Sogno scientifico?

Apr 16, 2024 | Innovazione, Tecnologie

L’innovazione corre veloce. Contemporaneamente la politica italiana dovrà essere in grado di promuovere altrettanta crescita nella formazione manageriale e infrastrutturale

di Antonio Giordano*

Il progresso tecnologico, in ambito della prevenzione e della diagnosi delle terapie di supporto e la scoperta di nuove strategie terapeutiche hanno determinato una rivoluzione in termini di beneficio clinico e lunga sopravvivenza per molti pazienti oncologici con neoplasie come quelle polmonari e il melanoma che, solo pochi anni fa, mostravano una prognosi infausta a brevissimo termine. Questo è accaduto a dispetto dei costi sanitari cresciuti vertiginosamente e del reale impatto dei processi di diagnosi e cura sulla qualità di vita degli ammalati e delle loro famiglie spesso travolte dal violento impatto sociale della malattia e degli eventi avversi a lungo termine dei farmaci innovativi spesso ancora sconosciuti. Lo sviluppo della medicina oncologica purtroppo, non è stato seguito da analoga crescita della gestione manageriale e della politica delle cure. Questo profondo gap si è manifestato in tutta la sua violenza durante la pandemia Covid-19 laddove, anche nei paesi occidentali gli ammalati hanno trovato enormi difficoltà d’accesso alle strutture diagnostiche e alle cure per essere, talvolta, addirittura abbandonati nell’angoscia e nel terrore nelle fasi terminali della malattia. Di fronte all’emergenza pandemica e alla crisi sanitaria planetaria la stessa Commissione europea, nel 2021, ha riconosciuto, per la prima volta, il cancro come malattia sociale e ha emesso delle raccomandazioni per tutti i paesi membri dell’Unione con il piano “European commission Cancer plan, we beat the cancer, 2021”. In questo documento non si parla di pazienti ma di ammalati oncologici a cui si deve riconoscere la dignità di cura ed il diritto alla prevenzione e alla riabilitazione sanitaria e sociale. La Commissione ha stabilito quattro punti e ha messo a disposizione specifiche risorse per la loro implementazione:1) Prevenzione; 2) Sviluppo, accesso alle cure e presa in carico dell’ammalato; 2) Implementazione alla ricerca indipendente; 4) Assistenza socio sanitaria per l’assistenza di prossimità, la riabilitazione e la gestione dei pazienti terminali. Raccomandazioni che a distanza di due anni dalla loro emissione sono rimaste quasi del tutto inevase in Italia. 

È indubbio che i progressi scientifici ottenuti in ambito oncologico sono enormi: dalla caratterizzazione quasi esclusivamente istologica dei tumori si è passati a quella immunoistochimica e molecolare il che significa poter individuare le mutazioni “driver” probabilmente responsabili dello sviluppo di “quella” determinata neoplasia ed agire bersagliando “quella alterazione” o in alternativa l’identificazione di marker molecolari che permettono la selezione di pazienti che possono giovarsi di farmaci immuno-oncologici. Un sistema funzionale e ben organizzato che garantisca la coordinazione multi professionale e multidisciplinare degli operatori nell’uso di queste strategie non solo aumenterebbe le possibilità di successo terapeutico ma eviterebbe sprechi di risorse e tossicità evitabili e garantirebbe all’ammalato le migliori cure e la possibilità di essere reintegrato nel proprio status sociale.

I nuovi farmaci che presentano costi molto elevati che, addirittura impattano sulla sostenibilità della spesa sanitaria consentono, se somministrati nelle migliori condizioni e tempistiche sanitarie, oltre ad un prolungamento della sopravvivenza anche un miglioramento della qualità della vita del paziente. Una condizione che permetterebbe a molti ammalati di riprendersi la propria vita e i propri affetti ma anche di garantire la loro reintergrazione e quella dei loro caregiver nel tessuto sociale e produttivo del paese, recuperando così la spese passive delle cure.

La ricerca farmacologica oggi completamente affidata alle company internazionali e alla ricerca scientifica sulla caratterizzazione molecolare dei tumori corre sempre più veloce; ed infatti, da ultimo, sono state introdotte le strumentazioni per caratterizzare il Molecular Tumor Board (Mtb) e poter fornire una fotografia globale del genoma tumorale, permettendo agli operatori sanitari di prescrivere la terapia statisticamente più adeguata per il singolo paziente, nel momento più opportuno, indipendentemente da schemi terapeutici tradizionali. Un altro recente progresso è dovuto all’introduzione della “biopsia liquida”, in grado di diagnosticare e monitorare il “follow up” del paziente, tramite un semplice prelievo di sangue teso ad isolare le cellule tumorali circolanti. Questo esame, ormai routinario per il tumore al polmone in alcuni paesi è in via di sviluppo per le neoplasie alla mammella, al colon retto, alla tiroide, alla vescica, ai tumori cerebrali e testa-collo, ai sarcomi, al melanoma e ad alcuni linfomi. Tuttavia, tutte queste entusiasmanti scoperte rimarranno argomento congressuale e auotocelebrativo se la politica italiana non sarà in grado di promuovere altrettanta crescita nella formazione manageriale e infrastrutturale tale da trasformare un sogno scientifico in realtà di presa in carico dell’ammalato.   

Ne discende che, il Paese Italia, da una parte dovrà investire maggiormente sulle nuove tecnologie dall’altra dovrà fronteggiare l’aumento dei costi connessi alle terapie sempre più efficaci che potrebbero minacciare la sostenibilità del sistema e l’accesso alle cure. Le risorse andranno individuate con riguardo agli interventi di prevenzione, agli screening diagnostici ma anche in considerazione del fatto che, spesso, le patologie oncologiche si cronicizzano, richiedendo interventi di riabilitazione finalizzati a ottimizzare il recupero funzionale, a ridurre i tempi di degenza, a garantire una migliore tollerabilità dei trattamenti, al reinserimento della persona nel suo contesto sociale e familiare a livelli di attività e partecipazione. Uno dei punti chiave nell’organizzazione oncologica è legata alla realizzazione delle centrali operative territoriali (Cot) in grado di prendere il carico l’ammalato all’esordio e di affidarlo a specifici team muti professionali e multidisciplinari, offrire pacchetti di cure adeguati nei tempi adeguati e con le giuste modalità strutturali e logistiche.

Ogni malato, per lo Stato Italiano, a prescindere dalla condizione sociale, ha diritto alle cure ed è dovere di tutti gli attori coinvolti: Stato e politiche economiche e sanitarie, case farmaceutiche, medici, ricercatori e manager sanitari fare la loro parte per rendere “sostenibile” la cura, evitando speculazioni, condividendo brevetti, mettendo a fattore comune conoscenze, per arrivare a soluzioni eque, traducibili in farmaci a costi ragionevoli, terapie efficaci e uguali diritti di accesso alle cure, specie oncologiche.

*Direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular  Medicine alla Temple University di Philadelphia; Professore ordinario di Anatomia e Istologia Patologica dell’Università degli Studi di Siena

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