La notizia è ufficiale. L’ha battuta anche l’Ansa. La riforma dei medici di famiglia viene accantonata. L’ha annunciato, ieri l’altro, il Capo di gabinetto del Ministro, in Conferenza Stato-Regioni, tra il favore di alcuni assessori regionali e le proteste di altri. Su tutti Bertolaso – uno dei fautori dell’annunciato decreto – che, metaforicamente, se n’è andato sbattendo la porta
di Giovanni Monchiero*
È bene ripartire dall’inizio. Da quando, a gennaio, il governo presentò un disegno di legge delega per la riforma sanitaria. Convinti sostenitori della necessità di una profonda revisione del nostro Servizio sanitario nazionale, apprezzammo l’intenzione ma non nascondemmo delusione per la povertà del contenuto e perplessità sulla scelta dello strumento. Una richiesta di delega, in materia sensibile, proposta dal governo senza che fosse intervenuta interlocuzione alcuna con le minoranze né con i gruppi parlamentari di maggioranza, appariva indelicata e lasciava presagire difficoltà nel costruirle attorno il necessario consenso. La proposta venne immediatamente stroncata dalle regioni, e giace negletta in commissione.
La reazione del Ministro fu inattesa. Dichiarò di voler stralciare la parte che riteneva più significativa – la riforma della medicina territoriale – e di riproporla sotto forma di decreto-legge. Per una volta, l’urgenza non era pretestuosa. Il PNRR prevede, per fine giugno, l’apertura delle Case di Comunità. In molte regioni i lavori relativi alle strutture procedevano con l’abituale lentezza, ma, in altre, specie al nord, si rischiava di avere a disposizione gli edifici e non il personale sanitario. Per i medici di base, si trattava, in buona sostanza, di rivedere la convenzione che ne disciplina i rapporti con le Asl, destinandoli a compiti nuovi, nelle nuove strutture. Scottato dall’esperienza precedente, prima di proporlo al Consiglio dei ministri per l’adozione, Schillaci fece circolare una bozza del decreto. Immediata la rivolta dei medici, contrari alla modifica del loro status giuridico e al passaggio – pur graduale e volontario – al rapporto di lavoro dipendente.
È poco invidiabile prerogativa del nostro SSN quella di avvalersi delle prestazioni di una miriade di liberi professionisti convenzionati: medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, medici di guardia medica e dei servizi, 80.000 o giù di lì. Per quanto riguarda, in particolare, i medici di famiglia riterrei più importante e urgente ridisegnarne i compiti piuttosto che lo stato giuridico. Ma tant’è. Il sasso gettato nello stagno ha provocato uno tsunami.
La contrarietà dei medici ha trovato facili sponde nella politica, anche all’interno della maggioranza e persino nel partito di riferimento del ministro. Di ripensamento in approfondimento e di rinvio in rinvio siamo arrivati, mercoledì, al getto della spugna.
Un paio di giorni prima, era apparsa su “Il Foglio” una corposa intervista al ministro Schillaci. Lo spazio, insolito per quel quotidiano, e il titolo, “Un’occasione da non mancare”, aprivano il cuore all’ottimismo. In realtà, si trattava della trascrizione dell’intervento svolto, in forma colloquiale, alla “Festa dell’Innovazione” organizzata a Venezia dal quotidiano. Nessun contenuto particolarmente approfondito, ma tante buone intenzioni. Assolutamente condivisibili.
Ad esse si deve il titolo di questa mia riflessione. A una prima lettura potrebbe apparire critico, malaugurante e riferito alle difficoltà contingenti del Ministro. È, invece, ispirato alle celebri vignette di Sergio Tofano, apparse per più di mezzo secolo sul “Corriere dei Piccoli”. “Qui comincia la sventura del signor Bonaventura” era l’incipit del testo che proseguiva in ottonari infantili, a rima baciata. Il format delle storielle prevedeva che, dopo un iniziale contrattempo o malinteso, il protagonista, in giacca rossa e pantaloni bianchi, assistito dal fido bassotto, risolvesse ogni problema e si guadagnasse un bel milione. Cifra astronomica per l’epoca che nel dopoguerra venne rivalutata a un miliardo.
Con questo richiamo alla antica, fortunatissima, “striscia” auguriamo al Ministro Schillaci di riuscire nel suo dichiarato intento riformatore. E ci permettiamo di aggiungere un piccolo suggerimento. Giovedì 25 giugno saranno presentate ad un vasto pubblico le “Idee nuove per un SSN equo e sostenibile”, elaborate da un gruppo di accademici e di esperti di sanità.
Non le lasci cadere nel vuoto, signor Ministro. Le valuti, le approfondisca, magari in privato e senza dare nell’occhio. Anche per non urtare la sensibilità dei troppi politici che, pur di non ammettere di non sapere, si rifiutano di ascoltare e di capire.
Dopo averle a fondo esaminate, ne tragga spunto per una nova, più ampia, proposta di riforma. Che lei, come noi, ritiene urgente e necessaria.
P.S. SAVE THE DATE. Mi rivolgo a voi, amici lettori, affinché prendiate in seria considerazione l’appuntamento della mattinata del 25 giugno. Le proposte di riforma saranno presentate in una pluralità di sedi cui si potrà accedere di persona o via web. Luoghi e link li troverete sulla newsletter della prossima settimana.
*Vicedirettore Panorama della Sanità














