Tra il 2024 e il 2026 i finanziamenti bilaterali per la salute potrebbero ridursi di 5-8 miliardi di dollari. Una contrazione che rischia di colpire soprattutto i Paesi più fragili e di indebolire la preparazione alle emergenze sanitarie
Gli aiuti internazionali destinati alla salute potrebbero subire una forte contrazione nei prossimi anni. Secondo le proiezioni dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), i finanziamenti bilaterali destinati alla salute potrebbero diminuire tra il 29% e il 46% tra il 2024 e il 2026, pari a una riduzione compresa tra 5 e 8 miliardi di dollari. È uno degli elementi più rilevanti dell‘analisi pubblicata dall’Ocse il 29 giugno 2026, dedicata alle prospettive dell’Official Development Assistance e all’impatto dei previsti tagli sui diversi settori. La salute risulta tra quelli maggiormente esposti alla riduzione dei finanziamenti.
La salute tra i settori più colpiti
Nel 2024 i Paesi del Development Assistance Committee dell’OCSE hanno destinato alla salute 17,6 miliardi di dollari di aiuti bilaterali. Le proiezioni indicano ora una nuova e significativa riduzione. L’impatto non sarebbe omogeneo. A essere maggiormente esposti sono soprattutto i Paesi che presentano sistemi sanitari fragili e una forte dipendenza dalle risorse provenienti dalla cooperazione internazionale. Per questi sistemi la riduzione dei finanziamenti esterni può tradursi in una minore capacità di garantire servizi sanitari essenziali, rafforzare la prevenzione e rispondere rapidamente alle emergenze.
Malaria e tubercolosi, finanziamenti in forte calo
Le conseguenze potrebbero essere particolarmente significative per alcune delle principali aree della sanità globale. Secondo l’Ocse, i finanziamenti destinati alla malaria potrebbero diminuire del 60%, mentre quelli per la tubercolosi potrebbero ridursi del 57%. Anche i programmi dedicati alla salute riproduttiva e alla popolazione sono indicati tra quelli maggiormente esposti ai tagli. Il quadro delineato dall’Organizzazione assume quindi una particolare rilevanza per le politiche di prevenzione e controllo delle malattie infettive, nelle quali la continuità dei finanziamenti rappresenta un elemento essenziale.
Il nodo della preparazione alle pandemie
La riduzione delle risorse riguarda anche un ambito diventato centrale dopo l’esperienza del Covid-19: la preparazione alle pandemie. Nei Paesi a basso reddito, secondo l’Ocse, quasi l’80% dei finanziamenti destinati alla preparazione alle pandemie proviene da fonti esterne. Una riduzione degli aiuti rischia quindi di incidere direttamente sulla capacità di questi Paesi di costruire sistemi di sorveglianza, prevenzione e risposta alle emergenze. Il tema non riguarda soltanto la cooperazione allo sviluppo. La capacità di individuare e contenere rapidamente un focolaio epidemico in un Paese fragile rappresenta infatti una componente della sicurezza sanitaria internazionale.
Un problema di sostenibilità della cooperazione
L’allarme dell’Ocse si inserisce in una fase di riduzione più generale degli aiuti pubblici allo sviluppo. Le risorse disponibili sono sottoposte a una crescente pressione e i governi donatori devono confrontarsi con priorità concorrenti. La questione diventa quindi come mantenere investimenti sufficienti nei settori sanitari strategici, evitando che la riduzione dei finanziamenti produca effetti sproporzionati proprio nei Paesi con minori possibilità di compensare attraverso risorse interne. Per l’Ocse, la prospettiva dei prossimi anni mostra dunque una contraddizione: mentre la comunità internazionale continua a considerare la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie una priorità, le risorse destinate alla salute nei Paesi più vulnerabili rischiano di diminuire sensibilmente. La sfida sarà trasformare gli aiuti disponibili in investimenti più efficaci e sostenibili, rafforzando la capacità dei sistemi sanitari locali e mantenendo alta l’attenzione sulla prevenzione.


























