Strategia Win-Win

Mag 5, 2025 | #SOStenereSSN, Scritti per noi

Aumentiamo drasticamente le accise sul tabacco, senza temere alcuna controindicazione. È conveniente sia dal punto di vista della salute pubblica che da quello fiscale

di Silvano Gallus*

L’aumento delle accise sui tabacchi che si traduce in un aumento del prezzo delle sigarette è di gran lunga la strategia più efficace per il controllo del tabagismo. Questa strategia riduce il numero di fumatori e i consumi, soprattutto tra i giovani, e aumenta le entrate fiscali. Per questi stessi motivi, l’industria del tabacco si oppone a qualsiasi proposta di aumento della tassazione sulle sigarette e si lamenta persino dei minimi aumenti di accise che non riescono a coprire nemmeno l’inflazione. Per fare ciò, l’industria del tabacco diffonde – generalmente tramite l’uso di giornalisti, economisti e ricercatori conniventi che non dichiarano i propri conflitti di interesse – diverse false argomentazioni già smitizzate da tempo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Banca Mondiale. In tempi non sospetti, l’organizzazione Campaign for Tobacco-Free Kids ha raccolto le più frequenti argomentazioni dell’industria e, con il supporto dell’evidenza scientifica, ha dimostrato che ognuna di queste è falsa. Tra le più frequenti, spiccano le seguenti dichiarazioni: “l’aumento delle tasse sul tabacco danneggia l’economia”, “l’aumento delle tasse riduce le entrate fiscali”, “l’aumento delle tasse non riduce il consumo di tabacco” e “le accise sul tabacco sono già troppo alte”. Tutte false! Quasi sempre viene inoltre agitato lo spauracchio del contrabbando: “l’aumento delle tasse favorisce il commercio illecito!”.

Negli ultimi mesi è circolata la proposta di aumentare il prezzo delle sigarette di cinque euro per contrastare il tabagismo e salvare il Servizio Sanitario Nazionale. La proposta è stata promossa da Panorama della Sanità e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) con il sostegno di altre illustri associazioni, società scientifiche e istituti nazionali. Non si è fatta attendere la pubblicazione sul più autorevole sito di informazione economica di un articolo scritto da Vitiello e Carnazza, due economisti che, senza dichiarare alcun conflitto di interessi, hanno decretato che la proposta “manca di raziocinio economico” e “rischia di favorire il mercato illegale”. Non sorprende nemmeno più di tanto scoprire da una veloce ricerca su Google che uno dei due autori ha ricevuto finanziamenti ripetuti da parte di Philip Morris, senza mai dichiararli negli articoli scientifici inerenti al fumo pubblicati proprio in concomitanza con i finanziamenti stessi.

I ricercatori che si occupano di controllo del tabagismo sanno che, una volta accettati finanziamenti dall’industria del tabacco, è difficile (se non impossibile) mantenere una visione obiettiva e indipendente: si tende a non scontentare mai lo sponsor. Questo è vero in ogni ambito, ma è solo per il tabacco che i risultati di studi ben condotti vanno sempre (o quasi sempre) contro gli interessi commerciali dell’industria. Per questo motivo, chi vuole mantenere l’integrità della propria ricerca evita accuratamente qualsiasi rapporto, tantomeno di natura economica, con le compagnie del tabacco. A questo proposito, nel 2019 l’Istituto Mario Negri ha redatto un documento, sottoscritto da numerosi esperti, società scientifiche e altre istituzioni scientifiche, per sottolineare l’importanza dell’indipendenza dall’industria del tabacco. Tra le altre cose, i firmatari di questo documento si impegnano a non accettare alcun compenso o finanziamento, diretto o indiretto, da parte dell’industria del tabacco. 

Ci siamo sentiti in dovere di rispondere sullo stesso autorevole sito di informazione economica all’articolo di Vitiello e Carnazza, dove, a seguito di una nostra segnalazione, è stata riportata l’indicazione di conflitto di interessi. Il lavoro di Vitiello e Carnazza appare come una sorta di black box di difficile comprensione volto a diffondere messaggi allarmanti. Gli autori ipotizzano scenari totalmente inverosimili, arrivando a postulare traslazioni inimmaginabili da parte dell’industria del tabacco che farebbero lievitare il prezzo del pacchetto di sigarette tra i 24 e i 54 euro. Ci verrebbe da dire: “Magari!” Ciò provocherebbe infatti un crollo dei consumi con immediate ricadute favorevoli senza precedenti sulla salute degli italiani. Purtroppo, l’industria del tabacco non prenderebbe mai in considerazione una traslazione dei prezzi così consistente. La verità è che basterebbe ipotizzare un aumento dell’accisa mantenendo invariata l’attuale composizione del prezzo – con un profitto per l’azienda costante all’11,3% sul prezzo medio ponderato – per smontare completamente l’intera analisi degli autori. Nel rispondere a Carnazza e Vitiello abbiamo cercato di spiegare come i) gli aumenti dei prezzi del tabacco sono efficaci nel ridurre i consumi di tabacco; ii) questi aumenti innalzano le entrate fiscali del tabacco; iii) le accise sui tabacchi in Italia sono basse rispetto alla media dell’Unione Europea; iv) gli italiani sono favorevoli all’aumento dei prezzi del tabacco per controllare il tabagismo; v) gli aumenti di prezzo del tabacco non sono legati al contrabbando; e vi) le regole del mercato non andrebbero in fumo. Per dimostrarlo, abbiamo riportato sistematicamente dati incontrovertibili e fornito testimonianze come per esempio il caso francese, dove il prezzo di un pacchetto di sigarette è quasi raddoppiato dal 2017 ad oggi.

Non possiamo che ribadire come un aumento significativo delle accise che aumenta il prezzo dei prodotti di tabacco è una strategia win-win: è conveniente sia dal punto di vista della salute pubblica che da quello fiscale. È urgente aumentare drasticamente le accise sul tabacco (e sugli altri prodotti di consumo contenenti nicotina) senza indugio e senza temere alcuna controindicazione.

*PhD, Responsabile del Laboratorio di Ricerca sugli Stili di Vita. Dipartimento di Epidemiologia Medica, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Milano

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