Una risposta ai cittadini

Apr 17, 2024 | Le nostre interviste

La Regione Emilia Romagna ha presentato un piano per tagliare i tempi di prenotazione e accesso a visite ed esami specialistici. Previste agende aperte, più appuntamenti prenotabili, rafforzamento del personale per un investimento totale di 30 milioni di euro. Ne abbiamo parlato con l’assessore alla sanità Raffaele Donini

Assessore. Avete presentato un piano articolato per il quale mettete a disposizione30 milioni di euro. Una cosa importante.

Sì, noi abbiamo destinato trenta milioni di euro del fondo che presumibilmente noi avremo a disposizione a livello nazionale per ridurre i tempi di attesa delle prestazioni specialistiche, diagnostiche e chirurgiche di bassa complessità. Quelle, per intenderci, per le quali oggi il cittadino avverte il massimo disagio per quello che riguarda la loro erogazione, che molto spesso avviene in tempi non compatibili con quelli che sono gli standard diciamo di legge o comunque accettabili.

Ma la delibera non si riduce solo una questione di soldi, assessore. Giusto?

No, infatti, La nostra delibera contiene anche elementi di riorganizzazione volti a cercare di raggiungere un maggior livello di appropriatezza nella domanda. Partiamo da un’analisi e un tentativo di separare quelle che sono le “prime visite” da quelle invece “di controllo”, a prenotare le quali deve pensarci il sistema, e non il privato cittadino. Ed è prevista anche una riorganizzazione dei setting per le visite ambulatoriali che saranno sempre più concentrate sul territorio. Quindi il progetto messo in campo è ampio, consiste in un insieme di azioni mirate e ovviamente comprenderà oltre ad un piano di attività aggiuntive dei nostri professionisti, sia medici che infermieri, anche un piano occupazionale adeguato che interesserà soprattutto su quelle discipline mediche che riguardano le prestazioni che oggi sono più in difficoltà. E da ultimo, ma non per importanza, include anche un accordo col privato accreditato.

Il privato accreditato è un tassello importante.

Certamente. Noi siamo un sistema, diciamo, profondamente ancorato ad una sanità pubblica e universalistica, di cui il privato accreditato fa parte. Non dimentichiamo che noi abbiamo retto la pandemia, anche per l’aiuto che ci ha offerto il privato accreditato. Adesso c’è da fare uno sforzo aggiuntivo, come sistema nel suo complesso, e chiaramente noi ci rivolgiamo innanzitutto ai nostri professionisti, facendo anche un piano di occupazione, come ho detto, mirato e valorizzando l’attività aggiuntiva, ma facciamo anche leva su quelle che sono le prestazioni del privato accreditato di cui noi abbiamo bisogno. Ecco, in quest’ottica l’accordo che stiamo facendo è molto importante perché non è soltanto quantitativo, ma è qualitativo.

 

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