Formare ed informare

Mar 25, 2024 | Le nostre interviste

Consumo di alcol e una scarsa consapevolezza dei rischi e delle opportunità di screening peggiorano il quadro delle patologie del fegato e a preoccupare oggi più che mai è la salute dei giovanissimi. Abbiamo ascoltato Vincenza Calvaruso, segretario nazionale Aisf, la quale entra per noi nel merito del problema

Nel corso del congresso Aisf è stato lanciato un appello: gli italiani non sono abbastanza consapevoli in merito alle patologie del fegato. Quali problemi comporta questa mancanza di consapevolezza, soprattutto in termini di prevenzione?
Il dato è chiaro: se da un lato abbiamo evidenza di un sempre maggior numero di casi di danno epatico associato a disfunzioni metaboliche, le disfunzioni correlate al cosiddetto fegato grasso che sono, è bene ricordarlo, in rapida crescita, dall’altro lato non riscontriamo una grande consapevolezza del fatto che queste alterazioni del metabolismo possono comportare una progressione della malattia epatica verso la cirrosi e l’epatocarcinoma. A questo quadro va aggiunta l’aggravante dell’iperconsumo delle bevande alcoliche, abitudine sempre più diffusa. Ora, non credo che ci sia qualcuno che non sappia che l’abuso di alcool possa determinare un danno epatico, tuttavia questo non sembra rappresentare un deterrente efficace soprattutto per i giovani. Terzo aspetto interessante, e in qualche modo preoccupante, riguarda la campagna di screening dell’Hcv che in Italia da almeno un paio d’anni è stata deliberata con decreto ministeriale, ma che tuttavia non sta registrando una grande affluenza nella fascia d’età indicata oltre a non essere partita in tutte le regioni. Sembra quindi che anche con riguardo alle epatiti virali vi sia una scarsa consapevolezza sia della pericolosità di una infezione misconosciuta che del fatto che lo screening è uno strumento prezioso per verificare la presenza di una epatite C e iniziare per tempo terapie efficaci.

Il consumo di alcol tra i giovani, soprattutto tra i giovanissimi, è dunque un problema molto serio anche dal punto di vista della salute. Si fa abbastanza in termini di informazione o si potrebbe fare di più?
È chiaro che quando un messaggio non viene recepito dalla popolazione qualche errore si sta facendo. Probabilmente dovremmo essere più incisivi relativamente alla quantità di consumo che non può essere superata, bisognerebbe poi entrare più nelle scuole o nelle comunità maggiormente frequentate dai giovani. Potremmo pensare anche a qualche accordo di tipo regolatorio che in qualche modo possa fungere da deterrente per il consumo alcolico e che potrebbe essere, ad esempio, un intervento sul costo delle bevande alcoliche, o una stretta che imponga limitazioni o regole più restrittive per i locali in cui questi vengono venduti. La legge in Italia è abbastanza severa, ma è un fatto che malgrado questo anche giovani, giovanissimi, financo minorenni, hanno facile accesso alle bevande alcoliche. E questo dovrebbe essere attentamente limitato. Però sono d’accordo con lei, una corretta informazione di base è fondamentale. È importante continuare ad andare nelle scuole e farlo con percorsi molto più sistematici e standardizzati, per rendere il messaggio più efficace possibile e raggiungere una platea più ampia di quella attuale.

Professoressa, lei è Segretario Nazionale dell’Aisf. Quali le prossime iniziative nella penna dell’associazione?
Come tutti gli anni organizzeremo una riunione monotematica che quest’anno si terrà a Salerno a fine settembre e si concentrerà sul tema della cirrosi epatica. Abbiamo poi un corso molto importante che realizziamo ogni due anni in associazione con l’associazione europea per i trapianti di fegato e che quest’anno si svolgerà a Padova. E a tutto questo si affianca poi la nostra Scuola di Epatologia, consueta attività di formazione, una delle “mission” di Aisf insieme alla ricerca e alla divulgazione scientifica .

 

 

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