Payback, Conflavoro Pmi Sanità: “Già pagato per errori non commessi. Le Regioni non avranno altri soldi da noi”

Ago 31, 2026 | Voci

Il presidente Gennaro Broya de Lucia: “Insistere significa far chiudere centinaia di aziende italiane e indebolire la sanità”. Nei prossimi giorni sono previsti incontri con rappresentanti delle Regioni e dei Ministeri competenti

“Le Regioni devono prendere atto di una realtà: dalle piccole e medie imprese italiane dei dispositivi medici non potranno recuperare altri soldi. Insistere su qu esta strada significa mettere a rischio la sopravvivenza di centinaia di aziende che hanno già subito un prelievo insostenibile”. Lo afferma Gennaro Broya de Lucia, presidente di Conflavoro PMI Sanità, associazione del medtech italiano, intervenendo sulla vicenda del payback dispositivi medici. “Le nostre imprese – spiega – sono state chiamate a ripianare gli sforamenti della spesa sanitaria regionale relativi agli anni 2015-2018, attraverso la compensazione di crediti maturati per forniture regolarmente ordinate, effettuate e pure consegnate agli ospedali. In sostanza, aziende che hanno rispettato i propri contratti si sono viste sottrarre risorse per coprire squilibri di bilancio determinati da decisioni alle quali non hanno partecipato”. “È un meccanismo profondamente ingiusto – incalza Broya de Lucia – perché scarica sulle imprese la responsabilità di decisioni di spesa assunte dalle Regioni. Una logica che può forse essere sostenuta dai grandi gruppi f armaceutici, ma che rischia di essere letale per le PMI radicate sui territori”.
Secondo Conflavoro PMI Sanità: “numerose aziende stanno valutando la liquidazione delle proprie società”. “Se queste imprese chiuderanno – ammonisce Broya de Lucia – perderemo produzione, occupazione e concorrenza, ma anche la capacità di garantire ai nostri ospedali dispositivi medici prodotti e distribuiti sul territorio nazionale. E il danno per il Servizio sanitario sarà molto maggiore delle somme che si pretende di recuperare”.
Nei prossimi giorni sono previsti incontri con rappresentanti delle Regioni e dei Ministeri competenti. “È necessario che in quelle sedi si comprenda che insistere nelle richieste alle PMI non significa recuperare nuove risorse: significa rischiare di far chiudere le imprese. A questo punto bisogna chiedersi: qual è il senso di questa operazione? Chi ci guadagna?”. Conflavoro PMI Sanità chiede quindi un “confronto immediat o con le PMI del settore” per “individuare una soluzione che consenta alle aziende di superare questa fase e continuare a garantire prodotti, occupazione e presenza sul territorio”.
“La sostenibilità dei bilanci sanitari regionali – conclude Broya de Lucia – è una questione di spesa pubblica e non può essere scaricata retroattivamente su una sola categoria di imprese, estranea alle decisioni che hanno prodotto gli sforamenti. Le PMI del medtech hanno già pagato. Chiedere loro altro significa rischiare di chiuderle. E imprese che chiudono non generano più entrate: distruggono valore”.

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