Quando si discute dei destini del nostro servizio sanitario, la prima osservazione che muovono tutti (ma proprio tutti, noi “riformisti” compresi) è l’insufficienza delle risorse economiche assegnate. I dati sono incontrovertibili. Se ci asteniamo dall’insistere troppo su questo tema è per non offrire alibi a chi, per varie ragioni, osteggia le riforme. Ma la distanza che separa la nostra spesa sanitaria pubblica pro-capite dalla media europea è, oggettivamente, angosciante
di Giovanni Monchiero*
Vi lascio, quindi, immaginare con quale sollievo abbia accolto la notizia che la costruzione del nuovo ospedale di Cuneo sarà finanziata dall’Inail, intervenuto in soccorso delle esangui casse regionali. Dopo l’iniziale entusiasmo, mi è sorto un dubbio: come fa l’Inail ad avere tutti questi soldi? Opinione corrente vuole, infatti, che gli enti pubblici soffrano di croniche difficoltà di bilancio. A maggior ragione quelli previdenziali ed assistenziali.
Data un’occhiata ai conti, ecco la sorpresa: l’Inail ha chiuso l’esercizio 2024 con 12,1 miliardi di entrate e 2,7 di avanzo. Risultato abnorme anche per un’impresa privata. Tant’è che il Consiglio di indirizzo e vigilanza osserva che l’ente “deve utilizzare tutte le risorse disponibili per il pieno assolvimento dei compiti istituzionali”. Parole sante. Che si possono leggere così: o si aumentano gli indennizzi ai lavoratori infortunati o si riducono i contributi. Accumulare patrimonio esula dalle finalità di un ente assistenziale.
L’acquisizione inappropriata di risorse è una cattiva abitudine che si sta diffondendo tra gli enti pubblici non economici. Le ricorrenti polemiche sull’abuso di autovelox da parte dei comuni non hanno ancora portato ad una razionale regolamentazione della materia. La sicurezza stradale è un bene meritevole della massima cura che, tuttavia, non dovrebbe tradursi in uno strumento surrettizio per risanare il bilancio. Molti piccoli comuni impongono, fuori dal centro abitato, limiti di velocità ingiustificati, di molto inferiori a quelli previsti dal codice della strada, allo scopo, innegabile, di ricavarne risorse. Per di più, si dice che sia prassi diffusa acquisire le attrezzature di controllo attraverso contratti che prevedono la compartecipazione alle entrate da parte dell’installatore. Dato il numero delle infrazioni rilevate, il ricavo supererebbe di gran lunga i costi. Si tratta di soldi pubblici, acquisiti ingiustificatamente e spesi con colpevole leggerezza.
Anche in materia fiscale norme e comportamenti della pubblica amministrazione rispondono spesso ad emozioni contingenti. Ogni tanto si alza la voce di qualche politico a proporre un incremento di tassazione per i cosiddetti “iperprofitti”. Magari è la stessa persona che ha appena ottenuto, per categorie “amiche”, sgravi fiscali, rateizzazioni lunghissime e cancellazioni di cartelle. Al di là della contraddizione, ogni intervento straordinario conferma la debolezza dell’impianto generale. Se le imposte fossero applicate – e riscosse – secondo i principi costituzionali di equità e progressività, non ci sarebbe nessun bisogno di stracciare cartelle né di inventare, a posteriori, nuove tasse per chi troppo ha guadagnato.
L’attenzione alle regole nella gestione della cosa pubblica si sta progressivamente affievolendo. L’ultima promessa di Trump – 5000 dollari ad ogni americano maggiorenne se vincerà le elezioni di metà mandato – appartiene alla farsa. Solleciti commentatori hanno calcolato che costerebbe all’erario più di un miliardo di dollari. Come prima osservazione sarebbe stato più pertinente un richiamo al codice penale, che vieta di corrompere gli elettori e di utilizzare a proprio vantaggio il pubblico denaro. Ma il rispetto delle regole non fa più parte dei valori della nostra civiltà.
“La legge è un comando della ragione ordinata al bene comune, promulgata da chi ha cura della comunità”. Così, Tommaso d’Aquino, sette secoli fa. Da allora innumerevoli filosofi e giuristi hanno approfondito il discorso sulle regole e fornito ai legislatori gli strumenti culturali per disciplinare al meglio la convivenza civile. Tutto rimosso.
*Vicedirettore Panorama della Sanità














