Per il presidente nazionale di Federsanità e direttore generale del Policlinico Umberto I di Roma, Fabrizio d’Alba, la digitalizzazione della sanità non è più un’opzione. La vera sfida è scegliere come realizzarla, preservando la centralità della persona, coinvolgendo le comunità professionali e accompagnando la trasformazione delle organizzazioni
La trasformazione digitale della sanità non è più una possibilità da valutare, ma un processo con il quale tutte le organizzazioni sono chiamate a confrontarsi. La differenza, dunque, non sarà tra chi sceglierà di innovare e chi resterà fermo, ma tra chi saprà governare il cambiamento e chi rischierà invece di subirlo.
È il messaggio lanciato da Fabrizio d’Alba, presidente nazionale di Federsanità e direttore generale dell’AOU Policlinico Umberto I di Roma, intervenuto a margine del Digital Healthcare Transformation – 1° Summit Italia, organizzato da federsanità Anci e in corso a Roma.
Per d’Alba, la tecnologia non può rappresentare un fine in sé. A fare la differenza saranno i valori sui quali verrà costruita la trasformazione, gli obiettivi individuati, i tempi scelti e soprattutto la capacità di coinvolgere professionisti e organizzazioni. Una transizione che inevitabilmente comporterà anche una revisione dei modelli organizzativi e che richiederà al Servizio sanitario di superare resistenze e inerzie senza perdere i propri principi fondanti.
“La trasformazione digitale non è più un’opzione: è una necessità per le organizzazioni e per i sistemi sanitari. La vera differenza sta nel modo in cui decidiamo di realizzarla: su quali valori vogliamo fondarla, con quali obiettivi, attraverso quali strategie, con quali tempi e coinvolgendo quali soggetti.
In sanità tutto questo significa innanzitutto evitare che la trasformazione modifichi i valori che ispirano le priorità del sistema. Dobbiamo continuare a mettere al centro la persona e i percorsi di cura, facendo in modo che gli strumenti e i metodi restino al servizio di questi obiettivi. E dobbiamo costruire il cambiamento attraverso il pieno coinvolgimento delle comunità professionali.
Allo stesso tempo dobbiamo essere veloci. Ma per esserlo occorre essere pronti ad affrontare le difficoltà che ogni trasformazione porta con sé: la necessità di rivedere le organizzazioni, modificare processi consolidati e superare quelle resistenze che inevitabilmente accompagnano il cambiamento.
Come Federsanità sentiamo di essere pienamente dentro questo percorso. La scelta che abbiamo davanti è molto chiara: possiamo subire ciò che la trasformazione determinerà oppure provare, almeno in parte, a governarla.
Noi sentiamo la responsabilità di sollecitare le nostre comunità affinché assumano un ruolo di sano protagonismo. È una responsabilità che deriva dal ruolo che ricopriamo, ma soprattutto dalla consapevolezza di avere sulle nostre spalle una parte della responsabilità per il futuro del Servizio sanitario nazionale”.

















