A Roma il confronto promosso in occasione della presentazione del volume “Nuove sfide per le Medical Humanities”, edito da Kos Editrice. Al centro del dibattito intelligenza artificiale, responsabilità delle decisioni, formazione dei professionisti e qualità della relazione di cura
Una medicina sempre più avanzata sul piano scientifico e tecnologico, ma capace di mantenere al centro la persona, la responsabilità delle scelte e la qualità della relazione di cura. È questa la sfida emersa dall’incontro “Nuove sfide per le Medical Humanities”, svoltosi a Roma presso l’Istituto Luigi Sturzo in occasione della presentazione dell’omonimo volume edito da Kos Editrice.
Il confronto ha posto al centro una delle questioni destinate a incidere maggiormente sull’evoluzione dei sistemi sanitari: come accompagnare il progresso scientifico e tecnologico preservando ascolto, discernimento, responsabilità e dimensione umana della cura.
La medicina contemporanea è attraversata da trasformazioni sempre più rapide. All’ampliamento delle possibilità diagnostiche e terapeutiche si affianca una crescente consapevolezza dei diritti dei cittadini. Il paziente non è più soltanto destinatario della cura, ma soggetto informato e partecipe delle decisioni che riguardano la propria salute, titolare del diritto all’informazione, alla libertà di scelta e all’autodeterminazione.
In questo scenario, Medical Humanities e bioetica assumono un ruolo sempre più rilevante, soprattutto nei contesti in cui protocolli clinici e regole professionali, da soli, non sono sufficienti a dare risposta alla complessità delle decisioni. Dignità della persona, responsabilità, equità e pari accesso alle cure diventano così dimensioni da integrare stabilmente nell’organizzazione e nella pratica sanitaria.
Un’attenzione particolare è stata dedicata all’intelligenza artificiale applicata alla medicina. Le nuove tecnologie possono offrire opportunità importanti nella diagnosi, nella ricerca, nell’organizzazione dei servizi e nella personalizzazione delle cure, ma il loro utilizzo apre allo stesso tempo questioni che riguardano la responsabilità delle decisioni, la trasparenza degli algoritmi, la protezione dei dati e il ruolo che deve continuare a essere affidato alla relazione tra professionista e paziente.
Il confronto ha riunito competenze provenienti dal mondo delle istituzioni, della medicina, della sociologia, della bioetica e dell’accademia, con l’obiettivo di portare la riflessione sulle Medical Humanities oltre il solo terreno culturale e inserirla nelle questioni concrete che riguardano la formazione dei professionisti, l’organizzazione dei servizi sanitari e la qualità delle relazioni di cura.
Hanno partecipato all’incontro Mariapia Garavaglia, già Ministro della Sanità; Paola Binetti, medico e docente universitaria; Carla Collicelli, sociologa del welfare e della salute; Paolo Petralia, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e vicepresidente FIASO; Lucio Romano, medico e docente di Bioetica; e Antonio Magi, presidente Omceo di Roma.
Dal dibattito è emersa una prospettiva che riguarda direttamente il futuro dei sistemi sanitari: l’innovazione non può essere valutata soltanto in base alla capacità di introdurre nuove tecnologie, ma anche rispetto alla capacità di utilizzarle garantendo responsabilità, equità, qualità delle relazioni e centralità della persona.
La sfida delle Medical Humanities diventa così una sfida per l’intero sistema sanitario: costruire una medicina sempre più avanzata, senza che il progresso tecnologico comporti una perdita della sua dimensione umana.
























