Sulla non autosufficienza “Manca ancora una riforma”

Mar 27, 2024 | Le nostre interviste

Cristiano Gori, coordinatore del “Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza”, commenta per noi l’impianto del primo decreto attuativo alla Legge 33. Sui tre interventi principali previsti dalla legge “troppa distanza”

Professore, partiamo dalla fine. Arriva il primo decreto attuativo per la Legge 33, ma voi del Patto non siete soddisfatti. Ci spieghi perché.
Purtroppo, il decreto attuativo presenta notevoli differenze con quanto assunto in premessa nella Legge 33 e, di fatto, non incarna una reale riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti, laddove si voglia intendere il concetto di riforma in senso proprio: ossia come un insieme di interventi tesi a ridisegnare il sistema dell’assistenza agli anziani. Potremmo dire che la riforma sia stata approvata nella forma ma rinviata nella sostanza. Riformare vuol dire mettere mano all’insieme. Nell’impianto attuale del decreto attuativo rileviamo senz’altro un elemento molto importante, che consiste nella riforma delle valutazioni delle condizioni dell’anziano e del relativo percorso, ma se si guarda ai tre interventi principali – domiciliari, residenziali e accompagnamento – non c’è riforma per nessuno di essi.

In particolare professore, mi soffermo sull’indennità di accompagnamento che doveva essere superata, almeno nelle intenzioni, da questa prestazione universale. Ci siamo persi però per strada.
Direi di sì. Innanzitutto la prestazione universale originaria, che faceva parte delle numerose novità proposta dal Patto e poi inserita nella Legge 33, non ha nulla a che vedere con la prestazione universale poi contenuta nel decreto attuativo. Il nostro intendimento era quello di migliorare l’indennità di accompagnamento, mentre qui il presupposto è concettualmente diverso: non si tocca l’indennità, ma vi si aggiungono gli ottocentocinquanta euro dell’indennità della prestazione universale. Solo che rinunciare a migliorare una misura che assorbe il 44% della spesa del settore è come rinunciare a governare. Va poi anche detto che nella scorsa legislatura, attraverso una mediazione tra il Patto e l’allora  Ministro del welfare Orlando e con l’onorevole Turco che era la sua consulente, eravamo arrivati a concepire un meccanismo molto tutelante, cioè l’indennità di accompagnamento continuava a esistere e veniva offerto, a chi volesse, la possibilità di scegliere la prestazione. Nel decreto attuativo non vi è traccia di questo impianto e si fa, dunque, un passo indietro.

Anche sui servizi domiciliari c’è una battuta d’arresto?
Sì, anche se io credo che il lavoro di questi anni sia servito a far passare alcuni messaggi. Ad esempio, è divenuta opinione diffusa che in Italia non esista proprio un servizio domiciliare per gli anziani non autosufficienti perché l’ADI, che dura tre mesi, è semplicemente un’altra cosa che va benissimo se discutiamo di dimissione ospedaliera o di un ciclo di terapie, ma è ben lontana dall’offrire risposte sugli otto anni, ad esempio, della non autosufficienza. Ora, siamo certamente consci del fatto che esista una difficoltà oggettiva nel concepire la realizzazione fattuale di un sistema strutturato di assistenza domiciliare applicato alla non autosufficienza, che era ben teorizzato nella riforma, ma sicuramente presenta grandi sfide nella sua messa a terra. Va detto, tuttavia, che occorre iniziare e questa occasione non va sprecata.

Qual è il prossimo step?
In questo scenario io ravviso sia un problema, che un’opportunità. Questa legge prevede numerosi decreti attuativi che potranno concentrarsi su punti non necessariamente importanti e questo, a mio avviso, rischia di sottrarre attenzione alle questioni cardine. L’opportunità è invece intrinseca nella legge: è stata aperta una strada che non c’era perché fino a tre anni fa di una riforma nazionale in termini operativi non si era mai parlato. Quindi, oggi che la questione è sul tavolo, potrebbe essere relativamente agibile, con un consenso politico, intervenire per migliorarla. Del resto, le sorti di questa riforma non sono legate solo ad una questione di soldi e questo va detto a chiare lettere. Guardiamo piuttosto al progetto complessivo, tutti assieme, e diamo seguito ad una riforma che ha la potenzialità di offrire risposte ai bisogni di molti.

 

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