Le potenzialità della medicina nucleare crescono ma per Maria Luisa De Rimini, Presidente dell’Associazione Italiana di Medicina Nucleare. Imaging Molecolare e Terapia, restano aperte criticità legate a personale, organizzazione e disomogeneità territoriale
Presidente, l’AIMN lancia un appello chiaro: più tirocini e reparti aperti agli studenti. Qual è oggi il principale ostacolo che impedisce ai giovani medici di avvicinarsi davvero alla medicina nucleare?
L’ostacolo principale è, purtroppo, una sorta di temporanea “invisibilità” accademica e clinica. Molti studenti di medicina incontrano la nostra disciplina solo in modo teorico o per pochissime ore durante il corso di studi. Se non “entri” fisicamente in un reparto, se non vedi come la tecnologia si fonde con la biologia molecolare, non puoi innamorartene. Scontiamo ancora un retaggio culturale che vede la medicina nucleare come una branca “di nicchia” o puramente diagnostica. Dobbiamo favorire l’accesso controllato alle unità operative di medicina nucleare per i tirocinanti e mostrare loro che qui si scrive il futuro della terapia personalizzata. L’innovazione che i giovani cercano è già qui: dobbiamo solo aprire le porte.
La medicina nucleare è sempre più centrale nella medicina di precisione, soprattutto con la teranostica: quanto è pronta la rete italiana a sostenere questa evoluzione?
L’Italia vanta eccellenze assolute e una tradizione di ricerca nella teranostica — l’approccio che vede l’uso di una stessa molecola sia per la diagnosi che per la terapia — che ci pone ai vertici europei. Tuttavia, la rete è a “macchia di leopardo”.
Per sostenere questa evoluzione servono due pilastri: infrastrutture, con adeguamento dei posti letto per la terapia radiometabolica, laddove necessario per trattamenti con necessità di degenza ordinaria o di day hospital, ambulatori adeguati alla gestione del volume dei pazienti esterni; -Competenze professionali: non basta la “macchina”, serve il personale qualificato. L’indicazione alla teranostica per il paziente nasce dalla richiesta di team multidisciplinari e multiprofessionali, è validata dal medico nucleare, che diventa attore protagonista della procedura, affiancato dalla figura del fisico sanitario, come da normativa vigente (Dlgs 101/2020). Siamo pronti culturalmente, ma servono investimenti strutturali e sostenibilità operativa per non sprecare questo vantaggio competitivo.
Oggi il numero di specialisti è sufficiente o rischiamo una carenza strutturale?
Il rischio non è futuro, è già presente. Se analizziamo l’aumento esponenziale delle indicazioni cliniche per esami PET/CT e per i nuovi trattamenti teranostici, appare evidente che il numero attuale di specialisti è sottodimensionato rispetto alla domanda di salute. Senza una revisione al rialzo dei fabbisogni e un aumento di copertura delle borse di studio nelle Scuole di Specializzazione, rischiamo un imbuto operativo: avremo farmaci innovativi rivoluzionari e macchinari di ultima generazione, ma non abbastanza medici nucleari per gestire i pazienti. Non possiamo permetterci che la carenza di personale diventi il collo di bottiglia dell’innovazione oncologica.
Tutti i cittadini hanno le stesse opportunità o persistono forti differenze territoriali?
È un tasto dolente che come AIMN monitoriamo con attenzione. Il PNRR ha mitigato notevolmente il gap geografico inerente alla disponibilità di apparecchiature di ultima generazione (come le PET ad esempio), ma resta più disomogenea la possibilità di accesso alle terapie con radioligandi. La medicina di precisione non può essere un privilegio legato al codice postale; la digitalizzazione e una migliore programmazione regionale sono i binari su cui dobbiamo muoverci per colmare questo divario. Molti pazienti sono ancora costretti a lunghi viaggi della speranza per ricevere trattamenti che dovrebbero essere garantiti in modo uniforme e sostenibile per tutte le strutture dai LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e DRG specifici mirati.
Qual è la sfida che oggi sente più urgente e che non possiamo permetterci di rinviare?
Se devo scegliere, dico la Sostenibilità dell’Innovazione in genere ed in particolare quella legata al Personale. Possiamo acquistare la tecnologia più sofisticata, ma sono le “teste” e le mani dei professionisti a farla funzionare. La sfida urgente è rendere la nostra disciplina attrattiva e garantire che il sistema sanitario riconosca il valore clinico ed economico della medicina nucleare. Investire oggi in un giovane medico nucleare significa garantire, tra cinque anni, una diagnosi precoce e una terapia efficace a migliaia di pazienti. Il tempo della programmazione è adesso; rinviare significa negare il futuro della medicina ai nostri cittadini.
























