La direzione è quella giusta, ma non può prescindere da un metodo inclusivo. Equità, accessibilità e tutela del bene comune: il futuro del Ssn dipende da una partecipazione attiva di istituzioni, professionisti e cittadini
di Mattia Altini*
La riforma del Servizio Sanitario Nazionale è da tempo auspicata da tutti noi e dalla Simm: un ammodernamento del sistema regolatorio è necessario, perché molte delle norme che governano oggi il Ssn sono datate e non più allineate ai bisogni reali della popolazione. In questo percorso, però, ci aspettiamo un deciso consolidamento del cambio di paradigma sull’ambito territoriale, in particolare sulla gestione della bassa complessità e sulla riforma delle cure primarie. Rafforzare la capacità di risposta ai bisogni primari, sviluppare l’ambulatorio di medicina generale e la medicina di gruppo sono passaggi fondamentali per dare concretezza alla prossimità delle cure. La direzione è quella giusta, ma non può prescindere da un metodo inclusivo. In un sistema profondamente regionalizzato, soprattutto dopo la riforma del Titolo V, non è un buon segnale che una riforma di questa portata venga appresa dai giornali dai Presidenti delle Regioni e dalla Commissione Salute. Il futuro del Ssn, che riguarda il bene comune, l’equità e l’accessibilità alle cure, richiede partecipazione, condivisione e una visione di insieme.
*Presidente Società Italiana di Leadership e Management in Medicina, SIMM

