Il sindacato rilancia abolizione del ruolo unico, specializzazione universitaria e volontarietà dell’attività nelle Case della Comunità, chiedendo che le richieste trovino spazio nel prossimo rinnovo dell’Acn
Abolizione del ruolo unico, specializzazione universitaria in medicina generale, eliminazione dell’obbligo orario nelle Case della Comunità: sono i contenuti che SNAMI pone da anni e che oggi altre organizzazioni assumono come motivazione di sciopero. Il sindacato prende atto della convergenza ma le azioni, per lo Snami, oggi devono incidere sui testi, a partire dall’atto di indirizzo per il rinnovo dell’ACN atteso entro il 30 settembre. Queste richieste SNAMI le ha già portate in piazza. Il 5 novembre 2025 ha proclamato lo sciopero nazionale della medicina generale su quattro punti: difesa del rapporto fiduciario contro il ruolo unico, tutela della maternità e della genitorialità, riconoscimento universitario della formazione in medicina generale, deburocratizzazione.
Sulle Case della Comunità la posizione è rimasta la stessa, “la coerenza si è tradotta con la NON firma”. L’accordo sottoscritto il 23 giugno 2026 da FIMMG e FMT, che modifica l’ACN del 15 gennaio 2026, introduce un obbligo di presenza fino a sei ore settimanali. SNAMI non lo ha firmato: il testo affida alle Aziende sanitarie la determinazione del fabbisogno orario, delle sedi e dell’organizzazione dei turni, riducendo il margine negoziale della contrattazione regionale.
«Non rivendichiamo primogeniture. Registriamo che posizioni per anni definite minoritarie sono oggi la piattaforma di quasi la totalità della categoria: un fatto che le istituzioni non possono più trattare come una posizione di nicchia e ignorare», dichiara Simona Autunnali, Presidente nazionale SNAMI.
«Chi ha firmato oggi rivendica come conquista ciò che le Regioni avevano già messo per iscritto il 17 giugno. Le date sono pubbliche e i documenti anche. Il riposo dei medici non si tutela raccontando la trattativa: si tutela scrivendo nel contratto quando l’obbligo si sospende e chi lo decide», aggiunge Autunnali.
<<Il nostro confronto istituzionale continua e ribadiamo i tre elementi indispensabili per salvare la medicina generale: il superamento del ruolo unico introdotto dalla legge Balduzzi, l’avvio della scuola di specializzazione universitaria in medicina generale con accesso e trattamento equiparati alle altre scuole, e la natura volontaria e contrattata dell’attività nelle Case della Comunità.>>
























