“Troppi esami, rivediamo la deriva aziendalistica”

Gen 26, 2024 | Le nostre interviste

Abbiamo intervistato Giulio Argalia, fresco di conferma a Segretario Nazionale Sindacato Area Radiologica Snr-Fassid, con il quale abbiamo affrontato i grandi temi che interessano il comparto

Un momento complesso per il Ssn e per le professioni. Quale la principale sfida di questo 2024?
Riportare il rapporto medico paziente al centro della assistenza sanitaria, stretta da lacci a lacciuoli che rendono il clima lavorativo invivibile. Troppe persone creano spesa ed intralci per dire ciò che va fatto senza averlo fatto mai. La deriva aziendalista ha creato controllori troppo spesso inutili. Certo occorrerà buttare l’acqua salvando il bambino ovvero mantenere quelle consapevolezze gestionali create negli ultimi 30 anni e prima ignorate dai più. La salute non ha prezzo ma la sanità ha un costo. Ma il troppo è troppo…

Quali le principali difficoltà che è chiamata ad affrontare la categoria dei radiologi?
Accompagnare il tumultuoso progresso tecnologico e la pressione dell’indotto che crea domanda spesso poco utile clinicamente, aggiornandosi ma anche resistendo alle pressioni di coloro che chiedono sempre più esami senza una verifica reale sulla loro reale efficacia sulla popolazione. Troppi protocolli che creano domanda poco utile dovrebbero essere rivisti.

Si discute di carenza di personale. Quale la situazione in capo alle radiologie?
Gli esami radiologici sono almeno raddoppiati negli ultimi 20 anni (150 milioni).  I radiologi sono più o meno sempre gli stessi: circa 12/13 mila di cui 6000 dipendenti del Ssn. Occorre lavorare sulla appropriatezza, come ha detto il ministro Schillaci,  ma anche aumentare il numero dei dipendenti.  Anche perché la spinta alla produttività fordista crea disaffezione e fuga dal servizio sanitario pubblico.

Numero chiuso a medicina. Ci sono pro e contro. Quale la sua lettura?
Il numero chiuso nacque per arginare la pletora medica. Negli anni 80 decine di migliaia di medici rimasero senza lavoro per anni e anni dopo lunghi studi che non consentivano altri lavori se non quello medico. Come sempre poi si è esagerato sbagliando la programmazione con numeri bassi e metodi di selezione bizzarri. Ma anche i numeri ed i metodi di accesso alle specializzazione creano carenze gravi in questo momento, creando il vuoto nelle specialità come la chirurgia oggi a rischio.

La depenalizzazione dell’atto medico è una questione, fortunatamente, finita sul tavolo. Un primo passo è stato fatto, ma sono in molti a sottolineare quanto non sia sufficiente. Lei cosa ne pensa?
Sarà un passo importante ma inefficace se non si argina il mercimonio legale all’americana fatto sulla pelle degli operatori sanitari.

Il progresso tecnologico e lo sviluppo dell’IA Infondono speranza e pongono interrogativi. Quale il modo più opportuno, a suo avviso, di governare questo cambiamento?
Evitando la stupidità naturale di chi, pur di lanciare nuovi prodotti, crea false illusioni ed aspettative come nel West con le lozioni per la crescita dei capelli. La clinica ed il rapporto umano sono insostituibili ovviamente aiutati costantemente dalle acquisizioni e dagli aggiornamenti. La radiologia è in prima linea nel governo delle prospettive future senza dimenticare la centralità dell’uomo, dell’individuo.

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