Mariapia Garavaglia, già ministro della Sanità, riflette sul valore della condivisione delle conoscenze, della ricerca e della collaborazione tra Paesi: nelle emergenze sanitarie la tutela della salute non può fermarsi ai confini nazionali

Di Mariapia Garavaglia*

L’Italia si è astenuta, in sede di Assemblea mondiale della sanità, sull’Accordo pandemico dell’OMS, che impegna la comunità internazionale a rafforzare la collaborazione nella prevenzione, nella preparazione e nella risposta alle emergenze sanitarie.

La posizione italiana non riguarda una controversia sui vaccini, ma il tema del trasferimento di tecnologie e conoscenze necessarie a produrre vaccini e altri strumenti di contrasto alle emergenze. Secondo la posizione espressa dal nostro Paese, il trasferimento tecnologico deve avvenire su base volontaria e secondo condizioni concordate, con particolare attenzione alla tutela della proprietà intellettuale.

Mi sembra inconcepibile questa “ristrettezza” intellettuale, considerando che esistono già norme a tutela della proprietà intellettuale e dei brevetti. Sarebbe invece un importante dovere di solidarietà internazionale mettere a frutto i risultati della ricerca, ovunque nel mondo un laboratorio riesca a raggiungerli.

La pandemia di Covid-19 ha dimostrato l’importanza di questo metodo. Il nostro Istituto Spallanzani riuscì a isolare rapidamente il virus dai primi casi registrati in Italia, mettendo a disposizione della comunità scientifica conoscenze preziose per accelerare la ricerca.

Se arrivasse rapidamente un vaccino contro Ebola, quante regole e restrizioni gli Stati vorrebbero frapporre prima di accettarlo?

L’OMS tutela la salute mondiale: vogliamo davvero seguire anche noi la strada intrapresa dall’Amministrazione americana nei confronti degli organismi delle Nazioni Unite?

Ormai è chiaro che la salute è One Health e che deve essere protetta ovunque, mettendo a disposizione tutte le conoscenze disponibili e partendo dalla prevenzione.

Non c’è sovranismo nella protezione della salute, perché le malattie non conoscono confini. I cittadini, del resto, viaggiano in lungo e in largo per il mondo e la collaborazione internazionale accresce le garanzie di tutela della salute di tutti.

*Già ministro della salute