Intervento di cataratta: la proposta della Società Italiana di Scienze Oftalmologiche

Apr 19, 2024 | Professioni

Diminuire costi e liste d’attesa eliminare obbligo esami preoperatori e limitare ai casi importanti la presenza dell’anestesista. In corso a Roma il 3° congresso nazionale Siso

Un evento straordinario, alla quale partecipano anche 29 società scientifiche nel campo oculistico e che oggi vedrà l’intervento del Ministro della Salute, Orazio Schillaci. Una presenza che si ripete per il secondo anno consecutivo, non formale ma con lo scopo di illustrare la posizione del Governo sulle questioni sollevate dagli oculisti, su temi professionali e di assistenza pubblica. “Questo congresso, il più grande evento di oftalmologia in Italia, è fatto di luci e ombre – afferma Teresio Avitabile, Presidente Siso e Ordinario di Oculistica all’Università di Catania, “Perché da un canto registriamo avanzamenti meravigliosi sul piano scientifico e clinico, dall’altra abbiamo problemi normativi che ci fanno rischiare di non poter assistere i pazienti italiani con tutto quello che la medicina oggi ci mette a disposizione. La chirurgia oftalmica oggi è diventata ambulatoriale e di alti numeri. Un esempio per tutti è quello dell’intervento di cataratta, al quale tutti presto o tardi devono sottoporsi: oggi lo eseguiamo in 20 minuti, abbiamo protesi di cristallino avanzatissime che risolvono addirittura i problemi di vista precedenti, ne facciamo 600 mila all’anno ma normative anacronistiche ci costringono a regole ridondanti che alzano i costi e allungano conseguentemente le liste di attesa. I rimedi? Primo, abolire gli esami preoperatori: benché obbligatori sono inutili, se non in casi particolari, lo affermano numerosi lavori scientifici e linee guida internazionali. Secondo, razionalizzare la presenza dell’anestesista durante l’intervento: gli eventi avversi sono rarissimi e per affrontarli basta un anestesista per plesso ospedaliero, a disposizione in caso di necessità. La sua presenza costante durante l’intervento, così come gli esami preoperatori, sono da riservarsi ai pazienti con comorbilità e situazioni complesse. Anche questo lo affermano studi scientifici recenti. Occorre insomma, nel rispetto della sicurezza del paziente, semplificare le norme. A vantaggio anche dell’interesse collettivo: fare esami inutili infatti costringe poi a lunghe attese altri pazienti che ne avrebbero maggior bisogno. Per gli stessi motivi abbiamo bisogno di regole nuove, più snelle anche per altri tipi di terapie e patologie, per i rapporti tra pubblico e privato. L’oculistica italiana è all’avanguardia nel mondo, ce lo riconoscono tutti, ma dobbiamo poter portare queste capacità, questa eccellenza a tutti i cittadini, e in tempi ragionevoli”.

In questi giorni, oculisti italiani di ogni livello – dai docenti universitari ai liberi professionisti, agli ospedalieri, agli specializzandi – parleranno di Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) troppo bassi, di iniezioni intravitreali e nuovi farmaci di questo che era fino a pochi anni fa un flagello per la terza età, di come razionalizzare e sveltire le procedure di assistenza, dei nuovi dati sull’epidemia di miopia che sta dilagando tra i giovani. Per finire con le nuove incredibili prospettive che sta aprendo l’Intelligenza Artificiale sia per alcune patologie oculari sia per malattie di cui l’occhio è lo specchio. “Questo congresso” conclude Avitabile “vuole soprattutto essere un grande punto d’incontro: tra gli oculisti di ogni ambito professionale, tra le esigenze dei medici e quelle dei pazienti, tra la pratica clinica quotidiana e le novità della ricerca scientifica, tra gli oculisti e le più avanzate realizzazioni tecnologiche delle aziende ottiche e farmaceutiche. Perché è questa la chiave per migliorare e per risolvere i problemi: incontrarsi, parlarsi, spiegarsi a tutti i livelli. Tra medici, ricercatori, pazienti, politici. Poi, quando tutti ci si è capiti le soluzioni sono più facili. E sempre in questo spirito ringrazio i media, invitandoli a seguire le novità dei prossimo giorni, per l’attenzione che ci stanno dimostrando, perché l’informazione fa parte del diritto alla salute”.

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