Ok del Cdm alle norme per sbloccare le liste d’attesa

Giu 4, 2024 | Governo e Parlamento

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge e al disegno di legge che mira a garantire ai cittadini prestazioni nei tempi corretti da parte del Ssn. Abolito il tetto di spesa per l’assunzione di personale del Servizio sanitario nazionale

Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi il decreto legge e il disegno di legge per l’abbattimento delle liste di attesa delle prestazioni del Servizio sanitario nazionale. Al termine della riunione il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha tenuto una conferenza stampa per illustrare i due provvedimenti. Il Ministro ha sottolineato i due cardini del Decreto legge: da un lato, un sistema che consente ai cittadini di ottenere prestazioni nei tempi di attesa corretti a carico del Servizio sanitario nazionale anche attraverso il ricorso all’intramoenia e ai privati accreditati,  dall’altro l’abolizione del tetto di spesa per l’assunzione di personale del Servizio sanitario nazionale. Il decreto-legge (bozza) è costituito da 6 articoli di carattere regolamentare e il Ddl (bozza) con le misure di spesa, che contengono misure urgenti per la riduzione dei tempi delle liste d’attesa e le prestazioni sanitarie. Tra le novità: l’istituzione di una piattaforma nazionale presso Agenas per il monitoraggio reale dei tempi di attesa per ogni singola regione; l’implementazione del sistema di prenotazione con un Cup unico regionale e interregionale sia degli erogatori pubblici sia dei privati, accreditati in ospedale e ambulatorio; liste aperte, sempre; esami diagnostici e visite anche nei giorni di sabato e domenica; flat tax del 15% sul lavoro straordinario per gli operatori sanitari e sulle prestazioni, per abbattere le liste d’attesa, con una copertura assicurata di 250 milioni di euro.

Le Regioni assegneranno ai direttori generali delle aziende sanitarie alcuni obiettivi annuali sulla riduzione delle attese. Il mancato raggiungimento potrà determinare la sospensione dall’elenco nazionale dei direttori per un periodo di 12 mesi. Anche gli specializzandi verranno chiamati per abbattere le liste d’attesa. Confermate inoltre le misure di contrasto contro il fenomeno dei gettonisti: possibili assunzioni con contratti di lavoro autonomo. E anche in farmacia si potranno svolgere alcune prestazioni come analisi del sangue e tamponi mentre andrà attivata la diagnostica di primo livello negli studi dei medici di famiglia. “Per il 2024 il tetto di spesa per il personale sanitario passerà, per le regioni che ne facciano richiesta, dal 10 al 15%, mentre a partire dal 1° gennaio 2025 aboliremo il tetto di spesa”, ha detto il ministro Schillaci in conferenza stampa. ”I direttori generali di Asl e ospedali dovranno far rispettare i tempi certi per le prestazioni o  con la possibilità dell’intramoenia o con il privato convenzionato”. Sono previste quote premiali per le Regioni che rispetteranno gli obiettivi di riduzione delle liste, mentre i direttori generali di Asl riceveranno incrementi o al contrario decurtazioni del 10% della retribuzione di risultato sulla base del raggiungimento o meno degli obiettivi.

Giorgia Meloni: passi in avanti significativi

“Avevamo promesso ai cittadini che ci saremmo occupati di due problemi che in passato non sono mai stati affrontati efficacemente, ovvero l’abbattimento delle liste d’attesa e la cronica carenza di medici e personale sanitario. Questa mattina lo abbiamo fatto. La sanità chiaramente è di competenza delle Regioni dalla riforma del Titolo V del 2001 fatta dalla sinistra e quindi le liste d’attesa competono alle Regioni, ma noi abbiamo deciso di fare la nostra parte per aiutare le Regioni ad affrontare questo problema. Con la Legge di bilancio avevamo portato il fondo sanitario al suo livello più alto di sempre con 134 miliardi di euro nel 2024. Avevamo destinato oltre 500 milioni di euro per l’abbattimento delle liste d’attesa”. Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni presentando i provvedimenti approvati dal Consiglio dei Ministri. “Con i provvedimenti che abbiamo portato oggi in Consiglio dei Ministri – ha aggiunto – facciamo dei passi in avanti molto significativi. 
Prima di tutto istituiamo un sistema nazionale di monitoraggio delle liste d’attesa, regione per regione, prestazione per prestazione, per capire dove sia necessario intervenire e in che modo. È, dal nostro punto di vista, uno strumento fondamentale ma che incredibilmente non esisteva fino ad oggi perché evidentemente nessuno prima di noi ci aveva pensato.

L’altra novità fondamentale che rendiamo obbligatorio per legge è il meccanismo per il quale il medico che fa la prescrizione deve anche indicare la priorità e il tempo massimo di attesa possibile per quella prescrizione. Le Regioni non potranno più chiudere le liste d’attesa e dovranno organizzarsi per rispettare queste tempistiche. Chiaramente aiutiamo le Regioni a fare questo lavoro, prevedendo che le Regioni possano far ricorso se non riescono a rispettare i tempi anche alle prestazioni intramoenia, cioè quelle che i medici fanno a livello ambulatoriale nelle strutture pubbliche e alle strutture private accreditate.
I cittadini pagheranno solo il ticket e la differenza in termini di costo che dovranno sostenere le Regioni sarà coperta dalle risorse che lo Stato ha stanziato in Legge di bilancio per l’abbattimento delle liste d’attesa. Allo stesso tempo prevediamo delle norme per evitare abusi nell’attività di intramoenia, stabiliamo cioè che le ore di attività libero-professionale non possano in nessun caso superare le ore di attività in ospedale; prevediamo ancora che le visite e le prestazioni sanitarie si possano fare anche fuori dal normale orario, anche di sabato, anche di domenica; interveniamo sulla carenza di medici. Per il 2024 il tetto di spesa per le assunzioni sale dal 10 al 15% e dal 2025 lo aboliamo del tutto e lo sostituiamo con un meccanismo capace di calcolare realmente il fabbisogno del personale territorio per territorio.

Contemporaneamente  – ha aggiunto il presidente del Consiglio – puntiamo a contrastare la pratica odiosa dei cosiddetti “medici gettonisti”, problema del quale ci siamo occupati fin dal nostro insediamento, mandando i NAS nelle strutture sanitarie e riscontrando abusi incredibili. Detassiamo le retribuzioni dei medici per le prestazioni aggiuntive che servono ad abbattere i tempi delle liste d’attesa, prevediamo un maggiore coinvolgimento degli specializzandi. 
In tutto questo stiamo aumentando i posti a medicina, arriveremo ad avere a disposizione 30 mila studenti in più in pochi anni e stiamo lavorando anche per superare finalmente la lotteria dei test d’ingresso a medicina.

Accompagniamo tutto questo con un sistema di controlli, premialità e sanzioni, istituendo uno specifico organismo di controllo presso il Ministero della Salute e prevedendo che i dirigenti delle aziende sanitarie che rispetteranno gli obiettivi di riduzione delle liste d’attesa avranno più soldi, mentre quelli che non li rispetteranno ne avranno di meno. 

Dunque maggiori responsabilità per tutti, per lo Stato, per le Regioni, per i dirigenti delle Asl, ma anche per i cittadini, che in questo devono anche loro darci una mano. Se da una parte noi garantiamo l’aumento dell’offerta di visite e prestazioni anche attraverso l’obbligo per ogni CUP regionale di avere la disponibilità sia delle prestazioni fornite dalle strutture pubbliche, sia di quelle fornite dal privato accreditato, dall’altra parte un cittadino che prenota una visita e non può andare, deve disdire, perché altrimenti quello sarà tempo perso anche per gli altri.
Quindi per rispetto a chi è in fila, i cittadini che non annulleranno la prestazione e non si presenteranno dovranno comunque pagare il ticket anche se in misura ridotta. 

Queste sono le novità principali dei due provvedimenti che abbiamo approvato oggi, un decreto legge e un disegno di legge, che ci tenevo a farvi conoscere. Sono provvedimenti molto articolati che contengono anche tante altre misure. Penso agli oltre 500 milioni di euro di fondi europei che stiamo destinando alle Regioni del Sud per acquistare macchinari e formare il personale sanitario; penso allo stanziamento straordinario di 60 milioni per i dipartimenti di salute mentale, in un tempo nel quale il tema della salute mentale sta diventando sempre più preoccupante.
Io sono soddisfatta di questo lavoro che abbiamo fatto – ha concluso Meloni – desidero ringraziare il Ministro della Salute, chiaramente c’è ancora molto da fare, ne siamo consapevoli, e intendiamo monitorare costantemente i risultati che daranno questi provvedimenti, ma io penso che siamo sulla strada giusta”.

La nota del Cdm

1. Misure urgenti per la riduzione dei tempi delle liste di attesa delle prestazioni sanitarie (decreto-legge)

Il decreto prevede l’istituzione, presso l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari (AGENAS), della Piattaforma nazionale delle liste di attesa, interoperabile con le piattaforme delle liste di ciascuna regione e provincia autonoma, in coerenza con l’obiettivo «Potenziamento del Portale della Trasparenza» previsto dal PNRR. Attraverso il monitoraggio dei dati, nell’ambito del controllo delle agende di prenotazione, si potrà attivare un meccanismo di audit per le aree ove si rilevino inefficienze o anomalie.

Inoltre, al fine di rafforzare le attività di monitoraggio e controllo del Sistema nazionale di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria (SIVeAS), si istituisce presso il Ministero della salute l’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria, con il compito di verificare il corretto funzionamento del sistema di gestione delle liste di attesa e dei relativi piani operativi per il recupero. L’Organismo, con il supporto dei Carabinieri per la tutela della salute, potrà accedere presso vari soggetti sanitari pubblici e privati accreditati per verificare e analizzare le disfunzioni delle agende di prenotazione su segnalazione dei cittadini, degli enti locali e delle associazioni di categoria degli utenti; inoltre, al fine di corrispondere a segnalazioni da parte di cittadini, potrà acquisire documentazione dalle regioni e dalle province autonome.

Gli esiti delle verifiche costituiscono elementi di valutazione ai fini dell’applicazione delle misure sanzionatorie e premiali nei confronti dei responsabili a livello regionale o aziendale, inclusa la revoca o il rinnovo dell’incarico.

Si prevede la convergenza al Centro unico di prenotazione (CUP) regionale o infra-regionale, già utilizzato per gli erogatori di servizi sanitari pubblici, anche degli erogatori privati accreditati, ospedalieri e ambulatoriali e si condiziona alla interoperabilità tra CUP pubblici e centri di prenotazione privati la stipula degli accordi contrattuali tra regioni e strutture sanitarie private per l’erogazione delle relative prestazioni sul territorio.

Si dispone l’attivazione da parte del CUP di un sistema di disdetta delle prenotazioni per ricordare la data di erogazione della prestazione e l’attivazione di sistemi di ottimizzazione delle agende di prenotazione, secondo linee guida omogenee di livello nazionale.

Inoltre, si stabilisce che vi siano agende dedicate per le prestazioni presenti nei percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (PDTA), si introduce il divieto per le aziende sanitare e ospedaliere di sospendere o chiudere le attività di prenotazione relative ai livelli essenziali di assistenza e si raddoppiano le sanzioni per la sospensione o chiusura delle attività di prenotazione.

Nell’eventualità che i tempi previsti dalle classi di priorità indicate dal Piano Nazionale di Governo delle liste di attesa 2019-2021 non possano essere rispettati, le direzioni generali aziendali dovranno garantire l’erogazione delle prestazioni richieste attraverso l’utilizzo dell’attività libero-professionale intramuraria o del sistema privato accreditato, anche al di fuori degli accordi contrattuali vigenti, sulla base della tariffa nazionale vigente. I direttori generali delle aziende sanitarie dovranno vigilare sul rispetto di tale disposizione, anche ai fini dell’esercizio dell’azione disciplinare e di responsabilità erariale nei confronti dei soggetti ai quali sia imputabile la mancata erogazione della prestazione nei confronti dell’assistito.

Si introduce un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali, che riduce al 15 per cento il prelievo tributario sugli emolumenti percepiti dal personale sanitario per gli straordinari svolti nell’ambito dei piani di riduzione delle liste d’attesa a seguito dell’entrata in vigore del decreto.

Si prevede che le visite diagnostiche e specialistiche siano effettuate anche nei giorni di sabato e domenica con orario prolungato. Presso ogni azienda sanitaria e ospedaliera è in ogni caso assicurato il corretto ed equilibrato rapporto tra l’attività istituzionale e la corrispondente attività libero-professionale.

2. Misure di garanzia sulle prestazioni sanitarie (disegno di legge)

Il testo introduce misure per la garanzia dei tempi di erogazione delle prestazioni sanitarie per la riduzione delle liste d’attesa.

Le norme prevedono, tra l’altro:

  • misure per garantire l’appropriatezza prescrittiva ed erogativa delle prestazioni sanitarie, evidenziando l’obbligo del medico curante di attribuire, nella propria prescrizione, la classe di priorità;
  • l’istituzione del Sistema nazionale di governo delle liste di attesa (SINGLA) comprensivo di strutture, strumenti, e competenze, volto a riunire in un unico organismo diverse funzionalità. Il SINGLA è governato da una Cabina di Regia, presieduta dal Ministero della salute;
  • il nuovo “Registro delle segnalazioni”, presso il Ministero della salute, che i cittadini possono utilizzare per segnalare disservizi in materia di prestazioni sanitarie;
  • la possibilità per regioni e province autonome di aumentare, entro un limite massimo, il limite di spesa ai fini dello smaltimento delle liste d’attesa e di destinare alla contrattazione integrativa risorse aggiuntive per valorizzare le professionalità dei dirigenti sanitari e degli operatori delle professioni infermieristiche, ostetriche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione;
  • deroghe per l’avvalimento degli specialisti ambulatoriali interni già in servizio a tempo indeterminato e l’incremento delle retribuzioni orarie delle prestazioni aggiuntive del personale medico;
  • la messa “a regime” della possibilità, per i medici specializzandi, di assumere, su base volontaria e fuori dal periodo di formazione, incarichi libero professionali per i servizi di emergenza del Servizio sanitario nazionale, per un periodo di 12 ore settimanali (in luogo delle attuali 8);
  • una deroga per consentire alle regioni e agli enti del SSN il reclutamento del personale sanitario dirigenziale e non, con contratto di lavoro autonomo anche di collaborazione coordinata e continuativa;
  • interventi sui limiti di spesa per l’acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati, prevedendo che tali limiti siano rideterminati nei seguenti valori: di 4 punti percentuali per l’anno 2025 e di 5 punti percentuali a decorrere dall’anno 2026. Si precisa che le risorse sono prioritariamente destinate alle prestazioni di ricovero e ambulatoriali, erogate dalle strutture sanitarie private accreditate dotate di pronto soccorso, inserite nella rete di emergenza;
  • la possibilità, per le aziende ospedaliere universitarie che non possono far fronte alle esigenze assistenziali con l’organico funzionale di tipo universitario, di stipulare contratti con il personale medico o sanitario anche con contratti a tempo indeterminato, oltre che a tempo determinato;
  • la possibilità, nell’ambito dei nuovi servizi assicurati dalle farmacie del Servizio sanitario nazionale, di dispensare anche i dispositivi medici necessari al trattamento dei pazienti in assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale;
  • l’estensione delle misure di premialità già previste a favore di determinate regioni, anche a quelle che garantiscono il rispetto dei tempi massimi di attesa per l’erogazione delle prestazioni sanitarie rientranti nei livelli essenziali di assistenza;
  • la corresponsione di un incremento della retribuzione di risultato fino al dieci per cento per i direttori generali delle ASL, delle aziende ospedaliere e degli altri enti del SSN, a seguito del raggiungimento degli obiettivi, e specifiche misure sanzionatorie in caso di mancato raggiungimento di quelli annuali relativi alla riduzione delle liste di attesa;
  • l’autorizzazione alla spesa di 60 milioni di euro annui dal 2026, per un triennio, per interventi nel campo della salute mentale e finalizzati al rafforzamento dei dipartimenti di salute mentale regionali, al reinserimento dei pazienti con disturbi mentali, alla presa in carico di soggetti con disturbi mentali e della nutrizione alimentare;
  • la deroga ai limiti di assunzione previsti per il personale che opererà per l’attuazione degli obiettivi;
  • l’istituzione della “Scuola Nazionale dell’Alta Amministrazione Sanitaria” che dovrà provvedere alla formazione dei dirigenti e dei direttori sanitari.
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