Il presidente della Commissione Lavoro, Sanità e Previdenza sociale del Senato commenta il report Istat sulle retribuzioni contrattuali: “Il recupero del potere d’acquisto resta una priorità. Più produttività uguale più salario”
L’aumento delle retribuzioni orarie medie nel primo semestre del 2026 rappresenta, per il senatore Francesco Zaffini, un segnale positivo e conferma la direzione intrapresa dal Governo sul fronte dei rinnovi contrattuali e del sostegno ai salari.
Il presidente della Commissione Lavoro, Sanità e Previdenza sociale del Senato interviene così sui dati diffusi dall’ISTAT, che certificano una crescita del 2,6% delle retribuzioni orarie medie nel primo semestre del 2026 e un incremento del 2,4% nel mese di giugno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
“L’aumento del 2,6% delle retribuzioni orarie medie nel primo semestre del 2026 certificato oggi dall’Istat rappresenta un segnale positivo. Così come è significativo il +2,4% registrato nel mese di giugno rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Siamo ancora lontani dal recuperare il divario salariale che l’Italia sconta da troppo tempo rispetto agli altri grandi Paesi europei, ma la direzione intrapresa dal Governo Meloni e’ quella giusta.”
Per Zaffini, i dati confermano i primi effetti concreti della stagione dei rinnovi contrattuali e della scelta di rendere strutturale il taglio del cuneo fiscale. Un’accelerazione che, secondo il senatore, ha riguardato in particolare il pubblico impiego, ma che si sta riflettendo anche sul settore privato.
“I dati confermano che da un lato la stagione dei rinnovi contrattuali è dall’altro aver reso strutturale il taglio del cuneo fiscale stanno producendo i primi effetti concreti. La maggiore rapidità con cui sono stati rinnovati molti contratti, in alcuni casi persino in anticipo rispetto alle scadenze, è anche il risultato dell’azione del Governo Meloni, che ha impresso un’accelerazione importante, a partire dal pubblico impiego.”
Il report evidenzia aumenti diffusi sia nel settore privato, con un +2,4%, sia nella pubblica amministrazione, con un +2,3%. Tra i comparti con gli incrementi più rilevanti figurano l’igiene ambientale, con un +5,7%, e i settori gas, acqua e industria chimica, con un +5,2%.
“Il report evidenzia aumenti diffusi sia nel settore privato (+2,4%) sia nella pubblica amministrazione (+2,3%), con punte del +5,7% nell’igiene ambientale e del +5,2% nei comparti gas, acqua e industria chimica. Sono numeri che dimostrano come la contrattazione stia tornando a svolgere pienamente il proprio ruolo.”
Il tema centrale, secondo Zaffini, resta ora il recupero del potere d’acquisto dei salari. Una priorità che richiede continuità d’azione, adeguamento reale delle retribuzioni e un legame più stretto tra crescita salariale, produttività del lavoro e capacità produttiva del Paese.
“Naturalmente non possiamo fermarci qui – conclude Zaffini – Il recupero del potere d’acquisto dei salari resta una priorità e richiede un impegno costante. L’adeguamento reale delle retribuzioni dovrà procedere di pari passo con l’aumento della produttività del lavoro e della capacità produttiva del sistema Paese. Serve una rinnovata stagione dei rapporti sindacali capaci di restituire concretezza: più produttività uguale più salario! Solo così gli incrementi salariali potranno diventare strutturali e consolidare la crescita dell’economia e del reddito delle famiglie italiane”.




















