Riforma della giurisdizione per provvedimenti di ordini e professionisti sanitari: quasi 900 procedimenti pendenti

Ott 1, 2026 | Governo e Parlamento

Il presidente di Salutequità, Tonino Aceti in audizione sulla riforma della Cceps: «I ritardi incidono anche sulla sicurezza dei pazienti, serve un intervento urgente anche prima della riforma»

Salutequità in audizione alla Camera sul Ddl di riforma della Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS): valutare un provvedimento urgente per aggredire subito l’arretrato e i casi più gravi, mentre prosegue l’iter della riforma strutturale. Tempi certi e brevi per giudizi su sospensioni e radiazioni, attenzione a terzietà e conflitti di interesse, dati pubblici e verifica dei risultati
Secondo le ultime rilevazioni sono 896 i procedimenti pendenti al 2024, oltre 600 dei quali risalgono al periodo 2017-2022, con casi che riguardano anche sospensioni e radiazioni dall’albo e tempi di definizione che possono protrarsi per anni. Se questa situazione può avere conseguenze anche sulla sicurezza delle cure e sulla tutela della salute dei cittadini, occorre chiedersi se sia sufficiente attendere i tempi ordinari di approvazione di un disegno di legge o se, prima e parallelamente alla riforma strutturale, non sia necessario un intervento immediato con decreto-legge per abbattere l’arretrato, dare priorità ai procedimenti più delicati ed evitare che i ritardi continuino a produrre effetti negativi.

È questa una delle questioni che Tonino Aceti, presidente di Salutequità, ha portato in Commissione Giustizia della Camera dei deputati, nel corso dell’audizione sul disegno di legge (AC 2880, firmatari i ministri Schillaci, Giorgetti, Nordio, Zangrillo) di riforma della Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS).

«Il disegno di legge affronta finalmente in maniera strutturale un problema reale – sottolinea Aceti – ma è lo stesso quadro descritto dal provvedimento a evidenziare l’urgenza dei tempi. La relazione illustrativa richiama criticità strutturali e paralisi operativa, centinaia di procedimenti arretrati e situazioni critiche che possono riguardare anche sospensioni e radiazioni. E la tutela della salute non può attendere che si concluda l’intero iter della riforma. Per questo è opportuno valutare la fattibilità di un decreto-legge che introduca immediatamente le misure indispensabili per ridurre l’arretrato e accelerare i procedimenti maggiormente rilevanti per la sicurezza delle cure, lasciando al Ddl il compito di ridisegnare stabilmente organizzazione e funzionamento della Commissione».

Il punto, per Salutequità, non è mettere il paziente contro il professionista, ma garantire a entrambi decisioni tempestive, motivate, indipendenti e verificabili. «Una giustizia disciplinare che arriva dopo anni – prosegue Aceti – rischia di perdere efficacia sia per il cittadino sia per il professionista, depotenziando molto anche il ruolo degli ordini professionali. L’urgenza riguarda quindi anche la certezza dei diritti».

Tra gli interventi strutturali previsti dal Ddl, Salutequità considera particolarmente rilevante e positivo il superamento della sospensione automatica degli effetti della sanzione. La modifica può ridurre il rischio che provvedimenti gravi restino di fatto inefficaci per anni, ma deve essere accompagnata da tempi certi e brevi per la fase cautelare e per la decisione definitiva. Non tutti i ricorsi, inoltre, hanno lo stesso potenziale impatto sulla salute: da qui la proposta di assicurare particolare tempestività alle controversie relative a sospensioni, radiazioni e alle situazioni più rilevanti per la sicurezza delle cure, nel pieno rispetto delle garanzie processuali.

Un secondo capitolo riguarda la trasparenza. I Massimari pubblicati dal Ministero consentono di conoscere gli orientamenti della CCEPS, ma non permettono da soli di valutare quanto il sistema sia efficiente e tempestivo. Salutequità propone quindi una relazione pubblica annuale al Parlamento che renda conoscibili almeno il numero dei ricorsi ricevuti e definiti, i procedimenti ancora pendenti, l’anzianità dell’arretrato, i tempi medi e mediani di decisione, le sospensioni e radiazioni impugnate, i tempi delle fasi cautelari, gli esiti aggregati e l’andamento rispetto all’anno precedente.

«Una riforma non si misura solo dal numero delle nuove norme introdotte – osserva Aceti – ma dai risultati che produce. Bisogna poter sapere subito quanto è diminuito l’arretrato, quanto si sono accorciati i tempi e quanto rapidamente vengono affrontati i casi più delicati per la sicurezza delle cure. Non possiamo svegliarci nuovamente tra 5 anni e accorgerci che il sistema non performa».

Salutequità pone inoltre il tema della terzietà e della gestione dei conflitti di interesse, indicando tra i possibili rafforzamenti la dichiarazione dei conflitti, gli obblighi di astensione, la trasparenza sulla composizione dei collegi, un’adeguata motivazione delle decisioni e la pubblicazione anonimizzata degli orientamenti.

Ma il contenzioso disciplinare, secondo Salutequità, può diventare anche uno strumento di prevenzione. Le informazioni aggregate e rese anonime che emergono dai procedimenti potrebbero contribuire a individuare fenomeni ricorrenti legati a comportamenti professionali, carenze formative o problemi organizzativi e accrescere, nel rispetto delle competenze e della privacy, le attività di risk management, formazione e prevenzione degli eventi avversi.

«Non solo intervenire su ciò che è accaduto – sottolinea Aceti – ma utilizzare ciò che è accaduto per ridurre il rischio che accada di nuovo».

Infine, Salutequità propone una valutazione dell’impatto della riforma dopo 12 o 24 mesi, utilizzando indicatori definiti fin dall’avvio. La verifica dovrebbe riguardare non solo quanti fascicoli siano stati smaltiti, ma anche la riduzione effettiva dei tempi, l’andamento del nuovo arretrato, la velocità di decisione dei casi più rilevanti per la sicurezza e la capacità complessiva del nuovo assetto di funzionare con le risorse disponibili che in caso dovrebbero poter essere adeguate. Tale verifica dovrebbe fornire anche elementi per valutare se la clausola di invarianza economico-finanziaria prevista dal provvedimento, sulla quale Salutequità ha espresso forti perplessità, sia effettivamente sostenibile o debba essere rivista attarverso lo stanziamento di risorse dedicate.

«La CCEPS non è soltanto un giudice dei rapporti tra Ordini e professionisti – conclude Aceti –. Le sue decisioni possono produrre conseguenze concrete sulla sicurezza delle persone assistite. Per questo il nuovo sistema dovrà essere giudicato soprattutto su cinque dimensioni: certezza del diritto, tempestività, trasparenza, indipendenza e prevenzione».

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