Europa. Negli ultimi anni abbiamo assistito a ritardi nelle forniture, aumenti dei prezzi e, in alcuni casi, persino all’indisponibilità di farmaci essenziali. Questo non è accettabile in un continente che deve garantire ai propri cittadini cure tempestive ed efficaci. Per risolvere il problema, è necessario rafforzare la produzione interna, stimolare gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo e rendere più stabile la filiera del farmaco. Se l’Europa non investe in una propria capacità produttiva e regolatoria più efficace, rischia di restare sempre esposta a shock esterni. Non si tratta solo di garantire la disponibilità di medicinali, ma di affermare una leadership globale nel settore farmaceutico, puntando su innovazione, sicurezza e sostenibilità.
Cosa dice la normativa vigente e quali limiti lei intravede?
Attualmente, il quadro normativo europeo prevede alcuni strumenti di monitoraggio e risposta alle carenze di farmaci, gestiti principalmente dall’Ema, l’Agenzia Europea per i Medicinali. Tuttavia, queste misure si sono rivelate insufficienti di fronte alle emergenze che abbiamo vissuto. La normativa vigente soffre di una frammentazione tra gli Stati membri, con regolamenti spesso differenti che complicano la gestione delle crisi e rallentano la risposta alle emergenze. Un altro grande limite è la forte dipendenza dall’importazione di principi attivi e farmaci da Paesi extraeuropei, una scelta che nel tempo ha indebolito l’industria farmaceutica europea, lasciandola in balia di dinamiche globali poco prevedibili. Inoltre, i tempi di approvazione dei nuovi farmaci sono ancora troppo lunghi, il che ostacola l’innovazione e ritarda l’arrivo sul mercato di medicinali fondamentali. Per questo motivo, il Critical Medicines Act deve rappresentare una svolta concreta, non un ulteriore appesantimento normativo. Serve un intervento mirato che semplifichi i processi, incentivi le aziende a produrre in Europa e rafforzi la nostra capacità di rispondere con rapidità alle necessità sanitarie dei cittadini.




























