Il vice segretario nazionale FIMMG, Alessandro Dabbene, ci parla di attrattività della medicina generale e richiama la necessità di partire dal percorso universitario, dall’aggiornare il corso post laurea, ridurre la burocrazia e costruire modelli organizzativi capaci di sostenere i giovani medici
La carenza di medici di medicina generale è una delle criticità più rilevanti per il Servizio sanitario nazionale, soprattutto nelle aree più lontane dalle grandi città, dove interi territori rischiano di restare scoperti dall’assistenza di base. Per Alessandro Dabbene, vice segretario nazionale Fimmg, rendere più attrattiva questa professione significa intervenire su più livelli: formazione universitaria, corso specifico post laurea, identità professionale, organizzazione degli studi, riduzione del carico burocratico e migliore equilibrio tra lavoro e vita privata.
“Il problema della carenza di medici di medicina generale in Italia è un problema importante. Mancano migliaia di medici, soprattutto nelle zone più lontane dalle grandi città, e intere aree risultano scoperte dell’assistenza di base che la medicina generale garantisce. Come può rendersi più attrattiva la medicina generale, in modo da far arrivare i più giovani medici verso questa professione? Prima di tutto penso che la medicina generale debba essere conosciuta già durante l’università. Oggi il percorso universitario non prevede, né dal punto di vista teorico delle lezioni né rispetto ai tirocini, la medicina generale. Quindi i giovani non sanno che cos’è la medicina generale, non la conoscono e molto spesso, solo per questo motivo, non la scelgono. Poi bisogna riformare il corso di medicina generale, il corso post laurea, il cui programma didattico è fermo a 30 anni fa, e quindi evolvere nei contenuti dal punto di vista scientifico, dal punto di vista dell’organizzazione del territorio, dal punto di vista dell’utilizzo di diagnostica di primo livello che si può tranquillamente utilizzare all’interno degli studi della medicina generale. In questo momento la nostra professione è in profondo cambiamento, quindi diventa anche un po’ più difficile, da parte del giovane medico, scegliere una professione la cui identità non è così chiara come lo era una volta. Se tutti immaginano e sanno qual è l’attività che svolge un chirurgo, è più difficile dire che cosa fa oggi un medico di medicina generale.
Dobbiamo quindi arrivare a stabilizzare questo cambiamento che la medicina generale sta affrontando e, a quel punto, non mostrare un lato negativo della medicina generale, come per esempio quello della burocratizzazione eccessiva. Ci sono alcuni aspetti della nostra professione che devono assolutamente cambiare, come l’eccesso di burocrazia, che diventa preponderante rispetto al rapporto con il paziente o rispetto agli aspetti clinici, più strettamente medici e relazionali, che il medico di medicina generale deve avere con i propri pazienti. Il giovane medico deve sapere che, quando diventa medico di medicina generale, si ritrova all’interno di un’organizzazione che lo supporta: équipe di medici che lavorano insieme, professioni come l’infermiere, supporto amministrativo che sostenga la sua attività. Oggi, invece, molti medici, quando aprono il proprio studio, sono ancora da soli e rischiano poi di lasciare la professione troppo in fretta, perché vengono travolti dalla burocrazia, dai pazienti, dalle aspettative. Non hanno un aiuto da parte di colleghi o da parte di personale che possa lavorare con loro. Infine, un aspetto su cui dobbiamo sicuramente fare dei cambiamenti è rendere il nostro lavoro meno incompatibile con la vita del medico. Oggi c’è un iper lavoro legato alla burocrazia, alle richieste dei pazienti, a un numero di pazienti sempre maggiore, con meno medici e più pazienti per medico. Il lavoro nelle Case della Comunità, o l’attività oraria nelle Aft o nella continuità assistenziale, non possono sommarsi a un massimale di assistiti sempre più anziani, sempre più malati e quindi con esigenze di assistenza sempre maggiori. C’è un sovraccarico lavorativo che sta diventando insostenibile, che è diventato insostenibile. Una migliore organizzazione del lavoro e una maggiore flessibilità del ritmo vita-lavoro sono sicuramente aspetti che devono cambiare per rendere più attrattiva la nostra professione”.
























