Liste d’attesa, tra pro e contro

Giu 6, 2024 | Governo e Parlamento

Tra favorevoli e contrari si moltiplicano in queste ore i commenti ai documenti sulle liste d’attesa approvati ieri dal Consiglio dei Ministri. Tutti concordi sulla necessità di intervenire, ma non manca chi sottolinea il nodo risorse

Giuseppe Maria Milanese, presidente Confcooperative

Un importante pacchetto normativo per migliorare l’erogazione dei servizi sanitari che riconosce una corretta attenzione al sostegno della collaborazione con il privato accreditato, in particolare con le cooperative. Bene l’impegno a voler bloccare il fenomeno dei ‘gettonisti’”. Così Giuseppe Milanese presidente Confcooperative Sanità sul DL liste d’attesa presentato in Consiglio dei Ministri. Confcooperative valuta positivamente la previsione che introduce disposizioni per contrastare fenomeno del personale sanitario a chiamata, ma “I gettonisti – precisa il presidente Milanese- vengono forniti prescindendo da un modello societario specifico, attraverso gare di appalto che vengono bandite per arruolare personale ospedaliero con conseguenze fortemente negative non solo per il sistema pubblico, ma anche per la sanità privata non profit”.
Sosteniamo da sempre -prosegue Milanese-il principio di sussidiarietà sancito dalla Costituzione, quale fondamento del lavoro complementare delle nostre associate in rapporto al sistema della salute pubblica. Le nostre cooperative si impegnano a sviluppare modelli che integrano il Servizio Sanitario Nazionale nella risposta ai bisogni dei più fragili, fornendo servizi di qualità e non somministrando manodopera, dove l’obiettivo non è l’utile, ma erogare servizi e remunerare i lavoratori”.

E per ribadire il ruolo cardine della cooperazione, Confcooperative Sanità fornisce una fotografia del settore: su 23.833 imprese attive nel settore della sanità privata in Italia, il 32,2% (7.669) sono cooperative, con oltre 327.000 operatori che rappresentano il 59,8% della forza lavoro del settore.

Le cooperative sono l’ancora di salvezza delle aree interne e periferiche, spesso l’unica presenza imprenditoriale privata nel settore della sanità in 382 comuni delle aree interne. Sono inoltre le più attive nei servizi domiciliari e semiresidenziali con 4.861 imprese, rappresentando l’87,5% del totale per tutte le fragilità”. “Bene, invece, – evidenzia Milanese- l’aumento progressivo della percentuale di spesa per l’acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati, per migliorare l’efficienza e la tempestività delle cure, a patto che vengono tempestivamente aggiornate le tariffe. Accogliamo positivamente – conclude Milanese – anche il riconoscimento della centralità del Dipartimento di Salute Mentale, ma auspichiamo che venga valorizzato il ruolo delle cooperative sanitarie e sociosanitarie a sostegno dei servizi di salute mentale nei territori e nelle comunità”.

Antonio Magi segretario generale Sumai Assoprof

Aver predisposto un decreto legislativo e un disegno di legge indebolisce la capacità di risposta immediata che si vuole mettere in atto per contrastare le liste d’attesa. Ci aspettavamo un unico strumento. I tempi di approvazione di un disegno di legge, purtroppo, non garantiscono sempre il risultato”. Con queste parole Antonio Magi, segretario generale del Sumai Assoprof, commenta le norme messe in campo dal governo per contrastare i tempi d’attesa d’erogazione delle prestazioni specialistiche.
Sono anni – prosegue Magi – che tutta la politica di maggioranza e di opposizione parla di liste d’attesa. Parla di strumenti normativi ad hoc, di fondi adeguati ma poi regolarmente il tutto si risolve in un nulla di fatto. Se non ricordo male l’ultima è stata Giulia Grillo che si fermò davanti alla mancanza di dati forniti da parte delle regioni che avrebbero dovuto fotografare il fenomeno dei tempi d’attesa così da poter intervenire. Il ministro Schillaci, con cui ho avuto una continua e proficua interlocuzione e che ringrazio per l’impegno, aveva annunciato, da parte del Governo, una misura urgente sulle liste d’attesa ma evidentemente non tutto il Governo ha lavorato in squadra per il raggiungimento di questo importante obiettivo fortemente sentito dagli Italiani e dagli operatori del settore che anche in questo momento continuano a scegliere di andare a lavorare altrove incrementando la carenza di professionisti nel Ssn.
Sinceramente noi specialisti ambulatoriali convenzionati interni che operiamo sul territorio, ovvero l’altro emisfero che con l’ospedale completa il pianeta salute, avevamo creduto ad una più rapida svolta a favore dei cittadini per tutte le liste d’attesa per la riduzione delle stesse ci eravamo resi disponibili nonostante nel corso degli anni questa categoria fosse stata penalizzata accentuando di fatto il fenomeno. Avevamo creduto che finalmente fosse possibile non dico risolvere ma perlomeno governare il problema. E invece siamo perplessi dopo aver visto i due diversi strumenti presentati oggi dal Cdm. Poiché se da un lato è apprezzabile che l’articolo 5 del disegno di legge preveda disposizioni relative agli specialisti ambulatoriali interni per il recupero delle liste d’attesa, è lo strumento stesso ovvero il disegno di legge, da sempre, ad essere debole e a farci dire che difficilmente diventerà norma dello Stato in tempi brevi a meno di una volontà politica che acceleri i lavori parlamentari.
In sostanza – conclude Magi – c’è il rischio paradossale che i tempi di approvazione di una legge siano più lunghi dei tempi delle liste specialistiche che si vogliono contrastare con la legge stessa. Alla politica dimostrare il contrario”.

Mariolina Castellone, Vicepresidente del Senato

Il decreto del governo sulle liste d’attesa è il solito gioco delle tre carte”, commenta Mariolina Castellone, Senatrice del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari Sociali e Vicepresidente del Senato, intervistata da La Notizia. “Non avendo il coraggio di reperire le risorse lì dove ci sono, le misure necessarie vengono inserite in un disegno di legge, che chissà quando vedrà la luce. Quello che resta nel decreto è ben poco e a costo zero, la riduzione delle liste d’attesa è solo nel titolo. Il punto è che il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di personale: questa è la carenza più drammatica che abbiamo. Qualsiasi decreto per ridurre le liste d’attesa che non preveda l’assunzione di personale è pura propaganda. Noi abbiamo proposto, anche in manovra, moltissimi emendamenti che provavano a dare soluzioni su come ridurre le liste di attesa, partendo dal presupposto che tutti gli interventi efficaci devono comunque operare su due fronti: da una parte assumere personale, dall’altra spostare alcune prestazioni dagli ospedali al territorio. Per fare quest’ultima cosa, uno strumento ce l’abbiamo: completare la riforma della sanità territoriale prevista nel Pnrr. Purtroppo, vedere che ad oggi il governo è riuscito a spendere solo il 4% dei fondi destinati alla salute è sconfortante”. “Il problema – prosegue Castellone – è che non ci sono soldi perché non si vogliono prendere dove ci sono, dall’evasione fiscale agli extraprofitti. I provvedimenti di questo governo sono tutti a costo zero. Nei momenti di grande fragilità sociale come quello che stiamo vivendo, in cui la sanità è un bene di lusso, servirebbe il coraggio di prendere le risorse lì dove si annidano. Ma questo governo questo coraggio evidentemente non lo ha. Apprezziamo alcune cose, come ad esempio il Cup nazionale che era anche una nostra proposta in manovra. Ma il resto, quello che serve alla sanità, non c’è. Non ci sono i soldi per il personale. Non ci sono vincoli per i direttori generali sulla riduzione delle liste d’ attesa. Non c’è nulla per la medicina generale. Quando abbiamo fatto le audizioni per la legge di Bilancio tutte le categorie delle professioni sanitarie ci hanno detto che lavorare più di quanto facciano ora non è possibile. E infatti i soldi stanziati per accorciare le liste d’attesa sono rimasti in gran parte inutilizzati, perché non basta pagare di più gli straordinari o tenere aperti di più gli ambulatori. Non basta costringere a lavorare di più quello stesso personale che è già stremato. Bisogna incrementare gli organici. Aumentare ulteriormente il tetto per il privato convenzionato come è stato fatto in legge di Bilancio, invece, sembra la solita ricetta di questo governo che anziché fare ciò che serve alla sanità pubblica continua a strizzare l’occhio alla sanità privata” conclude Castellone.

Daniela Sbrollini, Vicepresidente Affari sociali del Senato

“Il decreto sulle liste d’attesa varato dal governo e dal ministro Schillaci è uno spot elettorale, una lista di buone intenzioni completamente priva di coperture finanziarie, buona solo per racimolare qualche voto. Un provvedimento, per di più, varato senza consultare le regioni, che lamentano di essere state esautorate”. Lo afferma la senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini, vicepresidente della commissione affari sociali e sanità del Senato. “Un altro scontro con le amministrazioni regionali, un’altra occasione persa. Se non sa dove reperire i fondi, il governo potrebbe cominciare a bloccare la costruzione degli inutili Centri per migranti in Albania e destinare quegli 850 milioni alle liste d’attesa. A medio e lungo termine – aggiunge Sbrollini – occorre battersi in Europa per la riapertura dei termini del Mes sanitario. Quei 37 miliardi di euro a cui il governo italiano, per motivi ideologici, ha detto no e che invece ci consentirebbero di risolvere l’emergenza e mettere a sistema il nostro servizio sanitario nazionale, che è ancora un fiore all’occhiello dell’Italia. Ma dobbiamo salvarlo, e non con provvedimenti spot”.

Silvestro Scotti, segretario generale Fimmg

Un ulteriore passo avanti a conferma dell’evoluzione del ruolo della medicina generale, voluto dal Governo per affrontare l’annoso tema delle liste d’attesa, ma che porta in aggiunta una evoluzione di offerta delle cure sul territorio. In particolare, è un bene che il Piano preveda la possibilità – per la quale da tempo ci battiamo – di potenziare il ruolo di filtro della medicina generale mediante la realizzazione di esami di I livello”. Lo dice il Segretario Generale della Fimmg, Silvestro Scotti, all’indomani del via libera in Consiglio dei Ministri al decreto-legge e all’iter del disegno di legge per l’abbattimento delle liste d’attesa. In particolare, la previsione normativa dispone che le aziende sanitarie locali eroghino “le prestazioni di specialistica ambulatoriale nei confronti dei propri assistiti anche tramite … l’attivazione della diagnostica di primo livello negli studi della medicina generale…”.
L’auspicio della Fimmg – dichiara Scotti – è ora che il disegno di legge proceda spedito e arrivi a compimento nel più breve tempo possibile, come annunciato dal Ministro Schillaci, così da consentire una piena applicazione del principio dell’appropriatezza della prestazione”. Scotti ricorda poi che “l’implementazione della diagnostica di I livello negli studi di medicina generale può contribuire allo snellimento delle liste d’attesa, soprattutto riducendo gli accessi alle prestazioni diagnostiche di II livello e avrà un effetto positivo sulla riduzione degli accessi al Pronto Soccorso. Un tema sul quale siamo fiduciosi di poter procedere speditamente anche grazie al costante dialogo con il Ministro Orazio Schillaci e la sua squadra”.

La disposizione che prevede la diagnostica di I livello negli studi di medicina generale è peraltro già prevista dall’Accordo Collettivo Nazionale e ha senso visto anche il proficuo confronto con la Direzione generale della programmazione del Ministero della Salute dove è stato attivato il tavolo tecnico in tema di apparecchiature sanitarie per i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta.

Pierino Di Silverio, Anaoo Assomed e Guido Quici, presidente Nazionale Cimo-Fasmed

Volere abbattere le liste d’attesa partendo dal presupposto che i responsabili vadano individuati nei medici e dirigenti sanitari è inaccettabile oltre che falso. E rispediamo al mittente metodi d’altri tempi, e di altri Paesi, con i quali realizzare addirittura la ‘stretta’ sui volumi di attività, come se già non fossero previsti, e attuati, controlli in merito. È un’offesa alla nostra professionalità che rigettiamo”. Questo il primo commento del Segretario Nazionale Anaao Assomed Pierino Di Silverio e del Presidente Nazionale Cimo-Fesmed Guido Quici ai provvedimenti sulle liste d’attesa varati oggi dal Governo.
Ridurre i sempre più lunghi tempi di attesa è un diritto del cittadino e un dovere del Governo, ma occorrono misure strutturali con risorse adeguate e durature nel tempo. È, quindi, inimmaginabile separare gli interventi organizzativi dai finanziamenti, rinviando quest’ultimi ad altri tempi”.
Non è inoltre accettabile chiedere a medici e infermieri di ridurre le liste di attese lavorando anche il sabato e la domenica quando per assicurare, in quei giorni, un minimo turno di servizio, si è già costretti a ricorrere alle prestazioni aggiuntive o a medici a gettone. Di certo l’incremento del 15% della spesa per il personale potrebbe aiutare, ma a condizione che le regioni utilizzino davvero queste risorse, quando arriveranno.
Una sola certezza: l’incertezza dei finanziamenti. E, allora, ancora una volta i tecnici del MEF assumono un ruolo determinante. Rigorosi quando si tratta di sanità, forse meno attenti quando di parla di finanziare il calcio, o ripianare i debiti Telecom, o per il passato, di finanziare superbonus da oltre 100 miliardi”.
Inoltre ricordiamo al Ministro della salute, e al Governo, – ribadiscono Di Silverio e Quici – che è ancora in vigore la legge (n. 124/1998), che il Parlamento approvò per riconoscere ai cittadini il diritto di usufruire della prestazione in intramoenia con il pagamento del solo ticket, se dovuto, qualora le attese nel pubblico superassero i tempi previsti dalla normativa. Sarebbe ora che si intervenisse per garantirne l’esigibilità su scala nazionale”.
La nostra risposta a provvedimenti punitivi o puramente cosmetici sarà dura, a partire dal rifiuto di svolgere prestazioni aggiuntive, che ricordiamo essere su base volontaria. Vorrà dire che ci limiteremo a svolgere il lavoro ordinario come definito dal CCNL. Il professionista che opera nella sanità pubblica – concludono Di Silverio e Quici – va gratificato, non aggredito o utilizzato come capro espiatorio. Anche per il bene dello stesso Servizio sanitario nazionale e dei cittadini che vi si rivolgono”.

Emilio Augusto Benini, Presidente Fand – Associazione Italiana Diabetici

«I due provvedimenti approvati dal Consiglio dei Ministri  in materia di contrasto alle liste d’attesa in sanità rappresentano un passo significativo che va nella buona direzione di supportare le persone con diabete e, in generale, le persone con malattie croniche», dichiara il Presidente Fand – Associazione Italiana Diabetici, Emilio Augusto Benini, «Quella delle liste d’attesa è una delle più grandi emergenze del nostro sistema sanitario, per di più aggravatasi in conseguenza della recente esperienza del Covid, ed è importante che da parte del Governo ci sia stato questo segnale di presa in carico del problema». «A nome della Fand e di tutte le persone con diabete che vi aderiscono, esprimo quindi plauso per questo intervento da parte del Governo che sicuramente va nella direzione di supporto alle tante persone con malattie che comportano complicanze e comorbidità», aggiunge il Presidente Benini. «Ora l’auspicio è che, affinché questo piano si possa implementare, si trovi la condizione di accordo con tutte le Regioni affinché quanto previsto venga applicato in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Il nostro appello come organizzazione di pazienti è che il Governo sappia individuare gli strumenti che, nel rispetto delle loro competenze, facilitino le Regioni nell’attuazione di quanto previsto, incentivando quanto più possibile l’adesione e la fattiva realizzazione delle misure che possano contrastare l’emergenza liste d’attesa. Solo con la piena collaborazione di tutte le parti, infatti, si potrà fare fronte a questa criticità annosa del nostro sistema che rappresenta, ad oggi, un forte ostacolo al pieno esercizio del diritto alla salute da parte dei cittadini, e ancora di più da parte di quelli più fragili, come le persone con diabete e con malattie croniche».

Pina Onotri, Segretario Generale SMI

Prendiamo atto della volontà di risolvere l’annoso problema delle liste di attesa che si è venuto ad intensificare soprattutto nel periodo post covid  e siamo contenti che finalmente la sanità ritorni al centro del dibattito politico, ancorché  svolto in periodo elettorale. Per quanto riguarda le soluzioni prospettate siamo del parere che, invece, di shiftare verso il privato accreditato che in questo momento sembra essere l’unica soluzione per evadere le lunghe liste di attesa, riteniamo indispensabile un maggior investimento sul sistema pubblico, sugli uomini e sulle donne che ci lavorano” così Pina Onotri, Segretario Generale Sindacato dello SMI. “Le cause delle liste di attesa sono d’attribuire a dieci anni di tagli. Riteniamo, per questo, che bisognerebbe affrontare in modo strutturale le cause dell’inefficienze delle aziende sanitarie, evitando di trasferire ulteriori prestazioni verso soggetti privati e impoverendo, di più, il SSN pubblico. Basta scorrere le statistiche in chiaroscuro per medici di famiglia e pediatri in Italia. Le due categorie dell’assistenza territoriale nell’insieme continuano a perdere pezzi. Il numero di pensionati e di esodi imminenti resta alto; così come tra il 2010 e il 2020 in Italia sono stati chiusi 111 ospedali, 113 Pronto Soccorso e tagliati 37000 posti letto”.
“Sono queste le principali cause che determinano le liste di attesa per la fruizione di prestazioni ambulatoriali e di ricovero da parte dei cittadini nel nostro Paese”. “Occorrono prevedere investimenti ingenti per il SSN con un diverso rapporto PIL/ spesa sanitaria per assicurare l’erogazione delle prestazioni entro tempi adeguati rispetto alla patologia e alle necessità di cura, assicurando a tutti i cittadini italiani la fruizione dei Livelli Essenziali di Assistenza”.

Francesco Esposito, segretario nazionale di Fmt

Positivo (anche se tra luci ed ombre) il via libera in Consiglio dei Ministri al decreto-legge e all’iter del disegno di legge per l’abbattimento delle liste d’attesa, interessante il passaggio sulla diagnostica di I livello per i medici di famiglia, ma per la Federazione dei Medici Territoriali-FMT continua a mancare una visione di insieme sulla modernizzazione della sanità pubblica e del territorio e un investimento forte sulla valorizzazione dei medici. Per Francesco Esposito, segretario nazionale di Fmt: “Siamo sulla buona strada se si implementasse davvero la diagnostica di 1 livello negli studi di medicina generale. Non a parole, però, come già avvenuto nel passato, dove analoghi stanziamenti sono rimasti lettera morta. Si utilizzino i fondi già stanziati negli scorsi anni e si mettano in campo anche quelli del Pnrr (per il biennio 2024-26) per poter acquistare la strumentazione per quegli ambulatori ed UCCP AFT, che già sono una seria ed efficace risposta per i cittadini; e che concorrono con grande sforzo a ridurre le liste di attesa. Se ridiamo al medico di famiglia il ruolo di primo front-office del SSN, quella centralità che gli è stata espropriata, se ricostruiamo quell’autonomia clinica e organizzativa che è stata demolita con compiti impropri e burocratici, e mettiamo anche a disposizione strumenti, personale e risorse adeguate (anche sul piano dei compensi e del recupero delle spese), allora valorizzeremo davvero i medici di medicina generale e miglioreremo la qualità dell’offerta per i pazienti”.

Silvia Vaccari presidente FNOPO

I due provvedimenti approvati ieri Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente, Giorgia Meloni, e del Ministro della Salute, Orazio Schillaci, se applicati nei tempi e nei modi previsti, rappresentano un ottima risposta all’ ‘emergenza liste di attesa’, con il cui il Sistema Sanitario Nazionale si trova a fare i conti, ormai, da troppi anni. E in modo ancora più evidente a seguito della pandemia da Covid-19”. È Silvia Vaccari, la Presidente della FNOPO, la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Ostetrica, a plaudire all’approvazione del decreto-legge e del disegno di legge che introducono misure per la riduzione dei tempi delle liste d’attesa e per garantire le prestazioni sanitarie.
Si tratta di una risposta concreta che le Istituzioni offrono ai cittadini: troppi finora hanno dovuto rinunciare alle cure poiché impossibilitati, di fronte a tempi di attesa eccessivi, a pagarsi le prestazioni di tasca propria. In particolare, sarà di primaria importanza assicurare che tutte le novità introdotte dai due provvedimenti siano applicate in modo equo su tutto il territorio nazionale. In tal senso, risultano fondamentali sia la ‘Piattaforma nazionale delle liste di attesa’ che l’ ‘Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria’ introdotti dal decreto legge”, continua la presidente della FNOPO.
Siamo felici che la medesima attenzione sia stata riservata anche a tutto il personale, dai medici ai professionisti sanitari che, attraverso il loro lavoro, compreso quello straordinario, contribuiranno alla messa in pratica di quanto previsto dai due provvedimenti – continua la Presidente Vaccari -. Mi riferisco in particolare alla deroga prevista nel disegno di legge ‘Misure di garanzia sulle prestazioni sanitarie’ che consente alle regioni e le province autonome di aumentare, entro un limite massimo, il tetto di spesa ai fini dello smaltimento delle liste d’attesa e di destinare alla contrattazione integrativa risorse aggiuntive per valorizzare le professionalità dei dirigenti sanitari e degli operatori delle professioni infermieristiche, ostetriche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione”.
 “Se da anni il nostro SSN si trova a fare in conti con le liste di attesa, è da altrettanto lungo tempo, infatti, che arranca a causa della carenza di personale sanitario. Secondo le più recenti stime della FNOPO, ottenute grazie al contributo dei singoli OPO, le Ostetriche/i in Italia sono 21.038, tra queste 642 operano in regime libero professionale. Significa che oltre 600 Ostetriche/i, o meglio quelle tra loro interessate ad un impiego pubblico, sarebbero immediatamente arruolabili nel SSN ai fini dello smaltimento delle liste d’attesa – sottolinea la Presidente della FNOPO -. Positiva l’agevolazione fiscale prevista per il lavoro straordinario: chi svolgerà degli straordinari nell’ambito dei piani di riduzione delle liste d’attesa, a seguito dell’entrata in vigore del decreto, godrà di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali, che riduce al 15% il prelievo tributario sugli emolumenti percepiti. Un riconoscimento, seppur parziale, alla nostra professionalità ed a quella di tutti i medici e professionisti sanitari che, ancora oggi, percepiscono salari tra i più bassi d’Europa”, conclude la Presidente Vaccari.

Angelo Testa, presidente Snami

“Come forza sindacale-dice Angelo Testa, presidente nazionale Snami,- accogliamo con favore il ddl volto a migliorare la trasparenza e l’efficienza nella gestione delle liste d’attesa. La creazione di una piattaforma nazionale interoperabile rappresenta un passo avanti significativo verso un sistema sanitario più accessibile e snello, in linea con gli obiettivi e dei percorsi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Crediamo che il riconoscimento dell’importanza di un sistema centralizzato che possa monitorare e migliorare le prestazioni sanitarie a livello nazionale sia  il viatico per ripartire ,alla condizione che questo sia solo il primo passo. Tuttavia, come Medici di Medicina Generale, riteniamo che sia necessario fare di più per garantire una sanità davvero efficace e vicina ai cittadini. Invitiamo il Ministero della Salute -conclude il leader dello Snami-a considerare maggiormente la medicina generale , anche a tutela delle prestazioni rivolte ai nostri pazienti. Il tutto nell’ottica, anche nostra, di rafforzare il percorso di un sistema sanitario pubblico solidale e universalistico, per evitare che chi non ha mezzi e non può pagare debba cessare le cure”.

 

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