Fentanyl, occorre muoversi per tempo

Apr 22, 2024 | Le nostre interviste

L’uso improprio del Fentanyl, benché non rappresenti una minaccia per il nostro Paese, è oggetto di grande attenzione da parte del Governo che ha recentemente varato un piano ad hoc. Per capire di cosa si tratta e mettere in fila gli elementi chiave del ragionamento, abbiamo intervistato Sabina Strano Rossi, presidente del gruppo tossicologi forensi italiani, che entra per noi nel merito offrendoci una preziosa bussola per orientarci

Sviluppare una consapevolezza dei rischi e nutrire una cultura della prevenzione (senza creare allarmisti). Da questo intento sotteso muove il piano di prevenzione all’uso improprio del Fentanyl presentato recentemente dal governo. La droga degli “zombie” le cui immagini hanno fatto il giro del mondo fa paura soprattutto se inquadrata all’interno di un mercato illecito che ha già dimostrato di saperla sintetizzare a bassissimo costo. Ad oggi non vi è nessun allarme per il nostro Paese, ma occorre muoversi per tempo per scongiurare scenari, problematici, come quelli che in questi mesi tengono in apprensione gli Stati Uniti d’America. Per capire di cosa si tratta e mettere in fila gli elementi chiave del ragionamento, abbiamo intervistato Sabina Strano Rossi, presidente del gruppo tossicologi forensi italiani, che entra per noi nel merito offrendoci una preziosa bussola per orientarci.

Professoressa, incominciamo dal principio che cos’è il Fentanyl è perché fa così paura.

Il Fentanyl è nato alla fine degli anni ‘70 come farmaco ed è oggi opportunamente utilizzato sia in anestesiologia sia per il trattamento del dolore. Fa paura perché, come altre sostanze, questo farmaco può essere utilizzato per altro scopo, ma soprattutto perché la sua sintesi è così semplice da renderne relativamente facile la produzione in laboratori clandestini. Questo sta succedendo, ed è un problema molto serio, specialmente negli Stati Uniti, dove il Fentayl, prodotto in laboratori clandestini, viene venduto sulle strade e consumato come droga. L’effetto, tanto per capirci, è analogo a quello prodotto dalla morfina perché il Fentanyl è un oppioide e ha lo stesso meccanismo di azione, quindi si lega ai nostri recettori endogeni per gli oppioidi, producendo un effetto narcotico, un senso di rilassamento, ma provocando nel contempo anche effetti collaterali molto forti tra cui una depressione respiratoria acuta che può portare anche alla morte del soggetto. In aggiunta alla sua pericolosità vi è il dosaggio: sia per completare la sua attività, sia per un’eventuale intossicazione acuta mortale, la dose necessaria è più bassa rispetto a quella della morfina e quindi il rischio di una intossicazione acuta, anche mortale, è decisamente più elevato.

Quindi proprio anche per questo, giustamente lei descriveva un quadro nel quale costa molto poco produrla ha degli effetti estremamente devastanti, quindi genera un mercato che naturalmente è illecito, ma che in questo momento non possiamo ignorare.

Sì, questo è lo scenario, ma per fortuna al momento non sta avvenendo in Italia dove prevalentemente a circolare sono ancora gli oppioidi “classici”, chiamiamoli così, cioè l’eroina, che poi nel nostro organismo diventa morfina, e il metadone. Negli Stati Uniti invece da quello che apprendiamo, il problema Fentanyl è enorme.

Però, prevenire è stata la strategia adottata dal governo che ha elaborato un preciso piano di azione. Le chiedo brevemente i punti

L’approccio è molteplice e riguarda, solo per citare alcune attività, sia l’attività di controllo da parte delle forze dell’ordine chiamate a monitorare e eventualmente intercettare partite di Fentanyl che possono arrivare attraverso il mercato illecito o internet, sia attività conoscitiva da parte nostra, come tossicologie forensi e cliniche, per valutare se e quanto sia diffusa questa sostanza nella popolazione. Un lavoro che effettuiamo principalmente attraverso le analisi tossicologiche, sia sui decessi che su soggetti che arrivano in pronto soccorso con intossicazioni acute. È previsto anche il potenziamento delle capacità dei laboratori di pronto soccorso per poter identificare rapidamente un’eventuale intossicazione da Fentanyl e poi chiaramente è contemplata una maggiore scorta di antidoto.

Il naloxone?

Sì, l’antidoto è il naloxone, un farmaco utilizzato come antidoto per le intossicazioni acute da oppiacei in generale, quindi anche quella da eroina. Qui il problema che dobbiamo porci è relativo ai dosaggi perché essendo il Fentanyl una sostanza molto più potente rispetto alle altre, occorrerà una dose di naloxone superiore per contrastarne gli effetti. Ecco perché nel piano è posta particolare attenzione agli approvvigionamenti.

È anche importante formare i professionisti, soprattutto dei pronto soccorso, ad essere pronti a riconoscere ed affrontare eventuali intossicazioni da Fentanyl?

Diciamo anzitutto che l’intossicazione acuta non si discosta né come sintomi né come trattamento da quella da eroina. Tristemente nota al personale sanitario. Quindi diciamo che il personale del pronto soccorso in effetti è in grado perfettamente già adesso di riconoscere un’eventuale intossicazione acuta. Però la formazione in generale è sempre fondamentale, soprattutto perché abbiamo a che fare con un farmaco molto potente.

E riguardo all’l’informazione? È sempre importante quando si parla di rischi per la salute informare bene, ma lei crede che si sia fatto abbastanza per far comprendere la pericolosità della sostanza o c’è qualcosa che potremmo eventualmente fare di più? Ci sono delle fasce di popolazione per età o per estrazione che sono più a rischio?

Le fasce di popolazione più a rischio sono sempre quelle dei giovani, anche se poi noi vediamo che la mortalità da droghe in generale riguarda le fasce medie di popolazione tra i trenta e i cinquant’anni.  Detto questo, probabilmente si deve fare qualcosa in più sull’informazione, ma non solo sul Fentanyl. Si muore troppo per cocaina, per eroina, per incidenti stradali provocati dall’effetto di alcol o di altre sostanze stupefacenti. Quindi diciamo che l’informazione deve essere fatta, ma deve essere fatta considerando tutte le sostanze, tutti i possibili rischi e lavorando a 360 gradi.

Partendo dalle scuole?

Sì, certo. Occorre nutrire una consapevolezza dei rischi e favorire una cultura della prevenzione partendo dai giovani e giovanissimi. E ovviamente anche questo è previsto dal piano, dimostrato anche dal fatto che alla conferenza stampa di presentazione c’era il ministro dell’istruzione.

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