Il Ddl delega contiene una contraddizione di fondo: obiettivi ambiziosi senza nuovi finanziamenti. Il rischio è una riforma inefficace, che scarica sulle Regioni più responsabilità con le stesse risorse

di Nino Cartabellotta*

Il Disegno di legge delega per la riforma del Ssn enuncia obiettivi in larga parte condivisibili: rafforzare l’assistenza territoriale, migliorare l’integrazione tra servizi e rendere più appropriata la presa in carico dei pazienti cronici. Tuttavia, la delega contiene una contraddizione di fondo che ne compromette la credibilità e l’efficacia. Da un lato, si prevede che i decreti attuativi possano determinare nuovi o maggiori oneri, subordinandone l’entrata in vigore alla preventiva individuazione delle risorse necessarie. Dall’altro, si stabilisce che dall’attuazione della delega non debbano derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, imponendo alle amministrazioni di operare solo con le risorse disponibili. Questa ambiguità rischia di tradursi in una riforma ambiziosa nella forma, ma fallimentare nei risultati perché affidata a meri riassetti organizzativi. In un Ssn già cronicamente sotto-finanziato e segnato da profonde diseguaglianze territoriali, chiedere di fare di più con le stesse risorse significa scaricare sulle Regioni responsabilità crescenti senza fornire strumenti adeguati. Senza un impegno finanziario chiaro e vincolante, la riforma rischia di restare un esercizio normativo, inefficace per produrre cambiamenti concreti per cittadini e professionisti sanitari.

*Presidente Fondazione Gimbe