Il testo aggiorna norme e ospedali, ma non affronta il nodo dell’integrazione sociale, della digitalizzazione e delle risorse necessarie per un reale ripensamento del sistema sanitario nazionale
di Daniela d’Angela, Barbara Polistena, Federico Spandonaro*
Ormai da tempo, nei rapporti (Oasi Università Bocconi, Rapporto Sanità del Crea, etc.) di alcuni dei principali Centri studi che si occupano di Sanità, come anche in appelli di studiosi del settore, viene richiamata l’attenzione della politica sulla esigenza di un cambio di paradigma nella tutela della Salute, necessario per salvaguardare i principi di Universalità ed Equità, nonché la sostenibilità di lungo periodo del Servizi Sanitario Nazionale (Ssn).
Apprendendo dell’approvazione del testo del disegno di Legge Delega al Governo sulla Sanità, sembra lecito chiedersi se la revisione del modello organizzativo del Ssn, ivi prevista, segni davvero un cambio di paradigma o, piuttosto, rappresenti una manutenzione (per quanto straordinaria per alcuni aspetti) del Servizio.
La risposta sembra chiaramente propendere per la manutenzione, come implicito già nell’idea che basti intervenire sull’organizzazione del Servizio per garantire la continuità nella tutela della Salute.
Non è, quindi, un caso che la delega principalmente richiami l’aggiornamento (pur necessario) dei requisiti dei Decreti n. 70/2015 e n. 77/2022.
Introducendo, però, anche aspetti di non chiara evidenza, quale quello dell’esigenza di un ulteriore livello di classificazione degli ospedali: del quale non si capisce la necessità, se non per garantire risorse centrali ad alcune strutture prescelte (peraltro individuate con criteri che in sostanza mimano quelli già adottati per individuare le Aziende Ospedaliere nel lontano 1992).
Ovviamente, l’intenzione di mettere mano agli standard per l’assistenza alla non autosufficienza e agli altri setting residenziali (hospice etc.) è sulla carta apprezzabile: ma è difficile immaginare come questo possa diventare cogente in assenza di una ricongiunzione delle competenze fra Sanità e Sociale, e senza risorse (economiche, ma ancor prima strutturali e di personale).
Peraltro, in tema di risorse finanziarie, l’articolo 2 appare di difficile comprensione: mentre vincola l’adozione dei decreti legislativi all’accertamento delle risorse, ammettendo, quindi, la possibilità che si generino “nuovi o maggiori “oneri”, al secondo comma richiama il “tradizionale” dispositivo per cui “dall’attuazione delle deleghe recate dalla presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.
Per il resto la delega richiama svariate altre aree di intervento organizzativo, senza peraltro che ne sia resa evidente la ragione della prioritarizzazione: a parte l’ormai evidente volontà di ri-regolare il rapporto con la Medicina Generale e la Pediatria di Libera Scelta, si agisce sul 118 e l’emergenza (promettendo percorsi integrati di carriera ai professionisti di area clinica), si fa una menzione specifica per la domiciliarizzazione del farmaco, quindi per la salute mentale; per finire con una nota sulla interoperabilità dei sistemi informativi, che da anni è al palo: forse con un intervento “alto” sarà possibile compenetrare esigenze di programmazione e di privacy.
In definitiva, una manutenzione basata su una prioritarizzazione che meriterebbe maggiore trasparenza, ma che ha ben poche probabilità di essere risolutiva se non si mette mano all’aggiornamento dei principi di sistema (la delega si limita a citare l’umanizzazione, peraltro legandola alla sola valorizzazione della bioetica clinica); ed anche ad un radicale ripensamento delle modalità di servizio (l’impatto della digitalizzazione sull’organizzazione è del tutto assente).
Principalmente, manca ancora una visione consapevole del fatto che il Ssn è solo una parte (per quanto importante) del sistema sanitario e che, quindi, è necessario mettere mano complessivamente alla regolamentazione del Sistema, anche per rendere efficaci ed efficienti le riorganizzazioni del Servizio.
* Università di Roma Tor Vergata e C.R.E.A. Sanità

