Domani si entra in agosto, il mese delle vacanze. Va in ferie anche questa rubrica, con un arrivederci inconsueto. Propongo alla vostra attenzione una pluralità di fatti, non connessi tra di loro. Qualcuno meriterebbe una battuta, altri un articolo, altri ancora un trattato. Ve li affido con commenti succinti, da ripensare, senza fretta, sotto l’ombrellone
di Giovanni Monchiero*
Amare la natura A Serina, nelle valli di Bergamo, una signora cui le cronache generosamente concedono l’anonimato, ha protestato di persona e sui social contro il sindaco, incapace di tutelare il suo riposo interrotto dai muggiti e dai campanacci delle mucche. Per tacere- aggiungo – delle deiezioni di questi miti bovini, prelibato pasto per nugoli di mosche ma obiettivo ostacolo al passeggiar per prati.
È l’alienazione della vita inurbata. Tutti abbiamo nostalgia della natura. Finché non ce la troviamo davanti.
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C’è chi dice no Altra categoria di ambientalisti è quella di chi si oppone alle opere pubbliche. Domenica si è svolta l’ennesima manifestazione contro la Tav culminata con l’assalto al cantiere. Oscure le ragioni dei black bloc e non sarebbe nemmeno possibile discuterne. Guardo, invece, alle migliaia di pacifici cittadini che si sentono in dovere di difendere le valli alpine minacciate dalla ferrovia. Lo fanno da quarant’anni, di generazione in generazione. Così come quanti, per ogni dove, contestano inceneritori, discariche, bacini idrici, rigassificatori e persino fotovoltaico e pale eoliche. C’è sempre un motivo.
I loro nonni ci spiegavano che i governi dell’epoca costruivano autostrade per favorire Agnelli, mentre avrebbero dovuto realizzare ferrovie.
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Non ho l’età Vivaci polemiche sulla proposta del governo di abbassare l’età della punibilità penale, con particolare riguardo alle bande, sempre più violente, di ragazzini. Illustri giuristi parlano di civiltà tradita. Discorso complicato. Chi ai sedicenni vuol dare il voto, chi li ritiene bambini. Nei nostri ospedali, se ancora non hai compiuto i diciott’anni vieni ricoverato in pediatria.
Narra Polibio che Publio Cornelio Scipione (la vittoria di Zama gli varrà il titolo di “Africano”) alla battaglia del Ticino riuscì a salvare il padre, ferito e circondato dai cartaginesi, guidando di persona una carica di cavalleria. Aveva diciassette anni.
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Com’è triste Venezia Si è molto dispiaciuto Alberto Barbieri, direttore della Mostra, che alla prossima edizione sia presente solo una regista donna: “ho sperato di trovare film, diretti da registe, di qualità adeguata a partecipare al concorso”. Non l’avesse mai detto. Sei associazioni del mondo del cinema sono insorte. Come si può dubitare del valore artistico del film di una donna? E poi, che cos’è la qualità? Non certo “una categoria divina, centrale, oggettiva, sospesa sopra la storia” – tuonano le donne offese.
In altre attività, dove più corposa è la presenza femminile, la critica è lecita. Della qualità di un romanzo, di una poesia, di un articolo di giornale, di una sentenza, di un atto medico si può dubitare, anche se opera di donna. Nel cinema, no.
Si impone un rimedio: introdurre a Venezia le “quote rosa”. Supremo criterio di qualità.
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Vengon dopo il C.T. Al nuovo Commissario Tecnico della nazionale, il Corrierone dedica la vignetta di Giannelli e tre titoli in prima pagina, ampi e dettagliati servizi, compresa intervista al figlio, allenatore del Cesena, da pag.10 a pag. 13, e due autorevoli interventi in quella che un tempo era la “terza pagina”: la posta di Cazzullo e un corsivo di Gian Antonio Stella.
Esprimo, quindi, un’opinione eretica: l’allenatore della nazionale non conta nulla. Dimostrazione a contrariis: chi ritiene che l’esclusione dall’ultimo mondiale sia colpa di Gattuso?
Allenare la nazionale è impossibile. In serie A scendono in campo 2-3 italiani per squadra e le società subiscono con fastidio le convocazioni in azzurro, foriere di infortuni e demotivazione. Invano Gattuso chiese qualche giorno per preparare il decisivo incontro con la Bosnia. Lega e Federazione non trovarono il modo di modificare il calendario.
Discutere sul ritorno del figliuol prodigo Mancini (veramente la fuga in Arabia per avidità di guadagno ha ben poco in comune con la figura del dissipatore evangelico), sul carattere scorbutico di Maldini o sul nuovo incarico all’eterno Ranieri, serve a nascondere la debolezza della federazione, il cieco egoismo delle società, l’ostilità – mai così evidente – fra politica e autorità sportive. Invertire l’importanza dei problemi è un modo infallibile per rinviarne la soluzione.
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Grazie (plurale di grazia) Il rapper Boosie Badazz, condannato per detenzione abusiva di arma, ha fatto causa allo studio legale che gli aveva promesso la grazia presidenziale dietro versamento di 600.000 dollari. Questa sarebbe la tariffa stabilita dell’entourage del Presidente per i reati meno gravi. Ci guadagnano tutti. Lui, i suoi assistenti, i lobbisti, gli imputati facoltosi.
Anche Mario Roggero deteneva illegalmente l’arma con la quale ha sparato ai rapinatori. Le due vicende in comune hanno solo questo. Possiamo star certi che se mai Mattarella si orientasse per la grazia, non lo farebbe a pagamento.
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Grazie (a Donald Trump)Non fa mistero il presidente degli Stati Uniti di trarre profitto dalla carica, per sé e per gli amici. Appena insediato ha graziato i 1500 assalitori del Congresso il giorno della proclamazione di Biden; poi Rudy Giuliani e altri avvocati coinvolti in vicende losche; poi il fondatore di Binace, gigante delle criptovalute, accusato di un milione di operazioni illecite. Non ha nemmeno avuto bisogno di versare la tangente. Ha fatto guadagnare due miliardi di dollari ai figli del presidente. I perdoni individuali di questo tipo sono già 166.
A questi abusi va aggiunta l’attività di Insider Trading di cui Trump non fa mistero sebbene costituisca reato. Da quando è scoppiata la guerra in Iran, le complicanze del conflitto e i continui contrastanti annunci di paci quasi concluse o di imminenti devastazioni hanno agitato i mercati. Il presidente ha effettuato in borsa 76 operazioni al giorno traendone utili miliardari, di cui mena pubblico vanto. Di recente ad una cena, fra il serio e il faceto, ha proposto ai magnati presenti di fornir loro – dietro compenso, si intende – le informazioni utili a guadagnare come lui. A fugare ogni dubbio, la Corte Suprema ha sentenziato che il presidente non è imputabile per atti compiuti durante il mandato.
Per quarant’anni ci siamo sentiti proporre da giuristi, politologi, economisti di ogni area culturale, marxisti compresi, le meraviglie della democrazia americana: maggioritario, sistema di pesi e contrappesi, spoyl sistem, nomina politica dei pubblici ministeri, elezione diretta del Capo dello stato.
Oggi, più nessuno ne parla. Grazie Presidente.
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Ozi marini e montani offrono occasioni propizie per guardare ai problemi di questo tempo con il giusto distacco. Spero che la serenità feriale vi suggerisca qualche idea nuova, ulteriori spunti di riflessione e, magari, un po’ di ottimismo. Buone vacanze.
*Vicedirettore Panorama della Sanità














