Fumo, la leva fiscale funziona: dall’Oms la spinta a rafforzare le accise

Set 30, 2026 | Studi e Ricerca

 

Un’analisi dell’Oms su 15 Paesi evidenzia come aumenti sostanziali e regolari delle accise possano rendere meno accessibili i prodotti del tabacco, contribuendo alla riduzione del fumo e aumentando al contempo le entrate pubbliche. L’iniziativa “3 entro il 2035” punta ad applicare la stessa strategia anche ad alcol e bevande zuccherate

Importanti riforme fiscali sul tabacco in diverse economie emergenti hanno fatto aumentare notevolmente i prezzi delle sigarette e contribuito a ridurre il fumo, offrendo preziosi insegnamenti per i paesi che cercano di tutelare la salute, aumentare le entrate e promuovere l’ iniziativa “3 entro il 2035” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una nuova analisi indipendente condotta su 15 paesi ha rilevato che, tra il 2009 e il 2025, tutti questi paesi hanno apportato miglioramenti alla tassazione delle sigarette. I risultati più significativi si sono registrati laddove i governi hanno agito con decisione, aumentando sostanzialmente le tasse, semplificando i sistemi fiscali e impedendo che le sigarette diventassero più accessibili con l’aumento dei redditi.
L’Oms esorta i Paesi a utilizzare le tasse sulla salute per aumentare i prezzi reali di tabacco, alcol e bevande zuccherate entro il 2035. L’iniziativa “3 entro il 2035” mira a ridurre il consumo di prodotti che causano malattie non trasmissibili e infortuni, generando al contempo risorse che i governi possono investire nella sanità e nello sviluppo.

 

“Le prove sono inequivocabili: quando i governi rendono i prodotti nocivi significativamente più costosi, le persone consumano di meno, si salvano vite umane e aumentano le entrate pubbliche”, ha affermato Etienne Krug, direttore del Dipartimento Determinanti della Salute, Promozione e Prevenzione dell’Oms. “Piccoli e irregolari adeguamenti fiscali vengono troppo facilmente inghiottiti dall’inflazione o manipolati dall’industria. I Paesi hanno bisogno di aumenti prevedibili e ambiziosi che rendano progressivamente meno accessibili tabacco, alcol e bevande zuccherate”.

Le Filippine rappresentano l’esempio più lampante di una riforma radicale della tassazione sul tabacco. In seguito alla storica riforma del 2013, il prezzo reale della marca di sigarette più venduta nel Paese è aumentato vertiginosamente. Nell’intero periodo 2008-2024, l’analisi stima un incremento del prezzo reale del 638%, mentre la prevalenza del fumo di sigaretta è diminuita di circa un terzo tra il 2010 e il 2025. Anche le Filippine hanno collegato la politica fiscale al finanziamento della sanità. Le entrate derivanti da tasse più elevate sul tabacco sono state destinate all’ampliamento della copertura sanitaria universale, a dimostrazione di come una tassa sulla salute possa contemporaneamente scoraggiare i consumi e contribuire a finanziare le priorità pubbliche. L’Ucraina ha registrato un aumento reale stimato del 659% del prezzo della sua marca di sigarette più venduta tra il 2008 e il 2024. Messico, Filippine e Ucraina hanno tutte registrato un calo significativo del fumo a seguito di importanti aumenti di tasse e prezzi, laddove la tassazione ha operato in combinazione con altre misure di controllo del tabacco.

Nei 15 paesi analizzati, la prevalenza del consumo di tabacco tra gli adulti è diminuita in modo sostanziale in molti contesti. Tra il 2010 e il 2025, l’analisi riporta riduzioni relative di circa il 43% in India, il 37% in Pakistan, il 34% in Brasile e il 29% sia in Bangladesh che nelle Filippine. I progressi, tuttavia, sono stati disomogenei. Solo in un numero limitato dei paesi studiati le sigarette sono diventate meno accessibili nel lungo periodo. In altri, l’inflazione o il reddito sono cresciuti più velocemente degli aumenti di prezzo.

L’analisi individua quattro elementi ricorrenti di una politica fiscale più rigorosa sul tabacco: aumenti sostanziali e regolari; strutture fiscali più semplici; maggiore ricorso ad accise specifiche; e adeguamento automatico all’inflazione e alla crescita del reddito.

La stessa opportunità si presenta anche per le bevande zuccherate e gli alcolici

Gli ultimi dati globali dell’Oms dimostrano che i governi sono ancora lontani dallo sfruttare appieno il potenziale delle tasse sulle bevande in termini di salute pubblica. Almeno 116 paesi applicano un’accisa nazionale su una o più tipologie di bevande zuccherate. Tuttavia, la quota media globale dell’accisa su una bevanda gassata zuccherata comparabile è solo del 2,4% del suo prezzo al dettaglio. Le bevande zuccherate sono diventate meno accessibili tra il 2022 e il 2024 solo in 34 paesi; in 62, sono diventate più accessibili. Solo circa un quarto dei paesi dotati di sistemi fiscali pertinenti basa le proprie imposte sul contenuto di zucchero, un modello che può incoraggiare i consumatori a scegliere prodotti a basso contenuto di zucchero e incentivare i produttori a riformulare le ricette. Solo il 14% adegua automaticamente imposte specifiche, rendendo la maggior parte dei paesi vulnerabili all’erosione dell’inflazione.

Diversi paesi stanno tuttavia dimostrando approcci efficaci. Azerbaigian, Francia, Ungheria, Filippine e Repubblica Unita di Tanzania destinano una parte dei proventi derivanti dalle bevande zuccherate all’ampliamento della copertura sanitaria. Panama, la Federazione Russa e lo Zimbabwe utilizzano i ricavi per programmi di lotta contro il cancro, il diabete o altre malattie non trasmissibili, mentre Polonia e Portogallo convogliano i fondi verso obiettivi sanitari più ampi.

I dati dell’Oms mostrano inoltre che la quota totale di imposte più elevata sulla bevanda zuccherata comparabile è stata registrata a Timor Est, pari a circa il 53% del prezzo al dettaglio. A livello globale, tuttavia, la quota totale di imposte si attesta in media solo al 22% circa, circa due terzi in meno rispetto alla quota totale di imposte applicate alle sigarette. Le tasse sull’alcol sono più diffuse, ma rimangono comunque troppo basse. Almeno 167 paesi applicano accise nazionali sull’alcol. In proporzione alla popolazione, le accise rappresentano circa il 21% del prezzo al dettaglio della birra e il 28% dei superalcolici, mentre tra il 2022 e il 2024 la birra è diventata meno accessibile solo nel 31% dei paesi e i superalcolici solo nel 22%. Meno di un quarto dei paesi che applicano tasse specifiche sull’alcol prevede aumenti automatici periodici, e almeno 25 paesi continuano a esentare il vino dalle accise.

L’esperienza degli ultimi 15 anni dimostra che la riforma fiscale è possibile anche in contesti politici ed economici complessi. Ma dimostra anche che aumenti modesti non sono sufficienti.

L’iniziativa “3 entro il 2035” dell’Oms prevede un aumento reale dei prezzi del 50% entro il 2035, il che richiederebbe un raddoppio dei prezzi nominali a livello globale, in media: sigarette da 4,70 a 9,60 dollari a pacchetto, birra da 1,30 a 3,10 dollari per 330 ml e bevande zuccherate da 0,90 a 1,90 dollari per 330 ml. Gli aumenti maggiori sono necessari nei paesi a basso reddito, dove i prezzi dovrebbero più che triplicare.

L’Oms esorta i governi a definire piani fiscali a lungo termine; ad adeguare automaticamente le imposte all’inflazione e alla crescita del reddito; a colmare le lacune normative ed eliminare i trattamenti preferenziali per i prodotti più economici; e a garantire che i prodotti comparabili come tabacco, alcol e bevande zuccherate siano adeguatamente coperti.

Per supportare l’attuazione, l’Oms ha lanciato il sito web dell’Iniziativa OMS 3×35 sulle tasse sanitarie . L’iniziativa mira ad accelerare l’implementazione delle tasse sanitarie, facilitare lo scambio di conoscenze, rafforzare l’attività di sensibilizzazione a livello nazionale e mobilitare le partnership globali per mantenere le tasse sanitarie in cima all’agenda politica globale. L’Oms pubblicherà anche studi di caso nazionali che evidenzieranno i progressi, le esperienze e le lezioni apprese dai governi che portano avanti le riforme fiscali in ambito sanitario nell’ambito dell’Iniziativa 3 entro il 2035.

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