Governo dell’innovazione

Apr 24, 2024 | Innovazione, Tecnologie

Accanto all’innovazione oncologica che deriva da acquisizioni scientifiche, occorre prevedere una costante innovazione organizzativa che sia adeguata ad accoglierla e a governarla

di Gianni Amunni*

Il confronto con l’innovazione sta ormai nella quotidianità dell’oncologo sia che questo svolga un ruolo clinico o di management. La velocità con cui l’innovazione si presenta pone già un primo problema di approccio perché dobbiamo cercare, quando possibile, di prevederla, sicuramente di coglierne le opportunità evitando semmai di subirla per l’effetto dirompente che può avere sulla nostra organizzazione consolidata. Credo invece che sia giusto affrontare con solidità l’innovazione al netto sia delle pressioni commerciali che spesso sono associate che delle pressioni mediatiche che aumentano il carico empatico della malattia oncologica. Al centro del nostro ragionamento non può che esserci la garanzia del diritto esigibile di ogni paziente alla miglior cura che oggi la scienza medica consente, sempre che si voglia mantenere un servizio sanitario di qualità e universale, almeno per l’oncologia. Occorre però fare chiarezza sul tema e distinguere tra innovazione vera (su cui investire) e semplice novità (su cui ragionare con molta attenzione). L’innovazione vera produce risultati significativi e cambia la storia naturale di un tumore agendo sulla prognosi e sulla durabilità. I risultati ci sono stati e continuano ad esserci: un paziente su dieci non muore più, i casi prevalenti son raddoppiati in solo dieci anni, abbiamo cronicizzato la malattia oncologica in 1/3 dei pazienti anche per patologie un tempo sostanzialmente incurabili come il cancro del polmone o il melanoma. Si è trattato di un lavoro multidisciplinare in cui i nuovi farmaci hanno avuto un ruolo centrale nell’ambito di complesse terapie integrate. Risulta ad oggi difficile non garantire un farmaco cosiddetto innovativo per il quale un ente terzo ne certifica la superiorità e per il quale esiste per giunta un finanziamento ad hoc. È comunque fuori di dubbio che l’innovazione ha un costo e che sia corretto affrontare il tema della sua “tossicità economica” anche in una prospettiva di coinvolgimento del mondo dell’industria nel garantire la sostenibilità del sistema sanitario pubblico. Del resto se i produttori smettessero di vendere i farmaci, il servizio sanitario non avrebbe più strumenti di cura, ma se il servizio sanitario smettesse di acquistarli le industrie fallirebbero. Due scenari che comunque invitano a riflettere. Credo tuttavia che sia comunque necessaria anche una riflessione istituzionale sul modo di analizzare la spesa oncologica che in genere viene valutata solo come un costo e che quindi rischia di non essere controllata anche alla luce dei cambiamenti epidemiologici (aumento dei casi prevalenti, cronicizzazione, attesa e qualità di vita…).  È difficile affrontare questo tema senza estremizzarne le conseguenze ma, in una logica ragionieristica, il paziente che muore è quello che costa meno e quello che cronicizza presenta un costo sociale a volte inaccettabile. È forse necessario ribaltare completamente l’approccio anche perché quello della sanità, e in particolare quello dell’oncologia, sarebbe l’unico ambito in cui non si dà un valore economico all’esito tale da giustificare i costi dell’investimento. Eppure ci sono parametri su cui lavorare e indicatori su cui rimodulare gli investimenti: guariti e vite salvate, deospedalizzazione per trattamenti domiciliari, prelievo fiscale del cittadino malato che si prolunga con l’attesa di vita che cresce e la cronicizzazione della malattia oncologica. Un’analisi della spesa in oncologia su nuove basi giustificherebbe di più gli investimenti necessari per garantire l’innovazione e, al tempo stesso, monitorarne le ricadute cliniche. Accanto all’innovazione che deriva da recenti acquisizioni scientifiche, occorre prevedere una costante innovazione organizzativa che sia adeguata ad accoglierla e, soprattutto, governarla. Faccio alcuni esempi esplicativi: A) Dobbiamo privilegiare sotto ogni aspetto (anche economico) il valore aggiunto del percorso sulla singola prestazione: ci sono procedure come la prevenzione, la multidisciplinarietà, la profilazione biomolecolare, la tempestività della terapia adiuvante che spesso fanno prognosi in maniera più forte di una singola terapia innovativa. B) Le reti sono il livello organizzativo più adeguato ai bisogni dell’oncologia perché garantiscono prossimità, equità, omogeneità dell’offerta, governo del diritto all’innovazione e sostenibilità. Ad oggi la loro realizzazione non è ancora omogenea sul territorio nazionale creando nella presa in carico differenze tra cittadini inaccettabili. C) Le prospettive aperte dalla oncologia mutazionale rischiano di ingenerare attese eccessive nei pazienti e soprattutto difficoltà nella gestione di una casistica così complessa da parte del servizio sanitario regionale. Occorre prevedere Tmb (Tumor molecolar board) di valenza regionale incardinati nella rete oncologica che si muovano su criteri stringenti e condivisi di eleggibilità alla profilazione genomica su pannelli ampi da eseguire in poche strutture di anatomia patologica accreditate. D) Il cambiamento epidemiologico oggi in essere in oncologia (incremento dei casi prevalenti, cronicizzazione della malattia, polimorbilità in pazienti anziani, livelli diversi di intensità assistenziale in funziona della complessità della terapia) richiede un superamento dell’attuale organizzazione incentrata sulla offerta solo ospedaliera. Dobbiamo pensare a nuovi setting assistenziali anche fuori dalle mura ospedaliere con la necessaria delocalizzazione, in sicurezza, di alcune attività (psiconcologia, riabilitazione, supporto nutrizionale, terapie specifiche quali i.m e.v non a rischio) sfruttando le opportunità aperte dal Pnrr nel potenziamento della medicina territoriale e favorendo un utilizzo adeguato della telemedicina.
In sintesi io credo che se l’innovazione (quella vera) trova un’organizzazione in grado di recepirla, governandola, possa essere garantita secondo criteri forti di appropriatezza e monitorata anche in termini di sostenibilità se inserita in nuovi è più adeguati modelli di analisi della spesa.

*Coordinatore scientifico dell’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (ISPRO); Direttore del Dipartimento oncologico dell’Azienda ospedaliero universitaria Careggi di Firenze

(Panorama della Sanità 11-2023)

STUDI/RICERCHE 

Sanità digitale: manca ancora la spinta del Pnrr

Sanità digitale: manca ancora la spinta del Pnrr

Nell’ultimo anno il 35% dei medici specialisti e il 48% dei Mmg hanno fatto accesso al Fse. Il 52% dei pazienti pensa che l’AI porterà più benefici che rischi. La spesa per la sanità digitale cresce a 2,2 miliardi di euro, +22%. Gran parte delle risorse del Pnrr deve ancora essere messa a terra

Drg, ecco i risultati della ricerca Nisan

Drg, ecco i risultati della ricerca Nisan

Resi noti i risultati del “Progetto Bussola” realizzato da N.I.San che permette ogni anno di calcolare i costi di riferimento (standard) dei ricoveri ospedalieri di ogni DRG.

Oms: Cresce l’incidenza di infezioni a trasmissione sessuale

Oms: Cresce l’incidenza di infezioni a trasmissione sessuale

L’Hiv a livello globale, le epidemie di epatite virale e le infezioni a trasmissione sessuale (Ist) continuano a rappresentare sfide significative per la salute pubblica, causando 2,5 milioni di morti ogni anno, secondo un nuovo rapporto dell’Oms

FARMACI 

Terapie avanzate: entro il 2030 fino a 60 nuovi farmaci

Terapie avanzate: entro il 2030 fino a 60 nuovi farmaci

Ma per assicurare equità e sostenibilità servono nuovi modelli di accesso. Se ne è discusso oggi ad un convegno organizzato da Iss e Assobiotec-Federchimica. Più di 1.900 studi clinici nel mondo, di cui 112 in fase 3. Ruolo chiave per l’Italia

Adhd: i farmaci riducono del 40% i comportamenti a rischio

Adhd: i farmaci riducono del 40% i comportamenti a rischio

Al via oggi a Cagliari la terza edizione convegno di Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia (Sinpf) e Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Sinpia). “Aderenza a cure fondamentale per controllare l’impulsività”

E ANCORA

Sivemp: I Medici Veterinari del Ssn a Congresso

Sivemp: I Medici Veterinari del Ssn a Congresso

Ha preso il via ieri il 52° Congresso Nazionale del Sindacato Italiano Veterinari di Medicina Pubblica che vede riuniti ad Arzachena fino al 24 maggio 250 medici veterinari di sanità pubblica delle Asl e degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
enterprice

ENTERPRISE

Aziende&Persone

Insieme per affrontare le sfide sanitarie più urgenti

Insieme per affrontare le sfide sanitarie più urgenti

Collaborazione Gruppo Chiesi e il Karolinska Institutet con l’obiettivo di contribuire al progresso scientifico e migliorare il percorso di cura dei pazienti attraverso una cooperazione in termini di ricerca, sviluppo e innovazione

Sivemp: I Medici Veterinari del Ssn a Congresso

Ha preso il via ieri il 52° Congresso Nazionale del Sindacato Italiano Veterinari di Medicina Pubblica che vede riuniti ad Arzachena fino al 24 maggio 250 medici veterinari di sanità pubblica delle Asl e degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali

SAVE THE DATE

SAVE THE DATE

Congressi&Convegni