Revisione urgente della legge 40/2004: la proposta della Siru

Mar 26, 2024 | Governo e Parlamento

Marco Furfaro si impegna, insieme al partito democratico, a presentare la proposta in Parlamento. La donazione degli embrioni tra le principali novità

A 20 anni dalla emanazione della Legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita (Pma) e dopo le numerose sentenze della Corte Costituzionale che ne hanno abbattuto i principali divieti, è ormai urgente procedere a una seria revisione della medesima legge così da poter finalmente avere una normativa adeguata e appropriata sotto il profilo scientifico, sociale e giuridico. Oggi il mondo degli operatori – ginecologi, andrologi, biologici, genetisti, psicologi, ostetriche, medici consultoriali – chiede che la normativa sulla Pma rifletta una maggiore aderenza alle evidenze scientifiche e, al contempo, cittadine e cittadini invocano più tutela per la salute riproduttiva e nuove possibilità di accesso per favorire un progetto genitoriale.

La Siru, in collaborazione con diverse associazioni di pazienti, ha messo a punto una proposta di legge in cui propone una riorganizzazione e programmazione del settore che contempla non solo la riproduzione (non più procreazione) medicalmente assistita, ma anche la tutela della salute riproduttiva, intesa come prevenzione dell’infertilità e preservazione della fertilità.

La proposta viene presentata in prossimità dell’entrata in vigore dei Livelli Essenziali di Assistenza per le cure di riproduzione medicalmente assistita già prevista per il 1° gennaio e rimandata; i Lea sono attesi da decine di migliaia di coppie che hanno rimandando il loro progetto genitoriale confidando in questa opportunità. Con queste premesse, la Società Italiana della Riproduzione Umana – Siru ha organizzato ieri alla Camera dei Deputati l’evento istituzionale “Oltre la legge 40/2004 – Una proposta di legge sulla salute riproduttiva e la Pma” per riaprire la discussione e il confronto su questo tema e avviare un percorso di interlocuzione con il Parlamento che porti a una nuova normativa.

“Oggi io mi impegno, insieme al Partito Democratico, a presentare questa proposta di legge in Parlamento – afferma Marco Furfaro, Responsabile Nazionale Welfare del Partito Democratico – non per farne la bandierina di un partito, ma per una questione di civiltà. La Corte Costituzionale ci chiede di ripristinare l’essenza dell’articolo 3 della Costituzione, ovvero di garantire a tutte e a tutti l’accesso al diritto alla salute e la possibilità di formare una famiglia senza dover subire le discriminazioni che la legge 40 implica. La politica ha il compito di non delegare ai tribunali, ma di affrontare le sfide della contemporaneità seguendo l’evidenza scientifica e la massima tutela delle persone”.

“Finora abbiamo assistito a una sorta di “delega alla giurisdizione” – ha dichiarato Paola Piomboni, Presidente Siru – È stata infatti demandata ai Giudici l’individuazione di soluzioni a istanze che avrebbero richiesto risposte nelle sedi parlamentari. I giudici hanno avuto un ruolo fondamentale nel riconoscere diritti e tutele ma, inevitabilmente, hanno un ambito di azione più ridotto rispetto a quello del potere legislativo. La nostra proposta intende, quindi, raccogliere l’appello della comunità scientifica, degli operatori del settore e delle organizzazioni civiche che da anni chiedono di risolvere le diverse questioni aperte nonché di garantire i diritti dei pazienti che hanno necessità di accedere a percorsi diagnostico-terapeutici, adottando come ambito di riferimento la salute riproduttiva. Di qui la specifica attenzione agli aspetti di prevenzione e preservazione della fertilità oltre che di diagnosi e di terapie per l’infertilità e la sterilità”.

Le principali novità della proposta di legge della Siru riguardano:

  1. L’introduzione della prevenzione dell’infertilità e della preservazione della fertilità
  1. La possibilità di donare embrioni ad altra coppia in un quadro solidaristico laddove, per diverse ragioni, si sia concluso il progetto genitoriale
  1. La possibilità di donare embrioni alla ricerca scientifica, a cominciare da quelli diagnosticati geneticamente malati proveniente da coppie ad altro rischio genetico (ad esempio talassemia, fibrosi cistica). La ricerca potrebbe essere effettuata solo su embrioni crioconservati o non più utilizzabili per un progetto genitoriale, previa autorizzazione del Comitato etico competente.
  2. La definizione dei criteri per la continuazione dei percorsi sanitari in caso di decesso di uno dei due partner:
  • in caso di decesso del partner maschile è possibile concludere l’iter sanitario con il trasferimento in utero, laddove sia stato formato l’embrione, previo consenso esplicito e sottoscritto dai componenti della coppia all’inizio del trattamento
  • in caso di decesso della partner femminile la procedura si interrompe.
  1. Il rafforzamento delle attività per il Registro Donatori e per politiche che favoriscano la donazione di gameti
  2. L’introduzione di un indennizzo per donatori/donatrici quantificato secondo le indicazioni previste dagli istituti previdenziali nazionali del lavoro e in base ai giorni di lavoro perso a causa della donazione
  3. La definizione del ruolo delle diverse istituzioni nazionali e regionali, a partire da Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Centro Nazionale Trapianti e Registro Pma, che sono coinvolte sia nell’ambito delle autorizzazioni, sia nella garanzia di accesso alle prestazioni; ma anche nel favorire ricerche e studi sulla tutela della salute riproduttiva e nel promuovere campagne di sensibilizzazione sui temi come la prevenzione e la donazione di gameti e embrioni.
  4. L’istituzione di un Fondo presso il Ministero della Salute al fine di favorire e promuovere ricerche e progetti per la tutela della salute riproduttiva e ai fini della formazione delle figure professionali coinvolte, nonché l’esplicita dichiarazione di abrogazione della Legge 40/2004.

La proposta di Siru, pur sostituendo per intero il testo della legge 40, lascerebbe inalterate alcune disposizioni, prima tra tutte quella relativa ai requisiti necessari per l’accesso alle procedure di riproduzione assistita:

  • L’accesso ai percorsi di riproduzione medicalmente assistita è garantito alle coppie maggiorenni, di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi; per rivedere i suddetti criteri sarebbe necessario non solo prevedere che la legge consideri le procedure di riproduzione medicalmente assistita come uno strumento diretto a conseguire un progetto genitoriale, ma modificare anche altre norme presenti nell’ordinamento italiano
  • Divieto di gestazione per altri, che è stato mantenuto per le evidenti e possibili problematiche ancora da affrontare.

In caso di ricorso alle procedure di gestazione per altri in violazione della legge, al solo fine di tutelare il minore, è garantita la trascrizione dell’atto di nascita formato legittimamente.

“In tutto il mondo – ha affermato Antonino Guglielminofondatore Siru le Linee guida rappresentano raccomandazioni che i clinici decidono di applicare o meno sulla base della valutazione del singolo caso. In Italia, invece, la legge 40/2004 aveva previsto linee guida vincolanti messe al punto dal Ministero della Salute. Secondo quanto contenuto nella nostra proposta di legge sarà la Società Scientifica accreditata ufficialmente che si occuperà di redigere le linee guida della riproduzione assistita, così come previsto dalla legge 24/2017 e dai manuali prodotti dal Cnec dell’Iss sulle procedure metodologiche per la formulazione delle raccomandazioni cliniche scientifiche che costituiscono le linee guida. In questo modo verrebbe garantita una pratica medica derivante da evidenze scientifiche”.

Il Cnec (Centro nazionale per l’eccellenza clinica, la qualità e la sicurezza delle cure) ha messo a punto un manuale metodologico che contiene regole precise su chi è autorizzato e in che modo deve stilare le linee guida.

Le sentenze della Corte Costituzionale che hanno scardinato la legge 40 negli anni

  • Con la sentenza n. 151 del 2009 è stato eliminato l’obbligo di creare al massimo tre embrioni e trasferirli tutti in un unico e contemporaneo impianto; di conseguenza è venuto meno il divieto di crioconservazione degli embrioni

  • Con la sentenza n. 162 del 2014 è stato eliminato il divieto della c.d. fecondazione eterologa, ossia, in termini più corretti dal punto di vista sanitario, la procedura di fecondazione in vitro con donazione dei gameti
  • Con le sentenze n. 96 e n. 229 del 2015 è stata definitivamente introdotta la diagnosi pre-impianto sia per le coppie fertili che infertili portatrici di patologie genetiche trasmissibili al nascituro (cd test pre-impianto).
  • La Corte costituzionale ha inoltre evidenziato «il dovere di eliminare gli ostacoli che determinano una discriminazione sotto il profilo economico nell’accesso alle procedure, ai sensi dell’art. 3 della Costituzione che tutela l’uguaglianza di tutti i cittadini italiani». Ancora oggi tale profilo appare non rispettato pienamente, poiché siamo ancora in attesa dell’entrata in vigore di Livelli Essenziali di Assistenza per la riproduzione assistita

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