I volontari Abio promossi a pieni voti per il sostegno in corsia ma ora bisogna andare oltre l’ospedale

Feb 23, 2024 | Studi e Ricerca

Le famiglie chiedono assistenza a domicilio, più tecnologia e app. Presentati i risultati  della ricerca commissionata a due università milanesi, coinvolgendo 9 nosocomi

406 interviste a  genitori di bambini  durante ricoveri in ospedale, visite ambulatoriali o  attese durante cicli di terapie. E in contemporanea  interviste a 106 medici e infermieri in ospedale, 88 pediatri di libera scelta e 36 volontari. È il campione  utilizzato da due prestigiose università, Milano Bicocca e Politecnico di Milano, oltre a Progea (società di consulenza) per verificare il grado di soddisfazione dei servizi offerti dai volontari di Abio -Associazione per il Bambino in Ospedale ODV e la loro opinione in merito a nuove necessità  individuate. La ragione di fondo che ha ispirato questa ricerca, così complessa, è la constatazione che i tempi sono mutati. Negli ultimi anni è cambiata la società. E nel contempo anche la sanità è cambiata: se prima al centro dell’assistenza c’era il ricovero in ospedale, oggi le cure sono sempre più ambulatoriali, i ricoveri sempre più brevi. “Con la conseguenza” dice Eugenio De Bernardi Presidente Abio Milano “che anche l’attività delle associazioni di volontariato, il Terzo Settore, deve trasformarsi ed evolversi per adeguarsi alla realtà odierna”. 

Ma come? In quale direzione? Sono queste le domande alle quali la ricerca commissionata da ABIO ai ricercatori universitari cerca di dare risposta. “È stato  un lavoro complesso” dice Rinaldo Zanini, già direttore di dipartimento materno infantile e consulente esterno del Ministero Salute e per la Regione Lombardia per l’area materno infantile, che ha coordinato lo studio in tutte le sue fasi, “un impegno corale di grandi esperti, professionisti, volontari e genitori che consentirà di pensare al futuro dei rapporti tra Istituzione e volontari partendo da una misura precisa della realtà per crescere e fornire strumenti di supporto ai bambini ricoverati ed ai loro genitori sempre più al passo con i tempi. Passare dalla novità alla innovazione attraverso la misura di ciò che accade”.

Una rilevazione molto articolata della platea dei pazienti e delle loro famiglie nel loro contesto sociale e in rapporto a patologie e struttura sanitaria è stata svolta da Giovanni Corrao dell’Assessorato al Welfare della Regione Lombardia e del Centro di Ricerca Interuniversitario Healthcare Research & Pharmacoepidemiology, insieme a Anna Cantarutti del Dipartimento di Statistica e Metodi Quantitativi, Università di Milano-Bicocca: “I dati presentati”, dice Corrao, “mettono in evidenza che la domanda di prestazioni mediche si sta velocemente spostando dal comparto ospedaliero a quello ambulatoriale. Il trend osservato nelle generazioni più recenti permette di ipotizzare che questa tendenza continuerà anche nei prossimi anni. Il Terzo Settore ne tenga conto, i bisogni assistenziali dei bambini, e il sostegno ai genitori, devono sempre più trovare risposte fuori dall’ospedale”.

Il problema però era capire quali potessero essere le nuove esigenze dei bambini ospedalizzati e delle loro famiglie. Quindi quanto risultassero efficaci i servizi attuali e quali novità potessero essere davvero utili agli assistiti. “A tal fine abbiamo selezionato, con un lavoro di ricerca in letteratura sull’attività di altre realtà del volontariato, alcuni servizi nuovi che Abio ancora non offre per comprendere quali potevano essere i nuovi bisogni e interessi dei genitori” spiega Cristina Masella, Ordinario di Impresa e Decisioni Strategiche,  Responsabile Scientifico Osservatorio Sanità Digitale e Vice Rettore del Politecnico di Milano. “Per quanto riguarda le attività presenti abbiamo verificato una soddisfazione  altissima: su una scala da 1 a 5 abbiamo risultati da 4,4 a 4,8. In particolare i genitori apprezzano la tempestività nell’accesso ai servizi offerti dai volontari, in quanto nella maggior parte dei casi sono stati avvicinati o il giorno stesso o quello successivo al ricovero o alla visita, e comunque sempre entro la settimana. Poi siamo passati alla richiesta di valutare altri nuovi servizi: ampliamento del gioco, laboratori artistici, pet therapy, ma anche iniziative a supporto della famiglia, come assistenza per i fratelli dei bimbi ricoverati,  aiuti  a domicilio dopo la dimissione, supporti tecnologici quali app o videochiamate,  trasporti e anche alloggi.  Per dibattere e approfondire i contenuti e la fattibilità  di questi servizi abbiamo anche organizzato con i volontari quattro workshop di coprogettazione centrati sui temi  ritenuti più interessanti dai genitori. In sintesi abbiamo chiarito che, oltre al bisogno di essere meglio informati sui servizi già esistenti e non sempre noti, esistono alcune esigenze molto chiare:, l’intrattenimento in ospedale, con  giochi nuovi;  una sorta di spazio gioco per i fratellini dei piccoli ricoverati, ugualmente apprezzato ma più difficile da realizzare. Ma soprattutto la creazione di supporti logistici, come alloggi e servizi di trasporto casa – ambulatorio, che per alcuni genitori sono fondamentali. E altrettanto importanti sono ritenuti i servizi a domicilio, cioè il poter contare sull’aiuto dei volontari a casa, nella fase successiva alla dimissione dei bambini che necessitano di maggior impegno assistenziale”.   

Da punto di vista metodologico, sono stati coinvolti attivamente nel processo di analisi e raccolta dei bisogni tre target: i professionisti delle organizzazioni sanitarie, i pediatri di libera scelta e i volontari Abio. “Negli ospedali sono stati intervistati 106 professionisti, tra medici e infermieri”, dice Antonello Zangrandi, Ordinario di Economia delle aziende pubbliche e Distinguished Professor presso la Scuola di Direzione Aziendale (SDA) dell’Università Bocconi. “Nel 90% dei casi questi percepiscono positivamente la presenza del volontariato ABIO all’interno delle strutture e apprezzano tutte le attività rivolte alla creazione di un ambiente confortevole per i pazienti. Poi sono stati sentiti 88 pediatri di libera scelta del territorio milanese i quali si sono dichiarati molto favorevoli ad un coinvolgimento del volontario a casa del paziente; il 60% di questi si sono mostrati però meno propensi al coinvolgimento del volontariato presso il loro ambulatorio. Infine sono stati intervistati 36 volontari Abio. Questi, nel 60% dei casi, prediligono un’interazione diretta con i caregivers e soprattutto con i pazienti, si sentono particolarmente utili nei rapporti interpersonali con le famiglie. Circa la metà di loro, però, si ritiene meno adatto alle attività di supporto del paziente anche dopo la dimissione presso il suo domicilio. Ritengo che se si volesse prevedere una maggiore presenza del volontario Abio a domicilio, all’esterno dell’ospedale, sarebbe necessario un percorso di formazione specifico”.

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