Nelle maxiemergenze non c’è spazio per l’improvvisazione: pianificazione, integrazione e formazione costruiscono la risposta quando il sistema è ancora in equilibrio
di Alessio Lubrani*
Si può davvero parlare di programmazione quando una maxi emergenza è già in atto? La risposta è semplice e inequivocabile: no. Pensare di poter pianificare nel pieno di una crisi rappresenta un errore tanto diffuso quanto pericoloso. È come tentare di sfuggire a uno tsunami proprio nell’istante in cui l’onda sta per travolgere ogni cosa: in quel momento non si pianifica, si reagisce. E troppo spesso lo si fa improvvisando.
L’improvvisazione, tuttavia, raramente coincide con l’efficacia. In assenza di una programmazione condivisa, ogni operatore tende ad agire secondo le proprie competenze, facendo al meglio ciò che sa fare. Ma la somma delle eccellenze individuali non garantisce, di per sé, un risultato efficace per il sistema nel suo complesso. È proprio in queste situazioni che emergono i limiti di un approccio non strutturato.
La programmazione, quella vera, nasce in tempo di pace. Non si tratta soltanto di organizzare risorse o definire ruoli, ma di costruire un patto operativo condiviso, capace di guidare l’azione quando ogni secondo diventa decisivo. Programmare significa allenarsi insieme, formarsi su quella programmazione e condividerla profondamente. Solo così, nel momento critico, ogni professionista saprà esattamente cosa fare, senza dover reinventare procedure sotto pressione.
Un’immagine efficace per descrivere questo concetto è quella di un puzzle: ogni operatore rappresenta un tassello. Se ciascuno svolge il proprio ruolo come previsto nella fase di pianificazione, il risultato sarà un sistema coerente e funzionante. In caso contrario, i pezzi non combaceranno, restituendo un quadro frammentato e inefficace.
Uno degli errori più comuni è ricondurre la gestione delle maxi emergenze esclusivamente al soccorso sanitario territoriale, come il 118. In realtà, una maxi emergenza coinvolge un sistema molto più ampio e complesso. Si può avere un sistema di emergenza territoriale perfettamente funzionante, ma un pronto soccorso incapace di gestire un afflusso massivo di pazienti. Oppure, al contrario, ospedali e soccorritori impeccabili, ma una carenza di coordinamento a livello di unità sanitaria di crisi.
In questi casi, anche una sola debolezza è sufficiente a compromettere l’intero sistema. La risposta alle maxi emergenze richiede quindi una reale integrazione tra tutti gli attori coinvolti: centrali operative, ospedali, aziende sanitarie, istituzioni e mondo accademico.
È proprio su questo principio che si fonda l’impegno di Sismax. L’obiettivo è promuovere un’integrazione concreta e strutturata tra tutti i livelli del sistema di risposta. In questa direzione si colloca anche il lavoro di elaborazione di raccomandazioni clinico-assistenziali condivise, sviluppate con il contributo di diversi settori. Non semplici linee guida teoriche, ma strumenti operativi che traducono in pratica il concetto di lavoro di squadra costruito prima dell’emergenza.
Tra i pilastri fondamentali vi è la formazione. Una preparazione adeguata riduce in modo significativo il rischio di errori e disallineamenti durante interventi complessi. Ma la formazione, per essere realmente efficace, deve essere accessibile a tutti, continua nel tempo e coerente con la pratica quotidiana, utilizzando strumenti già familiari agli operatori. Non ha senso introdurre tecnologie avanzate se chi le utilizza non le conosce: sotto stress, infatti, si tende ad affidarsi a ciò che si padroneggia meglio.
Proprio per questo, le esercitazioni pratiche e le simulazioni rappresentano un passaggio imprescindibile. Permettono di testare la pianificazione, individuare criticità e migliorare la risposta operativa, sia in scenari ordinari sia straordinari. In questo contesto si inseriscono anche le attività formative organizzate durante l’anno, tra cui la masterclass Defense, che integra teoria e pratica per affrontare eventi complessi come contaminazioni biologiche o attacchi terroristici.
Un altro elemento spesso sottovalutato, ma determinante, è la comunicazione. La mancanza di chiarezza, coordinamento e flussi informativi efficaci rappresenta una delle principali cause di fallimento, sia nelle esercitazioni sia negli scenari reali. Anche la migliore pianificazione può essere compromessa da una comunicazione inefficace.
Infine, un principio tanto semplice quanto decisivo: la semplicità. In una maxi emergenza, procedure troppo complesse diventano difficili da ricordare e applicare. Una pianificazione semplice è più facilmente eseguibile anche sotto pressione, e proprio per questo diventa un valore strategico.
La gestione efficace di una maxi emergenza non nasce nel momento del bisogno, ma molto prima. È il risultato di un lavoro continuo fatto di programmazione, integrazione, formazione e comunicazione. In altre parole, si lavora bene in emergenza solo se si è lavorato bene prima.
*Medico Anestesista Rianimatore; Presidente SISMAX – Sistema Integrato dei Soccorsi in Maxiemergenza; Direttore SOC centrali operative NUE 112 e NEA 116117 Regione Toscana




























