Al XVIII Congresso nazionale Simm il confronto sul Servizio sanitario del prossimo decennio. Altini: “Le risorse devono crescere, ma dobbiamo trasformare i modelli organizzativi per aumentare il rendimento di ciò che viene affidato al sistema e produrre salute”. Al centro leadership, integrazione dei percorsi, competenze e capacità di tradurre innovazione e riforme in risultati concreti
Quale Servizio sanitario nazionale vogliamo costruire per il prossimo decennio? E quali strumenti, competenze e modelli di leadership saranno necessari per governarne la trasformazione?
Sono alcune delle questioni al centro del XVIII Congresso nazionale della Società Italiana di Leadership e Management in Medicina (SIMM), in programma a Roma l’1 e 2 ottobre con il titolo “Tesi, Antitesi e SIMMtesi – Strumenti, leadership e nuove alleanze per governare la sanità che cambia”. Il punto di partenza è netto: più risorse, più tecnologia e più strutture non bastano se il Servizio sanitario nazionale non riesce, nello stesso tempo, a cambiare il modo in cui organizza servizi, professionisti e percorsi di cura.
“Il rischio è continuare a discutere della sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale come se esistessero soltanto due leve: aumentare le risorse o ridurre le prestazioni”, afferma Mattia Altini, presidente SIMM. “Le risorse sono indispensabili. Devono crescere, ma dobbiamo porci una domanda ulteriore: quanto siamo capaci di trasformare i modelli organizzativi per aumentare il rendimento delle risorse affidate per produrre salute? Governare un sistema significa intervenire sia su quanto viene richiesto al SSN, sia sul modo in cui il sistema organizza la propria risposta”.
Uno dei nodi indicati da SIMM è proprio il rapporto tra domanda crescente e capacità di risposta. Nelle analisi presentate da Altini, l’Italia registra 9,7 visite mediche per persona all’anno, contro una media di 6,8 nei Paesi OECD considerati; contemporaneamente, dopo la pandemia sono tornati a crescere gli accessi al Pronto soccorso, con una quota rilevante costituita da codici bianchi e verdi. Comunicato simm 1
La questione, però, non è semplicemente ridurre la domanda, quanto governare il fabbisogno, utilizzando dati, appropriatezza e conoscenza dei percorsi per capire dove e come intervenire.
“Non possiamo chiedere ai professionisti semplicemente di visitare più velocemente, prescrivere meno o far quadrare i conti”, sottolinea Altini. “Dobbiamo creare le condizioni perché possano assumersi responsabilità, lavorare insieme, utilizzare i dati, sperimentare nuovi modelli e cambiare processi che non rispondono più ai bisogni”. In questo percorso rientrano anche l’educazione dei cittadini e il coinvolgimento della politica locale.
Il tema, dunque, non è fare di più con meno, ma fare diversamente. Significa superare organizzazioni costruite per silos e guardare al percorso del cittadino nella sua interezza: dall’ospedale al territorio, dalle cure primarie all’assistenza domiciliare, dalla riabilitazione ai servizi sociali.
“Le attività del sistema sanitario devono essere considerate parti integrate dello stesso percorso: il management deve avere una visione complessiva, perché anche i tempi e i passaggi tra un setting e l’altro incidono sulla qualità dell’assistenza, sugli esiti e sull’utilizzo delle risorse”. È questa la “visione di SIMMstema”, alternativa alla logica dei silos.
Lorenzo Mantovani, vicepresidente Simm sintetizza così le questioni che devono essere prese in considerazione per governare la transizione del nostro Ssn.
Leadership per trasformare le organizzazioni
È in questa prospettiva che assume un ruolo centrale il management sanitario. A trent’anni dall’avvio dell’aziendalizzazione del SSN, la sfida è diversa rispetto a quella affrontata dalle prime generazioni di direttori generali. Non basta amministrare strutture né governare bilanci: il management è chiamato oggi a guidare trasformazioni organizzative, valorizzando anche il middle management e costruendo una leadership capace di attraversare i confini delle singole aziende. Il Congresso dedica alla leadership una specifica sessione, partendo dall’assunto che la leadership sanitaria non possa più essere soltanto gerarchica: deve generare fiducia, valorizzare i giovani professionisti, costruire ambienti di lavoro sostenibili, guidare team multiprofessionali e rendere il cambiamento desiderabile, non soltanto obbligatorio.
Fabrizio d’Alba, presidente Federsanità ANCI traccia l’identikit del leader capace di governare la trasformazione del nostro Ssn.
Dalle strutture alla presa in carico
La stessa logica riguarda il rapporto tra ospedale e territorio. Le Case della Comunità non possono essere considerate semplicemente nuovi contenitori nei quali trasferire o aggiungere prestazioni: devono diventare nodi della rete capaci di collegare persone, servizi e professioni, coordinando e risolvendo l’episodio di cura di bassa complessità, prima ancora di aggiungere nuova offerta.Nel programma congressuale, il passaggio dal modello alla presa in carico viene declinato attraverso esperienze concrete di governance dei percorsi. Tra queste figura l’implementazione del PDTA del paziente CRM in Emilia-Romagna, con Stefania Ascari e Vittorio Gradellini.
Vittorio Gradellini, medico di Medicina generale Asl di Modena
Competenze manageriali e professioni
La capacità di governare il cambiamento riguarda anche l’evoluzione delle competenze delle diverse professionalità che operano nel Servizio sanitario. Il programma del Congresso mette al centro il contributo dei professionisti e la necessità di sviluppare strumenti manageriali adeguati a organizzazioni sempre più complesse e multidisciplinari. In questo quadro si colloca anche il lavoro che coinvolge la farmacia ospedaliera, con la presentazione del gruppo di lavoro SIMM/Farmacia prevista nella prima giornata del Congresso. Tra i protagonisti figura Giulia Dusi, presidente eletto SIFACT e direttrice dell’UOC Farmacia dell’ASST del Garda.
Giulia Dusi, presidente eletto SIFACT e direttrice dell’UOC Farmacia dell’ASST del Garda.
Il Congresso affronta inoltre i temi della transizione ospedale-territorio, delle cure primarie, dei dati e della privacy, della comunicazione, della sostenibilità e dei nuovi modelli di presa in carico, ponendo una domanda trasversale alle diverse sessioni: quali competenze, quali modelli di governance e quale leadership servono per costruire il SSN del prossimo decennio?”
Su questo tema Federico Lega, presidente del Collegio didattico della laurea di management delle aziende sanitarie, Università di Milano
Dobbiamo passare dal “mio ospedale, la mia azienda, la mia Regione” a una vera alleanza culturale dentro il Servizio Sanitario Nazionale”, conclude Altini. “Chi fa management oggi deve avere il coraggio di decidere, sperimentare e assumersi la responsabilità del cambiamento. Il SSN deve maturare e può farlo valorizzando i migliori professionisti che ha già al proprio interno”.
È qui, tra risorse e capacità di utilizzarle, tra cambiamento annunciato e cambiamento realizzato, che si colloca la sfida proposta dalla SIMM: non soltanto finanziare la trasformazione del Servizio sanitario nazionale, ma saperla governare.
























