Ruolo più forte per il ministero della Salute

Gen 16, 2024 | Le nostre interviste

Dalla carenza di medici alle aggressioni, dalla formazione all’utilizzo delle tecnologie fino al nuovo Codice deontologico. Di questo abbiamo parlato con Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri

Grandi i temi che interessano la professione. Quali le principali questioni che attendono risposta in questo 2024?

L’augurio è che il 2024 sia finalmente l’anno in cui il Servizio Sanitario Nazionale possa tornare ad essere sempre più efficiente e a regalare prestazioni, tutele, salute a tutti i cittadini. Che sia l’anno in cui il Ssn, che ha appena compiuto 45 anni, possa vedere appianate le sue rughe e recuperare un nuovo smalto. Per far questo, servono più professionisti, maggiori risorse. Serve, soprattutto, uno slancio per migliorare le risposte alle tante esigenze di salute che nel periodo dopo il covid sono aumentate. Occorre restituire serenità ai medici e ai professionisti, vessati da denunce ingiuste, aggressioni, carenze di personale e organizzative. Criticità che hanno radici lontane e che non si risolvono in un giorno, tanto che, già dal 2021, abbiamo parlato di “Questione medica”. Abbiamo ora grande fiducia nel ministro della Salute Orazio Schillaci e nel Sottosegretario Marcello Gemmato, oltre che nel Ministro della Giustizia Carlo Nordio per quanto riguarda la depenalizzazione dell’atto medico e lo scudo penale. L’obiettivo è rendere nuovamente attrattivo il Servizio sanitario nazionale per i medici e i professionisti, frenando l’emorragia di operatori verso l’estero, il privato, il prepensionamento.

Balletto di numeri. Il Governo ha offerto alcune risposte alle istanze die medici. Sufficiente o si poteva fare di più?

Abbiamo senz’altro apprezzato la volontà e l’impegno del Ministro Schillaci e del Sottosegretario Gemmato volto a investire risorse in sanità, implementando il Fondo Sanitario Nazionale e investendo sui professionisti. Occorre sicuramente fare di più, superare, come è del resto volontà del Ministro, l’anacronistico tetto del personale, e portare le retribuzioni a livelli paragonabili a quelli degli altri paesi europei. Occorre agire sulle condizioni di lavoro, sulla sicurezza, sul contrasto alle aggressioni e alle denunce ingiuste. Per fare tutto questo, è necessario un ruolo più forte del Ministero della Salute, che guidi e coordini l’azione delle Regioni, calmierando anche le disuguaglianze di salute.

Si stima che presto saremo alle prese con una oggettiva carenza di medici. Può scattarci una fotografia della situazione?

Siamo ormai nel pieno di una carenza, prevedibile e annunciata, di specialisti e medici di medicina generale. La situazione, da noi ampiamente prevista da più di dieci anni, è frutto di un’errata programmazione da parte delle Regioni, che non prevedevano sufficienti posti nelle scuole di specializzazione per poter formare medici che andassero a sostituire i colleghi che via via sarebbero andati in pensione. Ora siamo all’apice della cosiddetta “gobba pensionistica”. Sul territorio, per avere il rapporto ottimale di un medico di famiglia ogni 1000 assistiti, mancano all’appello circa 12000 medici di medicina generale. Mentre in ospedale la carenza è stimata in circa 10mila medici specialisti, soprattutto nelle aree più critiche, dove gli operatori sono sottoposti ad attività usurante e sono più a rischio di aggressioni e denunce, come il pronto soccorso.
C’è da dire, però, che con i nuovi specialisti che saranno formati grazie all’aumento delle borse di questi ultimi anni, tra dieci anni la carenza sarà pienamente colmata. Un’apertura indiscriminata, anzi, rischierebbe ora di ricreare una pletora medica, con le conseguenze, facilmente prevedibili: disoccupazione, inoccupazione, fuga verso l’estero e verso il privato.

Continuiamo ad assistere al triste fenomeno delle aggressioni al personale sanitario. Abbiamo parlato di inasprimento di pena ma il fenomeno sembra inarrestabile. Cosa ci sfugge?

Bene l’inasprimento delle pene, bene l’aumento dei presidi di polizia nei Pronto Soccorso voluto dai ministri Schillaci e Piantedosi. Quello che di fondo serve è, però, una rivoluzione culturale, che riporti la relazione di cura alla sua reale dimensione: quella di un’alleanza terapeutica tra medico e paziente, che ha come obiettivo la cura. Per questo abbiamo apprezzato, ad esempio, la campagna di comunicazione del ministero della Salute. Quello della violenza è un fenomeno complesso e dall’origine multifattoriale, che coinvolge la visione del medico, al quale deve essere restituito il ruolo e la dignità professionale, e quella della medicina, che ha dei limiti dei quali non possiamo non tener conto.

Numero chiuso alla facoltà di medicina. Pro e contro. Lei ha recentemente scritto al Ministro Bernini? Cosa facciamo?

Condividiamo l’idea del Ministro Bernini di modificare il meccanismo dei test di accesso e quella di attingere le domande da una banca dati pubblica, in maniera che i candidati possano prepararsi. Anzi, ci rendiamo sin da ora disponibili, come Fnomceo, per collaborare alla stesura dei quesiti. Siamo d’accordo anche sull’importanza di un percorso di orientamento e formazione. Crediamo anzi che tale percorso non debba essere delegato solo all’Università, ma debba partire sin dalle scuole superiori. A questo proposito, siamo pronti a mettere a disposizione l’esperienza, portata avanti insieme al ministero dell’Istruzione, sin dal 2017, dei Licei con “Biologia a curvatura biomedica”, che potrebbe essere un valido modello per la riforma cui sta pensando il Ministro. Nei Licei biomedici, infatti, ci si avvicina al mondo della medicina, con lezioni frontali ed esperienze sul campo, già dagli ultimi tre anni delle superiori. Un percorso formativo, dunque, che consente ai ragazzi di autovalutare, innanzitutto, le proprie motivazioni e inclinazioni ma anche di potenziare le proprie competenze per affrontare positivamente i test di accesso alla facoltà di medicina. In questo modo gli studenti possono comprendere se fare il medico è veramente la loro strada. Il primo successo è, infatti, che uno studente su due abbandona il percorso perché capisce di non vedere il suo futuro in camice bianco, prima di perdere mesi o anni in un corso non adatto a lui.  Mentre i ragazzi veramente motivati, che completano l’iter, superano più facilmente il test di medicina: uno su due contro una media di uno su sette.
Se invece parliamo di abolizione del numero chiuso per la facoltà di medicina, non possiamo nascondere le nostre perplessità. Riteniamo che sia imprescindibile mettere in atto una corretta programmazione sui fabbisogni di specialisti e medici di medicina generale. Come lo stesso Ministro ha fatto presente, attualmente non ci sono, inoltre, le strutture adeguate a sostenere il numero aperto. Abbiamo accolto l’idea del Ministro di un’apertura sostenibile; ma questa, per essere veramente tale, non può tradursi in un’abolizione del numero chiuso, prescindendo da una corretta programmazione dei fabbisogni di medici. Altrimenti si rischia di ricreare prima un imbuto formativo, con medici laureati che non riescono a specializzarsi, e poi una pletora di medici che non corrispondono alle reali necessità del Servizio sanitario nazionale. Anche su questo la Fnomceo, coinvolgendo ovviamente la Direzione generale delle professioni sanitarie del Ministero della Salute.

Questione formazione. Nuove tecnologie e nuovi assetti organizzativi in sanità. Serve un adeguamento sui percorsi formativi per i medici?

Sicuramente, e lo stiamo ribadendo anche nella riscrittura del Codice di Deontologia medica. È anche per questo che chiediamo di essere coinvolti nel processo di riforma della formazione medica.

Chiudiamo con una domanda di ampio respiro. Già ora sul piano etico stiamo assistendo ad un qualche ridimensionamento della centralità che i medici avevano nella prospettiva ippocratica: lo sviluppo dell’Ia rischia di tradursi un ulteriore passo indietro?

L’intelligenza artificiale può essere un grande strumento nelle mani del medico, ma non deve né può sostituirlo. Noi pensiamo che gli algoritmi, la capacità che il computer avrà di elaborare una serie di dati possano essere un ausilio fondamentale per essere sempre più precisi nella diagnosi e per essere più efficaci nella terapia. Ecco, credo che questo sia quello che dobbiamo fare. Il Pnrr oggi stima circa 50 milioni di euro per realizzare questo processo di applicazione dell’intelligenza artificiale alla Medicina Generale. Noi non vogliamo una sostituzione del medico, crediamo che il sistema debba aiutare invece il medico a fare ancora meglio la sua attività. Per questo il nuovo Codice di Deontologia Medica darà grande spazio all’intelligenza artificiale, così come alla Comunicazione, alla Formazione, alla tutela dei Diritti.

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