L’Hta a supporto di una migliore programmazione sanitaria

Ott 10, 2023 | Le nostre interviste

Di questo e di altro discutiamo con Marco Marchetti, dirigente Uos Hta Agenas, che in questa bella intervista analizza questo delicato momento di passaggio evidenziando ancora una volta come l’Hta possa, e debba, avere un impatto reale sulla programmazione e sulla gestione dei servizi sanitari sia livello nazionale che regionale.

Nuovo regolamento Ue e un Piano Nazionale ad hoc. Il momento è d’oro. Quale il principale ostacolo che resta per una applicazione piena dell’Hta oggi in Italia?
Ad oggi ci sono tutte le condizioni affinché si avvii un’attività di valutazione delle tecnologie sui dispositivi medici che abbia un impatto reale sull’adozione delle nuove tecnologie e soprattutto sulla gestione di queste tecnologie all’interno delle strutture del servizio sanitario nazionale.
Il nuovo programma nazionale Hta dispositivi medici 2023- 2025 contiene in sé tutti quegli elementi che ci fanno sperare ad una piena applicazione dell’Hta in Italia per quanto riguarda tutta la parte dei dispositivi medici. Sarà ovviamente un percorso graduale che vedrà nei prossimi due anni e mezzo, arco temporale su cui si sviluppa il programma, un impegno progressivo da parte di tutte gli attori istituzionali e le componenti professionali del servizio sanitario nazionale affinché l’Hta diventi uno strumento reale di programmazione e di valutazione dell’impatto reale dell’introduzione delle nuove tecnologie nell’ambito nel servizio sanitario nazionale.
Il fatto di aver scritto un documento che finalmente disegna un programma organico di valutazione delle tecnologie, prevendo una piena integrazione e sinergia tra tutti i livelli decisionali del sistema non si può immaginare se non con una progressiva applicazione e con un progressivo coinvolgimento di tutti gli attori interessati.
Questo è il motivo per cui si è immaginato di avere un programma nazionale ad implementazione progressiva su un arco temporale triennale, in modo da poter valutare i risultati raggiunti e, alla fine del triennio, prevedere tutti quegli adattamenti e aggiornamenti necessari e derivanti sia dalla necessità di effettuare una calibratura degli interventi che di allineare le azioni previste dal Programma alle evoluzioni scientifiche e normative.

Il regolamento europea mira ad armonizzare i modelli. Le chiedo un pregio del nostro (da portare in dote all’Europa) e un esempio virtuoso da cui imparare?
Sicuramente uno dei pregi di questo programma da portare in Europa, e che sta già suscitando interesse presso altri Paesi, è la previsione di integrare i diversi livelli decisionali e quindi di non limitarsi solamente ha una processo di valutazione tradizionale a livello centrale,  con la produzione di documenti di Hta che poi vengono utilizzati da tutti gli altri decisori del sistema, quanto prevedere, oltre alla produzione di documenti, un forte cambiamento culturale negli operatori del Ssn affinché l’Hta diventi uno strumento e una logica di utilizzo routinario, e tutto questo anche grazie ad notevole investimento sulla comunicazione e sulla formazione rivolta a tutti gli operatori del Ssn.
Per quanto riguarda un esempio virtuoso a mio avviso, da cui sicuramente imparare qualcosa, è quello francese relativamente ad un modello diverso di gestione dei percorsi di introduzione di dispositivi realmente innovativi e per cui prevedere dei percorsi di valutazione ad hoc, dove a fronte di una adesione volontaria del produttore del dispositivo, a seguito di una valutazione positiva dello stesso, si prevedono anche dei meccanismi di rimborsabilità aggiuntivi rispetto della sola prestazione.

Una cultura, diffusa e omogenea, dell’Hta. Ne parliamo da tempo e tutti concordiamo nel dire quanto questo rappresenterebbe un cambio di passo per il sistema sanitario (tutto), ma in Italia le Regioni ancora procedono in ordine sparso. Come mai?
Fino ad oggi non c’è stata una reale governance nazionale che potesse indirizzare ed essere di supporto alle regioni nella loro attività di gestione dei servizi sanitari.
Uno degli elementi centrali del programma nazionale Hta è ora proprio la collaborazione stretta con le Regioni attraverso la Rete delel Regioni.
Solo con una azione di coordinamento e di responsabilizzazione delle regioni si potrà andare verso armonizzazione degli approcci all’Hta a livello delle diverse regioni.

Quale il principale problema che ne deriva?
Principale problema che fino ad oggi ne è derivato è stato che l’Hta non ha avuto praticamente nessun impatto reale poi sulla programmazione e sulla gestione dei servizi sanitari né a livello nazionale né a livello regionale.
Ovviare questo è stato uno degli obiettivi principali ci siamo posti quando pensato a quale dovesse essere la mission e la vision del programma.

Cosa potremmo fare per superare questo stallo e armonizzare il sistema nazionale?
Ma per quanto riguarda i dispositivi medici con questo nuovo programma lo abbiamo in realtà già immaginato, ora ovviamente si tratta di realizzarlo, ma il percorso è tracciato.
La sfida che ci attende nei prossimi due anni e mezzo è l’integrazione vera con tutta una serie di processi che sono menzionati nel programma Hta come quello dei livelli essenziali di assistenza, dei sistemi di codifica e di rimborsabilità solo per citarne alcuni.

Tra qualche giorno tornerà l’appuntamento con il congresso Sihta. Tante le questioni da dibattere in un momento in cui tutti chiedono di programmare il futuro della Sanità che sia in linea con i prossimi bisogni del Paese. Quale il primo da mettere in agenda?
Sicuramente una delle priorità principali su cui discutere è come l’Hta può supportare una migliore programmazione sanitaria, valutando sia i fabbisogni di salute sia la capacità delle tecnologie sanitarie di rispondere a questi fabbisogni.

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