Il presidente Simfer, Giovanni Iolascon, plaude alle nuove tariffe per la degenza e traccia la rotta verso i prossimi obiettivi
Presidente, parliamo delle Nuove tariffe per la degenza. Lei parla di traguardo storico. Perché?
Si tratta di una tappa cruciale perché la valorizzazione delle attività di riabilitazione erogate in regime di degenza era rimasta invariata dal 2012, a fronte di profondi cambiamenti nella modalità di erogazione dei servizi. E’ facile comprendere l’inadeguatezza delle tariffe finora applicate se pensiamo a due elementi che in questi anni hanno caratterizzato l’assistenza riabilitativa, ed in particolare le attività in regime di degenza.
Il primo è la crescente complessità dei casi che richiedono risposte efficaci ed aggiornate. Ciò a sua volta è dovuto a vari fattori: la presa in carico riabilitativa sempre più vicina alla fase di insorgenza della patologia, con una crescente pressione da parte delle unità per acuti a trasferire pazienti ancora in via di stabilizzazione; la crescente quota di persone con multimorbilità disabilitanti complesse, in parte legate all’invecchiamento della popolazione; l’estensione degli interventi a patologie che in passato avevano scarso accesso alla riabilitazione, e in cui essa ha ora dimostrato efficacia, come ad esempio le patologie oncologiche.
Il secondo fattore è l’evoluzione delle tecnologie a supporto del percorso riabilitativo, che consentono una sempre maggiore personalizzazione degli interventi e precisione nella valutazione e definizione degli obiettivi. In molti casi – penso ad esempio alle tecnologie robotiche – si tratta di strumenti che richiedono investimenti considerevoli, anche in termini di formazione del personale. Non dimentichiamo poi che la risorsa più importante per la riabilitazione è quella rappresentata dal capitale umano; le competenze dei professionisti vanno continuamente aggiornate e adeguate alla crescente rapidità dell’evoluzione delle conoscenze. Non ci si stupisce mai se l’uso di costose strumentazioni di imaging viene periodicamente interrotto per manutenzione; deve diventare altrettanto routinario prevedere lo spostamento periodico del personale dal servizio clinico a momenti di formazione e aggiornamento, cui vanno dedicate specifiche risorse.
Quanto è importante la collaborazione tra istituzioni e professionisti e secondo lei ci sono margini per fare di più?
E’ importante sottolineare che il percorso di adeguamento tariffario – che auspichiamo sia davvero giunto alla sua conclusione – sarebbe un risultato parziale ai fini del miglioramento dei servizi se non fosse accompagnato dall’importante revisione di criteri e strumenti di codifica delle attività riabilitative in regime di degenza che è stata compiuta recentemente. La nuova scheda di dimissione ospedaliera con elementi riabilitativi (la cosiddetta SDOr), adottata a partire dal 2024, è uno strumento essenziale per una corretta descrizione della situazione clinico-funzionale, del fabbisogno di cura e dell’impiego di risorse. Ciò è premessa necessaria alla valutazione dell’appropriatezza degli interventi, alla confrontabilità dell’assistenza erogata nelle diverse strutture, nonché al monitoraggio delle risorse impiegate e degli esiti delle cure. Si tratta di fattori importanti per un settore – la degenza riabilitativa e la lungodegenza- che nel 2023 ha comportato circa dieci milioni di giornate di ricovero, pari al 18% di tutte le giornate erogate negli istituti pubblici e privati italiani.
Bisogna ricordare che, con il vecchio sistema di codifica, casi di pazienti con gravità di compromissione funzionale e di fabbisogno terapeutico completamente diversi venivano codificati nello stesso modo, solo sulla base della diagnosi eziologica. Mentre è noto che una stessa patologia di base (ad esempio ictus, o frattura) può comportare conseguenze disabilitanti estremamente diverse.
E’ quindi motivo di grande soddisfazione per la nostra comunità professionale, e per la SIMFER in particolare, aver contribuito in modo rilevante ad entrambi i percorsi. L’inserimento nella SDOr di strumenti specifici di valutazione del livello funzionale e del fabbisogno riabilitativo, nonché di criteri di codifica delle patologie orientati più alle conseguenze funzionali che non agli aspetti fisiopatologici, è stato possibile grazie al continuo e produttivo confronto e collaborazione con le istituzioni, in particolare con la Direzione e Dipartimento della Programmazione del Ministero della Salute. Molti colleghi fisiatri soci della Simfer, insieme ad altri specialisti ed esperti, hanno collaborato nel corso degli anni alla messa a punto degli strumenti, alla formazione degli operatori, alla fase di sperimentazione, e sono tuttora impegnati nell’analisi dei dati. E’ indubbio che, oltre al valore cruciale di questi strumenti nella gestione ordinaria dei servizi, si stia costituendo un patrimonio di dati che potranno essere preziosi per la programmazione futura, e potenzialmente utilizzabili a scopo di ricerca.
Il prossimo traguardo che Simfer si pone di raggiungere?
Confermiamo la piena disponibilità della Società Scientifica a proseguire a tutti i livelli la collaborazione con le Istituzioni, sia a livello nazionale che regionale e locale, per contribuire a rendere i servizi riabilitativi sempre più aderenti alle necessità dei cittadini. In particolare, vorremmo contribuire nel breve termine a supportare i professionisti nell’utilizzo dei nuovi strumenti di codifica, in modo che il loro impiego non sia visto come un ulteriore adempimento ma come un’opportunità per valutare, orientare e migliorare la loro pratica quotidiana.
Altri aspetti su cui la Simfer intende impegnarsi sono l’elaborazione di proposte per l’inserimento di indicatori specifici per la riabilitazione nei sistemi di valutazione dei risultati delle cure (come il Piano Nazionale Esiti), e l’elaborazione di strumenti validati e condivisi per la descrizione delle attività riabilitative erogate a livello territoriale ed ambulatoriale. In quest’ultimo settore, che pure è stato oggetto di recenti importanti interventi normativi (come il recente DM77), la Simfer rimarca una scarsa attenzione all’assistenza riabilitativa, che pure è un elemento cruciale nella gestione extraospedaliera di molte condizioni, in particolare nell’ambito della cronicità. Intendiamo sviluppare e proporre sistemi di registrazione delle attività svolte in questi settings, in modo analogo a quanto elaborato nel settore della degenza.
























