Un medico in ogni scuola, perché no?

Giu 4, 2024 | Governo e Parlamento

Da più parti si auspica il ritorno del medico (e dell’infermiere) scolastico, con compiti di sorveglianza e prevenzione. Il sottosegretario Gemmato: “sarebbe un valore aggiunto”. E gli infermieri rilanciano il loro ruolo nelle scuole all’interno della medicina di comunità

di Cristina Corbetta

C’era una volta la medicina scolastica. Istituita con Dpr l’11 febbraio del 1961, diventava completamente operativa con i decreti attuativi del 1967. Con il passare degli anni, però, le attività preventive sono di fatto state assorbite dalla medicina del territorio e di medicina scolastica nessuno ha più parlato. Fino al periodo post pandemia, quando alcune regioni hanno riconsiderato l’opportunità di avere una figura sanitaria a scuola. 

Una delle prime regioni a muoversi in questo senso è stata la Toscana, che con un’Ordinanza del 26/08/20 ha previsto, per quanto in fase emergenziale, “la attivazione, da parte delle aziende Usl della Regione Toscana, delle procedure per la ricerca di professionalità mediche da dedicare alle attività sanitarie previste dai protocolli del Ministero della Salute per l’avvio delle attività scolastiche in tempo di Covid, da acquisire attraverso la stipula di specifici contratti libero professionali”. Sempre nel 2020, è da registrare la presa di posizione della capogruppo 5Stelle della Regione Lazio, Roberta Lombardi, che rispondendo  alle perplessità della Fimp (Federazione italiana medici pediatri), ha sottolineato “La necessità di creare un figura di raccordo tra famiglie e medicina del territorio per rafforzare la prevenzione, la sorveglianza sanitaria e la formazione dei minori alle tematiche sanitarie”; e ha proposto “una sperimentazione nella Regione Lazio nella prospettiva di estensione della medicina scolastica a livello nazionale, considerate le difficoltà a incrementare il carico di lavoro degli attuali medici pediatri”.

Ma a livello nazionale non si è mosso nulla, fino all’agosto di quest’anno, quando a dare un segnale ci ha pensato l’on Maurizio Lupi (Nm), che ha redatto un disegno di legge che prevede l’istituzione di un presidio sanitario in ciascun plesso scolastico e istituto scolastico paritario, con l’obiettivo di garantire la presenza di personale medico e infermieristico in numero adeguato per fornire supporto sanitario agli studenti e al personale scolastico. 

“La figura del medico scolastico – scrive Lupi – è stata molto presente nel passato, soprattutto negli anni ’70 e ’80, quando era coinvolta nei programmi di prevenzione sul territorio gestiti dalle unità sanitarie locali. Negli anni ’90, a causa della revisione della ripartizione delle competenze tra Stato e regioni, la figura del medico scolastico, così come la presenza dell’infermiere, fu abrogata. Tuttavia, la pandemia e la rapida diffusione del contagio all’interno delle scuole hanno reso nuovamente necessaria la presenza del medico scolastico. Il servizio di medicina scolastica è rivolto a tutta la comunità scolastica, inclusi gli alunni della scuola dell’infanzia, della scuola primaria di primo grado e della scuola secondaria di primo e secondo grado, sia pubblica che privata, nonché a tutto il personale docente e amministrativo, agendo ancora come primo punto di osservazione al di fuori della famiglia per individuare altre problematiche, come disturbi alimentari, dipendenze e bullismo”.

Resta la domanda su come sia possibile garantire la presenza di personale sanitario in tutte le scuole, visto che in Italia abbiamo circa 40mila edifici scolastici. Ma l’esperienza della Fnopi, la Federazione degli infermieri, insegna che le risorse possono essere recuperate all’interno delle figure dedicate alla medicina di comunità. “La Fnopi – spiega la presidente Barbara Mangiacavalli – non propone nuove assunzioni ma di ampliare e utilizzare per ora e nell’emergenza il ruolo già presente degli infermieri di famiglia e comunità. Abbiamo già esperienze in questo senso: penso all’Asst Nord Milano, dove vengono seguiti 150 bambini diabetici proprio dagli infermieri, che hanno il compito di somministrare insulina due volte al giorno. Crediamo fermamente che si possa operare con uno spirito di multi-professionalità sul territorio per garantire una presenza attiva che sia anche in grado di seguire le necessità degli alunni e personale scolastico e di far intervenire il medico in caso di reale necessità. Nelle scuole oggi sono presenti ad esempio quasi 250mila alunni disabili, senza contare i fragili, i cronici e chi comunque ha necessità di un’assistenza continua e regolare. Peraltro, in Europa esiste l’infermiere scolastico con questi compiti in quasi tutti i paesi”. 

E sui rapporti con i pediatri, Magiacavalli si dichiara certa che “sia a livello di comunità che a livello scolastico, infermiere scolastico e pediatra devono lavorare insieme e possono essere un ottimo esempio di assistenza basata sul team, fornendo servizi sanitari completi”.

Svizzera: la medicina scolastica esiste da sempre

In Svizzera il medico scolastico non ha mai cessato di esistere. Nel Dipartimento di salute pubblica del Canton Ticino, ad esempio, il Medico scolastico svolge attività di prevenzione e promozione della salute nella popolazione scolastica in un’ottica di salute pubblica, con una particolare attenzione all’educazione alla salute e alla prevenzione delle malattie. In particolare, le sue attività riguardano la consulenza all’autorità scolastica e ai servizi specialistici attivi nella scuola, la sorveglianza e il contenimento delle malattie trasmissibili, la formazione dei docenti in ambito sanitario, l’applicazione di direttive e raccomandazioni specifiche emanate dal Medico cantonale.

E i pediatri, cosa ne pensano?

“Considero positiva la proposta di reintroduzione della figura del medico scolastico – spiega Annamaria Staiano, presidente della Sip, la società scientifica dei pediatri – e sosteniamo come Sip la necessità di attuare, fin dalla prima infanzia, attività di promozione di un corretto stile di vita in ambito scolastico. La scuola è il luogo ideale per mettere in atto, “sul campo”, la vera prevenzione, considerato che una educazione ai temi della salute impartita fin dai primi anni di vita consentirebbe di indirizzare da subito i bambini, e cittadini del futuro, verso stili di vita sani, contrastando la comparsa di numerose malattie croniche non trasmissibili, quali il diabete, l’obesità e le patologie cardiovascolari.

Il medico scolastico inoltre, operando all’interno del contesto scolastico e avendo conoscenza diretta delle dinamiche dei luoghi di studio, può anche svolgere un’azione di prevenzione nei confronti di patologie infettive cogliendo segnali pre-clinici che richiedono un monitoraggio stretto”.

 Peraltro sul fronte dei medici c’è un sostanziale accordo: la Fimmg (Federazione italiana medici medicina generale) ha definito il medico scolastico una figura chiave della medicina territoriale.

Anche il presidente del sindacato Medici Italiani (Smi) Ludovico Abbaticchio è recentemente intervenuto a sostegno della presenza del medico a scuola:I servizi di medicina scolastica – afferma Abbaticchio possono rappresentare degli straordinari presidi sanitari perché direttamente operanti negli edifici scolastici e a stretto contatto con studenti, genitori e insegnanti e svolgere una funzione socio- sanitaria ed educativa. Per di più la medicina scolastica può aiutare lo sviluppo dell’educazione sessuale. L’Italia, infatti, è uno dei pochi paesi europei a non avere introdotto programmi di educazione sessuale obbligatoria in classe. La Svezia l’ha fatto nel 1955, la Germania nel 1969, Danimarca, Finlandia e Austria dal 1970 e la Francia dal 1998”.

Insomma, sembra che siano tutti d’accordo; e la sintesi di questo accordo tocca al sottosegretario Gemmato, che ha recentemente dichiarato come “la figura del medico scolastico sarebbe un valore aggiunto per il nostro sistema sanitario nazionale e potrebbe diventare la prospettiva vincente in termini di prevenzione. Allo stesso modo credo che, anche dalle scuole elementari, potremmo prevedere biologi e medici che si occupano di nutrizione, per illustrare agli studenti corretti stili di vita e alimentari.  Questi sono i concetti che dovremmo mettere in campo per una nuova prevenzione dal basso”. 

È quindi lecito aspettarsi un ritorno della medicina scolastica? Tutto farebbe pensare di sì.

Stati Uniti: la school nurse

Negli USA c’è è la figura dello School Nurse, responsabile della salute degli studenti. Garantisce prestazioni di primo soccorso, effettua test di screening e indirizza gli studenti verso medici specialisti in caso di sospetto di patologie. Può inoltre somministrare farmaci che gli studenti devono assumere nell’orario scolastico ed è responsabile della segnalazione di abusi su minori e maltrattamenti in famiglia, oltre che garantire il supporto psicologico agli studenti.

Svezia: medico e psicologo a disposizione

In Svezia lo School Act del 2010 ha sottolineato l’importanza del benessere e della salute di studenti e insegnanti. Gli studenti svedesi possono rivolgersi liberamente a un medico scolastico o richiedere, in via del tutto gratuita, di essere seguiti e visitati da un’infermiera della scuola, uno psicologo o un addetto al benessere scolastico.

(Panorama della Sanità 1-2024)

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